15 Aprile 2026 23:11

Referendum Giustizia: il fronte del “No” tira le fila all’Auditorium della Camera di Commercio. “Riforma inutile e pericolosa” / Le immagini

In breve: L'incontro, moderato dal Procuratore Alberto Lari, ha visto interventi di professionisti di rilievo come il magistrato Marcello Basilico, l'avvocato e docente Mitja Gialuz, il professor Riccardo Ferrante e il Presidente dell'ANM Cesare Parodi

Con l’incontro di questo pomeriggio all’Auditorium della Camera di Commercio di Imperia giunge ufficialmente al termine la campagna referendaria per il no alla riforma della giustizia a firma del ministro Carlo Nordio.

L’incontro, moderato dal Procuratore Alberto Lari, ha visto interventi di professionisti di rilievo come il magistrato Marcello Basilico, l’avvocato e docente Mitja Gialuz, il professor Riccardo Ferrante e il Presidente dell’ANM Cesare Parodi

In apertura del convegno il Procuratore della Repubblica di Imperia Alberto Lari, fin da subito schierato in prima linea per il fronte del “No”, ha ribadito l’importanza di un voto consapevole, indipendentemente dalla scelta che verrà espressa. “Con questo convegno, mi sia permesso di dirlo, di altissimo livello, abbiamo cercato di offrire un panorama su tutte quelle che sono le ragioni del no viste dalle varie angolature della giurisprudenza – ha spiegato il Procuratore- . Qual è lo scopo di un incontro dove si parlerà soltanto di diritto costituzionale e di argomenti concreti? È quello che tutte le persone che oggi sono presenti possano a loro volta, uscite da questo teatro, avere argomenti da spendere con le altre persone“.

Questa riforma – ha proseguito Lari – è una riforma inutile. L’avete sentito mille volte che si fa una separazione delle carriere a fronte di una situazione in cui non sono più di 40 i magistrati che passano da una funzione all’altra. Si fa una riforma dove separando le carriere si perde quella che è la cultura della giurisdizione. Dicono che non è vero, io posso fare il caso di me stesso: ho fatto nove anni il giudice e poi il pubblico ministero. Nella mia vita professionale tutti gli avvocati con cui mi sono relazionato hanno sempre apprezzato il mio modo di affrontare i processi. Questo modo di affrontare i processi ce lo scorderemo perché non vi sarà più questa formazione. Addirittura qualche anno fa si era discusso di far fare prima il giudice e poi il pubblico ministero. Quest’ultimo si trova davanti a una notizia di reato e deve istruirla, fare tutte le indagini, spesso deve capire qual è il verso giusto: è un’attività molto complessa e si discute anche ‘ma può farlo un ragazzo di prima nomina?’ Così si perde sicuramente molto dal punto di vista anche della professionalità, della competenza, della preparazione. Queste cose sono pensate anche da fior di penalisti che hanno avuto il coraggio, dobbiamo dargliene atto, di rischiare apertamente dicendo queste cose e dicendo in maniera assolutamente corretta rispetto a chi vive i processi o chi è mai stato in un’aula di giustizia, e cioè che i processi si vincono se hai ragione e se si perdono se hai torto. È una mistificazione dire che ‘io vinco il processo perché ho il giudice che è un mio amico o il giudice è un mio nemico’. È una cosa che non si può sentire. Significa accusare un giudice di non essere imparziale. Lo accusiamo di decidere sulla base delle simpatie. lo credo che per una persona che ha studiato per 20 anni, prima di arrivare a fare il giudice, con tutta la professionalità che ha, sentirsi accusare perché amico del PM è veramente una cosa che va oltre ogni regola logica”.

La riformaaggiunge il procuratore non risolve alcun problema della giustizia. L’avete sentito dire mille volte: questa riforma non migliora la giustizia, non l’accelera di un secondo, non è più efficiente, non crea nulla, non vi sono strutture, non parla niente, pensa solo a riformare la magistratura. E quindi in questo modo diventa non solo inutile, ma anche dannosa. Perché poi cosa fa? Dividendo il CSM in due parti, con anche l’Alta Corte, indebolisce quella che è l’indipendenza del magistrato. Crea quello che noi riteniamo, e lo ribadiamo con forza, una giustizia che è forte con i deboli e debole con i forti e quindi in questo senso è una riforma pericolosa“.

