“Una situazione mistica“: con queste parole uno dei due agenti di Polizia coinvolti (loro malgrado) nella vicenda ha descritto lo scenario che si è trovato davanti una sera di quattro anni fa, nel corso di un intervento a una festa privata in un’abitazione di Imperia. A chiamare le Forze dell’Ordine erano state due donne, che avevano trascorso la serata in compagnia di un uomo, allora 54enne. Quest’ultimo, a festa conclusa, non avrebbe avuto alcuna intenzione di andare via, al punto da costringere le sue compagne di serata a chiamare la Polizia.
L’uomo deve rispondere dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale
Giunti sul posto, secondo quanto sostenuto da loro stessi, gli agenti avrebbero trovato l’uomo in uno stato di forte ubriachezza, che lo avrebbe portato a inveire con forza nei loro confronti, proferendo insulti e minacce. Accompagnato fuori dall’appartamento, l’allora 54enne avrebbe, inoltre, tentato di colpire uno dei due agenti con un pugno, senza però riuscire ad andare a segno. Il gesto ha fatto immediatamente scattare le manette, ma non è bastato a placare l’uomo, che una volta portato in Questura avrebbe continuato a inveire contro gli agenti, rendendosi anche protagonista di un saluto romano (del quale si è successivamente scusato).
Identificato e lasciato libero di andare, per l’ormai 58enne è, infine, scattata l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale (ex art. 337 del C.P.), che l’ha portato a finire a processo davanti alla giudice del tribunale di Imperia Eleonora Billeri, difeso dall’avvocato Renato Giannelli. Uno dei due agenti, si è inoltre costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Ramadan Tahiri.
Dopo le testimonianze dei due poliziotti e l’esame dell’imputato, l’udienza è stata aggiornata a maggio per le discussioni finali.






