18 Aprile 2026 04:29

Il primo Consiglio provinciale e la strategia “romana” di Claudio Scajola / L’editoriale

In breve: I partiti sempre più ridotti a un ruolo di secondo piano, con Claudio Scajola che tiene le redini della politica provinciale, guardando di nuovo al Parlamento

Il primo Consiglio provinciale di Imperia, la distribuzione delle deleghe e il peso dei partiti di maggioranza e del Pd. Tanti aspetti, tante riflessioni, con l’evidenza di un’unica certezza: chi comanda è Claudio Scajola e i partiti sono sempre più ridotti a un ruolo di secondo piano. E per il presidente della Provincia puntare a Roma diventa più facile.

I partiti sempre più ridotti a un ruolo di secondo piano, con Claudio Scajola che tiene le redini della politica provinciale, guardando di nuovo al Parlamento

La Lega aveva sostenuto compatta la candidatura del sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro, che alla fine è risultato il più votato, ma ha comunque dovuto cedere la vicepresidenza al sindaco di Sanremo Alessandro Mager, senza che nessuno dal suo partito abbia sollevato lamentele. Lo ha deciso fin dall’inizio Scajola, per tarpare le ali a un Di Muro, che avrebbe potuto generare problemi, creandosi un suo spazio politico in Provincia.

La lista per le provinciali l’ha disegnata e costruita con attenzione Claudio Scajola, includendo i sindaci dei principali centri e dimostrando di essere capace a imporsi su partiti e singoli e di tenere in mano le redini della politica provinciale. Finisce così che Forza Italia, da “scomparsa” dai radar, con il rientro di Scajola senior torna a decidere, anche con buona pace di Fratelli d’Italia.

Per quanto riguarda il Partito Democratico, a fronteggiare il presidente della Provincia Claudio Scajola in Consiglio provinciale, in questi ultimi anni sono passati prima Domenico Abbo, poi Cristian Quesada, all’epoca segretario provinciale del partito e poi Daniela Bozzano. E tutti hanno lasciato, seppur diversamente e ognuno a suo modo, una traccia distintiva, rivendicando l’alternativa rispetto alla maggioranza consigliare, di fatto formata da amministratori del Centrodestra.

Oggi con l’ingresso, sempre per il Pd, dell’avvocato tabiese Gabriele Cascino, sembra si sia giunti ad una svolta, peraltro a dir poco curiosa e singolare. L’esordio di Cascino in Consiglio provinciale è stato infatti tutt’altro che improntato a marcare dei distinguo dalla maggioranza.

Cascino ha digerito e votato tanto lo schema di bilancio quanto la pratica di debito fuori bilancio, collegata alla discussa questione del parcheggio dell’ex bocciofila, finito al centro di un’inchiesta della Procura e ancora in attesa di vedere una fine. Così ha fugato ogni rischio che Scajola lo accusasse di fare o dire “minchiate”.

Cascino ha tenuto a sottolineare: “Nella migliore tradizione della politica anglosassone farò il Governo Ombra (leggasi opposizione costruttiva) con tutte le deleghe provinciali.  Pertanto farò proposte per migliorare le decisioni in tutte le competenze della Provincia”.

Cosa ci dobbiamo aspettare ora? Forse che in uno dei prossimi Consigli provinciali Claudio Scajola dia qualche delega anche a Gabriele Cascino? Del resto di cosa stupirsi, dopo che il sindaco di Sanremo Alessandro Magher, che nella sua città ha vinto alleato con il Pd, si è candidato a sostegno della lista provinciale di Scajola e ha quindi soffiato la vicepresidenza della provincia al collega leghista ventimigliese Flavio Di Muro?

Probabilmente qualche domanda se la stanno ponendo anche all’interno del Pd. Non a caso in questi giorni sono stati convocati i vertici locali del partito, che nell’imperiese si ritrova sempre più diviso fra un’anima rigida e critica nei confronti di Claudio Scajola e un’anima invece più propensa al dialogo. E continua a mancare una strategia unitaria, tale da poter creare un’alternativa credibile.

La Provincia di Imperia diventa il fulcro di una strategia più ampia, nella quale il presidente continua a muoversi con largo anticipo rispetto agli altri attori politici. Alla fine l’unico partito che si consolida è Forza Italia, ma soltanto attraverso Claudio Scajola. Che, in barba anche all’anagrafe, può così tranquillamente presentare le sue carte a livello nazionale, per puntare a un ritorno a Roma. Che, in queste condizioni, appare tutt’altro che un’ipotesi lontana.  

A cura di Andrea Pomati

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