Dopo le dure parole del sindaco Scajola nei confronti del professor Rocco Sciarrone, arriva la risposta di Libera Contro Le Mafie. L’associazione difende il lavoro del sociologo dell’Università di Torino e rilancia: “Parlare di mafie nelle scuole rafforza le comunità, non le indebolisce”
La polemica scoppiata dopo l’incontro al liceo Vieusseux sulle infiltrazioni mafiose nel Ponente Ligure continua ad accendersi
Claudio Scajola aveva definito “gravissime” le affermazioni di Sciarrone, valutando azioni mirate contro possibili accuse diffamatorie. Oggi arriva la replica netta di Libera, che in un comunicato firmato dai referenti regionale e provinciale Andrea Macario e Maura Orengo, rivendica il ruolo della ricerca scientifica e dell’educazione nel contrasto alle mafie.
Le dichiarazioni del professor Rocco Sciarrone si collocano pienamente nel solco di un lavoro di ricerca e analisi che da decenni contribuisce alla comprensione delle mafie nei territori del Nord Italia, Ponente Ligure compreso. Parlare della presenza e del radicamento della ’ndrangheta nel territorio di Imperia e più in generale nella Liguria di Ponente non significa formulare accuse generiche o diffamatorie, ma richiamare fatti accertati da indagini, processi e sentenze definitive.
“Nel corso degli anni – si legge nella nota stampa di Libera – la magistratura ha documentato in modo chiaro la presenza di articolazioni della ’ndrangheta nel Ponente ligure, con processi che hanno portato a condanne per associazione mafiosa, sequestri e confische di beni, nonché scioglimenti di consigli comunali per infiltrazioni mafiose, come avvenuto in passato a Ventimiglia e Bordighera. Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Nazionale Antimafia hanno più volte evidenziato come la Liguria – e in particolare l’area occidentale della regione – rappresenti un territorio di interesse strategico per le organizzazioni criminali calabresi, soprattutto nei settori dell’edilizia, del turismo, della logistica, del commercio e dei servizi.
In questo quadro, affermare che la ’ndrangheta abbia trovato nel tempo spazi di relazione negli ambiti politici, economici e sociali non è una semplificazione né una provocazione, ma una chiave di lettura ormai consolidata negli studi sulle mafie del Nord: mafie che agiscono in modo silente, relazionale, adattivo, e che prosperano proprio laddove vengono sottovalutate o rimosse. È quanto emerge non solo dalla ricerca accademica, ma anche dalle stesse parole di magistrati e investigatori che operano quotidianamente su questi territori.
Accanto al lavoro delle istituzioni, è fondamentale riconoscere il ruolo delle realtà sociali e associative, che da anni presidiano i territori, costruiscono consapevolezza e promuovono partecipazione attiva. In Liguria come altrove, il contrasto alle mafie passa anche dall’impegno quotidiano di associazioni, scuole, cooperative, giornalisti, cittadini e cittadine che scelgono di non voltarsi dall’altra parte e di fare della legalità democratica una pratica concreta.
Riteniamo inoltre importante ribadire che parlare di mafie nei contesti educativi non significa delegittimare o screditare una comunità, ma al contrario riconoscerne la maturità democratica. Portare questi temi nelle scuole serve a fornire strumenti critici alle nuove generazioni, a distinguere tra responsabilità individuali e identità collettive, e a rafforzare quelle energie sane che in ogni territorio esistono e resistono. Tacere o minimizzare non protegge l’immagine di una comunità: la espone, semmai, a maggiori rischi.
Il contrasto alle mafie non è mai il compito di un singolo attore. È un lavoro complementare, che richiede la collaborazione leale tra istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, scuola, università, informazione e società civile. In questo senso, il contributo di studiosi come Rocco Sciarrone e il lavoro delle reti sociali impegnate sul territorio non indeboliscono le comunità, ma le rafforzano, perché aiutano a leggere la complessità del presente e a costruire risposte collettive fondate sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla partecipazione.
Solo riconoscendo i problemi e affrontandoli insieme è possibile difendere davvero i territori e il loro futuro.






