1 Maggio 2026 09:45

Inchiesta biodigestore: la Procura europea modifica i capi di imputazione per Claudio Scajola, Riccardo Demicheli e Michele Russo

In breve: L'accusa per tutti è di tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche in concorso e falso ideologico aggravato in concorso

C’è una nuova svolta nelle indagini della procura Europea di Torino (Eppo) in merito al tentativo della Provincia di Imperia, supportata dalla ditta di consulenze Avalon Srl di Piacenza, di ottenere un finanziamento di oltre 6 milioni e 400 mila euro con fondi Pnrr per il biodigestore di Taggia.

L’accusa per tutti è di tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche in concorso e falso ideologico aggravato in concorso

Dopo un primo invio di avvisi di chiusura indagini nel novembre scorso, a Claudio Scajola quale presidente della Provincia e a Riccardo Demicheli, amministratore delegato di Avalon, il sostituto procuratore europeo Adriano Scudieri in questi giorni ha notificato un nuovo avviso di chiusura indagini, questa volta comprendendo anche l’ex dirigente della Provincia Michele Russo, la cui posizione sembrava in precedenza essere stata stralciata.

Michele Russo, difeso dall’avvocato Giuseppe Maria Gallo, fra l’altro, era stato l’unico ad essere sottoposto ad un lungo interrogatorio tenutosi da parte del sostituto procuratore europeo Adriano Scudieri, tenutosi il 2 luglio dello scorso anno presso il Tribunale di Imperia. In quella occasione Russo, come riferito dal suo legale, aveva risposto a tutte le domande.

Nel nuovo documento, per Scajola, Demicheli, Russo e la Avalon, non si parla più di tentata truffa all’Unione Europea, ma di tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche in concorso e di falso ideologico aggravato in concorso.

La modifica dei capi di imputazione giunge dopo che Scajola tramite il suo legale Elisabetta Busuito aveva inviato alla Procura Europea le sue memorie difensive, mentre Riccardo Demicheli, assistito dal legale Andrea Bertolino aveva deciso di recarsi direttamente negli uffici del dottor Scudieri a Torino per essere interrogato.

Il fulcro dell’inchiesta resta la domanda di contributo con fondi Pnrr inviata al Ministero della Transizione ecologia nel febbraio del 2022, presentata da “Scajola su predisposizione e indicazioni di Demicheli”.

Secondo Eppo, nella domanda e nelle relazioni tecniche veniva falsamente rappresentato che l’intervento riguardava la realizzazione di un impianto autonomo per il trattamento della frazione organica, omettendo di indicare che lo stesso era in realtà funzionalmente connesso ad un impianto integrato, non frazionabile, comprendendo anche impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e discarica, espressamente esclusi dal finanziamento Pnrr”.

“Veniva altresì attestata, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sottoscritta da Scajola, la conformità dell’intervento al principio del Do no significant harm (principio di esclusione di qualsiasi danno significativo all’ambiente – ndr), nonostante l’intrinseca incompatibilità del progetto con tale principio”.

La procura cita inoltre Scajola e Russo in riferimento a “reiterazione e rafforzamento delle attestazioni mendaci”, citando le ulteriori documentazioni inviate nel corso della contrattazione con il Ministero per ottenere i fondi Pnrr, poi revocati.

Secondo la Procura Europea. Riccardo Demicheli sarebbe “l’ideatore e principale gestore della pratica, nella piena consapevolezza di non conformità del progetto”; Michele Russo viene coinvolto invece quale Responsabile unico del procedimento e quindi “soggetto dotato delle competenze tecniche e delle responsabilità di verifica del progetto. Claudio Scajola, quale Presidente della Provincia, per aver agito “nella consapevolezza della non spettanza del contributo richiesto, ovvero, quantomeno, accettando il rischio concreto della sua indebita percezione”.

Avalon Srl viene chiamata in causa in quanto ritenuta responsabile dei reati commessi a suo vantaggio dall’amministratore Demicheli e per indebita percezione di erogazioni.

Tutti gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare, se lo riterranno opportuno, ulteriori memorie difensive o chiedere di essere sottoposti a nuovi interrogatori.

A cura di Andrea Pomati

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