7 Maggio 2026 08:52

Imperia: ciclabile in via Schiva, i portuali contestano il progetto. “Un mezzo per distruggere il porto commerciale” / Foto e video

In breve: "Fare una ciclabile lì, oltre che un presupposto per eliminare completamente il commercio del porto, è anche veramente pericoloso", dicono i portuali

Alcuni componenti ed ex membri della compagnia Maresca di Imperia si sono riuniti questa mattina in via Tommaso Schiva per un sopralluogo sul cantiere del pettine della ciclabile, aperto negli ultimi giorni. Presenti sul posto quattro rappresentanti, Giovanni Zecchini, Valerio Romano, Lello Guglielmi e Bruno Rossi, che hanno esposto le loro ragioni, lanciando un comitato per raccogliere visioni diverse della città.

“Fare una ciclabile lì, oltre che un presupposto per eliminare completamente il commercio del porto, è anche veramente pericoloso”, dicono i portuali

Noi abbiamo deciso di fare da catalizzatore a una protesta cittadina – spiega Giovanni Zecchini perché abbiamo sondato un po’ le persone che vivono e che lavorano in via Tommaso Schiva: sono tutti scontenti. Però, dato che in questa città non siamo abituati a dire dei no, vorremmo essere i primi a dire no. Che idea ha questa amministrazione della città? O pensionati che guardano i cantieri o bisogna andare in bicicletta: chi lavora cosa deve fare? Chi ha una macchina da parcheggiare? Dove se la deve mettere? Se la deve portare in casa? A meno che non ci sia un altro disegno, noi siamo stati forse i primi, perché lo vediamo tutti i giorni con il porto, che è un porto che viene sempre più smaterializzato, dove gli spazi vengono sempre ridotti per metterci magari parcheggi quando invece dovrebbero essere usati per le merci, dove c’è un piccolo porticciolo che potrebbe essere utilizzato per far lavorare, per fare anche aumentare il numero dell’organico della compagnia, che è ridotta a quattro persone.

Noi contestiamo questa scelta perché vedete anche voi in via Tommaso Schiva mettere una pista ciclabile che interseca più volte altre strade, cosa vogliamo mettere? Altri semafori? Non si può pretendere che tutti vadano in bicicletta. Capisco che bisogna incentivare il turismo, ma bisogna anche pensare a chi la città la vive tutti i giorni e a chi si deve alzare tutte le mattine per andare a lavorare.

Noi non siamo più dei ragazzini, sappiamo quello che è l’intento di questa amministrazione. E la pista ciclabile non è un fine, ma è un mezzo per delegittimare ancora il porto, distruggerlo, perché poi la prossima mossa sarà sicuramente quella di togliere il traffico dei mezzi pesanti in via Tommaso Schiva.

Noi vogliamo vogliamo ribadire che noi siamo fermi nel voler mantenere questa realtà, ma non per noi (perché siamo rimasti in quattro), per la città. Perché è una delle poche realtà dove c’è lavoro. Soprattutto per fare le ciclabili, per fare tutte queste mega costruzioni, ci vuole del cemento e arriva lì con la nave. Allucinante che si voglia bloccare l’unico lavoro che c’è, quello dello sbarco delle navi del cemento, che potrebbe essere anche utilizzato per fare questi lavori.

Proprio oggi, questa mattina, abbiamo visto che sono venuti in avanscoperta delle persone che sono legate alla Red Bull. Ogni volta vengono a utilizzare una banchina che è sempre più stretta, è sempre più piccola. Loro hanno un sacco di cambi, un sacco di mezzi, dormono negli alberghi, portano un po’ di economia alla città e sono sempre di meno, sempre più ridotti e non si sa per quanti anni potranno venire. Lo dico io, così mi assumo la responsabilità: non so nemmeno se quest’anno potranno fare il lavoro di preparare i pontili per il Gran Premio di Montecarlo.

Visto che la città è un po’ dormiente, noi la faccia ce la mettiamo. Qui in compagnia portuale vorremmo che diventasse un catalizzatore, un luogo dove far circolare idee e proposte diverse di come si costruisce una città. A noi ci sembrano lavori fatti a caso, senza un senso, senza un disegno, se non quello di distruggere quel poco che c’è e di prendere anche i soldi del PNRR.

Oggi lanciamo uno slogan, cioè: «pedaliamo in compagnia». È un laboratorio per idee, per chiunque abbia un’idea diversa di città e che pensa che questo non sia solo il paradiso degli umarell“.

Un progetto, quello di arginamento del porto, che arriva da lontano, denuncia Valerio Romano, che aggiunge: “Praticamente è stato boicottato qualunque tipo di traffico dalle due legislature Sappa, che poi Sappa era un fantoccio di Scajola, lo sappiamo benissimo. E anche l’ultima legislatura, che era stata quella di Capacci non è che poi ci sia venuta molto incontro. Si è sempre stato optato per il turismo, per tutti questi yacht che ci sono adesso sulla banchina, che sono sempre meno. Sono state boicottate tutte le navi, tutti i traghetti, qualunque tipo di commercio di merci. Sono stati eliminati tutti i silos dell’olio: c’è stata sicuramente una crisi dell’industria olearia, che comunque non ha assolutamente giustificato tutti i bastoni nelle ruote che sono stati messi alla compagnia portuale. Attualmente c’è solo il cemento.

Questa ciclabile sicuramente è un ulteriore tassello per demolire qualunque possibilità di lavoro sul porto e di qualunque tipo di nuovo commercio. Darà fastidio sicuramente già ai camion che fanno le dogane, darà fastidio sicuramente alla Red Bull, che sono sempre una quarantina di camion che vanno avanti e indietro per costruire la piattaforma per Montecarlo, e darà fastidio sicuramente per i camion del cemento, che comunque sia vengono e caricano e scaricano.

Fare una ciclabile lì, secondo noi, è – oltre che un presupposto per eliminare completamente il commercio del porto – anche veramente pericoloso. Incrocia quattro strade principali, a cui sicuramente non può non esserci messo un semaforo, altrimenti si avrebbe una situazione di pericolosità esistente. Ci sono tre passaggi carrabili con i garage sotto per cui c’è un viavai di di macchine che salgono e scendono. C’è l’automobile club, c’è un fabbro che carica e scarica il ferro, c’è il viale che carica e scarica la roba per gli stessi yacht.

Noi lanciamo un comitato che potremmo chiamare «non solo bici». Non è che Imperia può vivere solamente per le biciclette, così eliminano i parcheggi. Quelli che ci sono tutti a pagamento. La gente deve poter vivere, deve poter andare in ufficio, deve poter andare a mangiare al ristorante senza bisogno che per trovare un parcheggio deve fare 3-4 km. Non c’è bisogno di fare tutti questi pettini per andare dappertutto. Il problema è che qui c’è in sottofondo l’eliminazione del porto commerciale come punto di partenza“.

A cura di Matteo Cantagallo

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