Dopo la breve dichiarazione rilasciata nel pomeriggio di ieri, in seguito ai risultati che hanno decretato la vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia, il sindaco Claudio Scajola si è soffermato nuovamente sull’argomento rispondendo alle domande dei giornalisti.
L’analisi del voto del sindaco Claudio Scajola: “Risultato motivato da contestazione verso il sistema nel suo complesso”
“Io credo che il risultato sia stato motivato per la stragrande maggioranza da una contestazione verso il sistema nel suo complesso – ha spiegato il primo cittadino -, dovuto a talmente tanti fattori che non è escluso il discorso della guerra, della paura, dell’aumento dei costi, della preoccupazione di poter creare con una riforma della giustizia una instabilità nelle istituzioni. Un insieme di cose. Certamente andava forse costruita una maggiore convergenza al momento della formulazione della legge, per cercare di avere un consenso maggiore e per avere su quei temi, più che un responso popolare, un’approvazione parlamentare. Fatta quella scelta, credo che allora sarebbe stata diversa, e sarebbe dovuta essere diversa, la campagna di spiegazione del referendum. Detto questo, sicuramente ha ripercussioni sia a livello governativo sia a livello dell’opposizione. Chi crede che quel dato sia un dato esclusivamente ‘maggioranza e opposizione politica’ sbaglia completamente l’analisi del voto. È molto più complessa l’analisi del voto e sarà ancora più chiara in questa settimana”.
“Ritenevo, come la maggior parte delle persone con cui mi rapporto, che fosse comunque una legge positiva, meglio che niente di fronte alla situazione in cui si è. Cioè il concetto che ci deve essere un giudice terzo e ci deve essere parità fra difesa e accusa – ha proseguito Scajola -. L’ho provata anche sulla mia pelle come non c’è questa parità. Però per la gente è un tema molto lontano, un tema che è complicato per l’opinione pubblica, che non è molto interessata a questi temi”.
Il sindaco si è poi soffermato sul risultato della città di Imperia, dove ha trionfato il No in controtendenza con il resto della provincia: “Sul discorso di Imperia è il dato nazionale, ma io ho visto tutti i dati dei referendum fatti nelle precedenti occasioni e il dato di Imperia città è sempre un dato che è identico al dato nazionale. Quello di Imperia città, per diversi motivi: intanto è la città dove la sinistra è più forte in provincia di Imperia. Poi ci sono motivazioni dovute anche all’essere capoluogo di provincia e quindi sede di maggiore diffusione della pubblica amministrazione. Morale: non intendo assolutamente che questo voto sia un voto nei confronti del sindaco, ma credo che chi potesse dire una cosa del genere vuol dire che non ha mai fatto un’analisi del voto, non conosce cosa sono le analisi del voto”.
Scajola è quindi tornato a parlare del suo rapporto con la Procura, dopo il clamore suscitato dalle sue dichiarazioni verso il Procuratore di Imperia Alberto Lari (peraltro impegnato in prima persona sul fronte del No). “Il mio rapporto con la Procura è un rapporto di assoluta difficoltà – ha detto il sindaco -, perché ritengo che ci sia un atteggiamento prevenuto nei confronti del Sindaco d’Imperia. Dire Procura forse è un termine vago, ho provato a distendere e proverò ancora a farlo”.
Infine spazio a un commento sul caso nazionale nato intorno al Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro : “Io ritengo che quando c’è una valutazione di discussione su temi di comportamento, chi è un esponente pubblico di primo piano deve fare un passo indietro, e così ho fatto nella mia vita. Però devo altrettanto dire, di converso, che invece, e l’ho verificato questo nel mio caso, dove poi fui assolto, eppure mi dimisi senza avere neanche la comunicazione giudiziaria, è altrettanto vero che le dimissioni sono intraprese e colte oggi come un’ammissione di responsabilità e di colpa. Quindi mi rendo conto che non mi è capitato, non mi è più capitato, ma oggi forse avrei più difficoltà, mentre allora non ci pensai un momento, pensando di fare un gesto nobile. Ho l’impressione che invece oggi ci sia il rischio che chi si dimette dia l’impressione di essere colpevole e quindi scappa perché l’hanno beccato“.






