Lucio Sardi, consigliere di minoranza di AVS, interviene con una nota in cui attacca duramente l’Amministrazione Comunale e in particolare il sindaco Claudio Scajola. Tra i temi: il porto turistico, le spiagge, il progetto per il nuovo eliporto, la ciclabile di via Schiva, l’interdittiva antimafia per una spiaggia di Borgo Prino e il futuro politico del primo cittadino, tra la possibilità di un terzo mandato e quella di una candidatura al Senato.
Duro intervento a tutto tondo del consigliere di AVS su alcuni dei temi più caldi delle ultime settimane
Scrive Sardi:”Nella politica, come nello sport, possono esserci momenti in cui si vive uno “stato di grazia”, quando si ottengono successi e ogni scelta risulta efficace nei risultati e nel consenso.
Sono fasi che, se non accompagnati da un sano senso del limite, finiscono per portare a un repentino capovolgimento delle proprie sorti e conducono a una equivalente sfilza di scelte sbagliate che restituiscono impopolarità e critiche.
Uno degli esempi più clamorosi è stato quello del “capitano” Matteo Salvini che, nel momento in cui era il mattatore della politica nazionale e depositario di un consenso vicino al 30%, ha dilapidato il risultato con la mossa ferragostana del Papeete del 2019, che fece cadere il governo giallo-verde e, ancora di più, la sua credibilità e la capacità elettorale del suo partito.
Da allora Salvini ha inanellato una serie di errori tali da diventare una sorta di modello perfetto degli scivoloni e delle figuracce politiche, da cui non è stato più in grado di liberarsi.
Per par condicio, va ricordata l’analoga parabola di Matteo Renzi che, dopo aver sfondato con il PD a sua guida la soglia del 40% alle elezioni europee del 2014, si è giocato tutto nell’avventura persa nel referendum su una riforma costituzionale che, nel merito, era criticata soprattutto a sinistra.
Una evidente analogia si può cogliere in relazione allo “stato di disgrazia” che sta vivendo il sindaco Scajola negli ultimi mesi per alcune sue scelte e per l’emergere dello scarto tra il livello dei suoi annunci e i risultati realmente ottenuti.
Nel suo caso non sono ancora oggettivamente verificabili degli effetti elettorali, anche se qualcosa già dice la netta vittoria in città del No- con oltre 11 punti percentuali di scarto – al referendum costituzionale sulla giustizia, sul quale il sindaco si era espresso e impegnato direttamente a sostegno.
Che Scajola abbia storicamente avuto un “buon tocco” sulla città di Imperia non si può certo affermare, almeno se si ha la capacità di rileggere le vicende cittadine in cui gli episodi di fallimenti o promesse mancate, sovrastano le medaglie che può appuntarsi.
Che abbia tenuto il polso fermo nel controllo della politica locale è invece indubbio e gli va riconosciuto, visto che ha ricondotto sotto il suo controllo anche i “ribelli” di centrodestra che osarono voltargli le spalle dopo la vicenda del porto turistico e che, nelle elezioni cittadine del 2018, seppe battere il centrodestra ufficiale e tornare alla guida della città.
Ma con un polso rigido è difficile dare colpi di pennello sulla delicata tavolozza di un tessuto cittadino che ha perso la sua vocazione economica e sociale e su cui Scajola vuole imporre un disegno che non regge alla prova dei fatti.
Di fronte all’evidente crisi del tessuto commerciale locale e al rischio di desertificazione di aree dei centri storici, lui risponde concedendo l’apertura di due nuovi supermercati e teorizzando un rilancio con l’apertura di negozi “di livello” in una struttura da realizzarsi nella zona dell’eliporto.
All’indecente e insostenibile condizione del traffico e della mobilità cittadina, corrisponde una teoria di insensati pettini della ciclabile che – nel caso del “capolavoro” di quella in via Schiva – mettono a rischio la mobilità cittadina, la sicurezza di automobilisti, ciclisti e pedoni e le leggi della segnaletica stradale, dimostratesi insufficienti a regolare quella folle scelta.
Nonostante la volontà di puntare tutto sull’economia turistica, grazie alle scelte di questa amministrazione, si è riusciti a bloccare e lasciare chiuse due strutture balneari molto note e apprezzate nel litorale Onegliese e si fatica ad assegnarne altre, mentre, per una al Prino, è scattata una interdittiva antimafia (fenomeno che per Scajola a Imperia non esiste) al soggetto assegnatario.
Di fronte alla necessità di dare un esito finalmente certo e definitivo alla vicenda del completamento del porto turistico, pur di non rinunciare al gigantismo edilizio di un progetto che non ha più alcuna logica di mercato, si rischia di ipotecarlo per decenni a solo favore dei privati.
Una operazione giuridicamente gestita con una procedura molto rischiosa (come emerge anche dal parere rilasciato dalla Corte dei Conti), per nulla orientata all’interesse pubblico e che porta al rischio concreto di non dare alla città neanche il modesto contributo economico che la società partecipata Marina di Imperia dovrebbe garantire alle casse comunali.
Ci si trova di fronte infatti alla totale privatizzazione del porto, coperta e mascherata dal formale affidamento della concessione demaniale alla società del comune, schema che ricorda la sostanziale truffa ai danni della volontà popolare per l’acqua pubblica, realizzata con l’ingresso del socio privato in Rivieracqua, che oggi ne ha il pieno controllo gestionale.
Lo “stato di disgrazia” di Scajola sembra riguardarlo anche per le sue ambizioni di tornare in Parlamento e per l’ottenimento di una legge ad hoc per il terzo mandato.
Si tratta di due “opportunità” con effetti divergenti sul futuro di Imperia. Se ottenesse una candidatura al parlamento, si anticiperebbe infatti la fine del suo mandato di Sindaco, mentre, col terzo mandato, si esporrebbe la città al rischio (o all’opportunità, per gli amanti del genere) di essere ancora guidata da un “atleta” dal gioco superato, decisamente poco in palla e dal fiato corto“.






