Anche se i dati non sono ancora definitivi, appare ormai chiaro a tutti come gli italiani abbiano respinto la riforma costituzionale sull’ordinamento giurisdizionale e sull’istituzione della Corte disciplinare.
Il messaggio ormai è chiaro: se si vorrà fare una riforma della Giustizia, si dovrà trovare il pieno consenso del Parlamento
Il NO ha prevalso in modo netto, fermando un progetto che avrebbe inciso profondamente sull’assetto della magistratura. Il quesito referendario proponeva, tra i punti principali, la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti e la creazione di una Corte disciplinare autonoma per valutare eventuali illeciti dei magistrati.
Una riforma sostenuta da parte del mondo politico come necessaria per rafforzare imparzialità e trasparenza del sistema giudiziario. L’esito del voto racconta, però, un Paese prudente rispetto a cambiamenti così incisivi.
A pesare sulla scelta degli elettori sono state certamente anche le preoccupazioni espresse da una parte significativa della magistratura e della dottrina giuridica, che denunciavano possibili effetti negativi sull’indipendenza dei pubblici ministeri e un aumento del rischio di interferenze politiche nel sistema giudiziario.
Alta la partecipazione al voto, segnale di quanto il tema della giustizia resti centrale nel dibattito pubblico. In molte grandi città il “No” ha ottenuto percentuali particolarmente elevate, contribuendo in modo decisivo al risultato finale.
Dal fronte dei contrari arriva la soddisfazione per aver “difeso l’equilibrio costituzionale”, mentre i sostenitori della riforma parlano di “un’occasione mancata per modernizzare il sistema“.
“Serve comunque intervenire sulla giustizia, ma con strumenti diversi e più condivisi”, è il commento che emerge a caldo da ambienti governativi.
Il risultato del referendum non chiude quindi il capitolo delle riforme, ma ne ridisegna i contorni. Il tema dell’efficienza e della credibilità della giustizia resta aperto, così come il confronto politico su come intervenire, senza compromettere i principi fondamentali di autonomia e indipendenza della magistratura.
Dopo il risultato del referendum, appare chiaro che, se un cambiamento si vorrà fare, questo dovrà necessariamente trovare il pieno consenso del Parlamento.
A cura di Andrea Pomati