Le parole del Magistrato Marcello Basilico

Il primo a intervenire tra i relatori è stato Marcello Basilico, Magistrato e Componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Nel corso del suo intervento Basilico si è soffermato sulle tempistiche, da lui giudicate estremamente brevi, con le quali si è concluso il passaggio parlamentare della riforma. “Un tempo record – ha detto -: 24 ore e 35 minuti di lavoro parlamentare, quando di solito si impiegano in media 120 giorni“.

L’assenza totale di confronto ha portato a un testo pasticciato“, ha proseguito il magistrato, sottolineando una serie di passaggi e “dimenticanze” all’interno della riforma che necessiteranno di ulteriori provvedimenti da parte del Ministero. “Oggi questa riforma è un salto nel buio“. Basilico ha, infine, attaccato anche l’ormai arcinoto sorteggio per i membri del CSM, definito “una delle più clamorose dimostrazioni della volontà di colpire un organo dello Stato.

Parla l’avvocato penalista e docente universitario Mitja Gialuz

L’incontro è proseguito con l’intervento di Mitja Gialuz, Avvocato Penalista e Professore Ordinario di Procedura Penale all’Università di Genova. “Questa è una riforma che incide profondamente sull’indipendenza della Magistratura“, ha esordito il professore, aggiungendo che “per la prima volta un disegno di legge governativo che va a incidere su un altro potere dello Stato è stato approvato senza modifiche“.

Secondo Gialuz questa riforma della giustizia non sarebbe unitaria ma “a rate, costituendo solamente il preambolo di una lunga serie di modifiche costituzionali. “Il disegno – ha aggiunto – è chiaro: prima si è messo in atto un indebolimento del Parlamento, ora si punta a un indebolimento della Magistratura e poi si passerà all’indebolimento dell’esecutivo con il Premierato“.

La separazione delle carriere non c’entra niente“, prosegue il professore, aggiungendo che per ottenerla non sia necessaria una riforma costituzionale: “una sentenza del 2000 stabilisce che si può realizzare con una legge ordinaria“. A questo proposito, inoltre, Gialuz aggiunge che la separazione sarebbe in realtà “già stata fatta con la legge Cartabia. I passaggi sono stati praticamente aboliti: uno entro i nove anni. Questa è una riforma delle magistrature, non delle carriere. Sposta i pubblici ministeri in un non luogo, un non spazio“. Anche Gialuz, infine, si è mostrato profondamente contrario all’istituzione del sorteggio per i membri del CSM, giudicato “inammissibile“: “Affidare al caso la scelta dei componenti di un organo guidato dal Capo dello Stato è un’umiliazione“, ha detto l’avvocato.

L’intervento di Riccardo Ferrante

A parlare è stato quindi Riccardo Ferrante, Professore Ordinario di Storia del Diritto Medievale all’Università di Genova. L’intervento del docente è stato preceduto da un filmato che ha presentato brevemente tutti gli scivoloni commessi dai principali promotori dalla campagna per il “Sì”, giudicati “ipocriti nel proporre questi temi” e le cui posizioni sarebbero prive di “argomenti seri e giuridici“.

In particolare, il professor Ferrante si è dedicato a smontare un’argomentazione largamente diffusa, ovvero che l’unificazione delle carriere sia stata decisa dal regime fascista. Questo, ha spiegato il docente, è falso: “È stato Zanardelli, campione del liberalismo penale, a farlo nel 1889“. Ferrante aggiunge poi che, semmai, a finire nel mirino del Fascismo è stata, invece, la possibilità da parte dei magistrati di eleggere i membri del CSM, abolita nel 1941 perché “incompatibile con l’ideologia fascista.

L’intervento si è, quindi, concluso con una difesa, da parte del professore, della funzione delle correnti all’interno del CSM, elogiandone la “grande funzione storica“.

Le conclusioni di Cesare Parodi, Presidente dell’ANM

A chiudere il convegno è stato il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, nonché Procuratore della Repubblica di Alessandria, Cesare Parodi. Il magistrato, nel corso del suo intervento, si è appellato all’importante caratura politica e umana dei padri e delle madri costituenti, elogiando la capacità della Costituzione di ergersi a difesa dei cittadini più deboli.

A cura di Matteo Cantagallo

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