L’inchiesta della Procura Europea EPPO sul caso biodigestore continua a far discutere. Nel corso della seduta consiliare di questo pomeriggio, il sindaco Claudio Scajola ha deciso di entrare nel merito, annunciando di aver preso la decisione di querelare il quotidiano “La Stampa” per alcuni articoli sulla questione. Già il Procuratore della Repubblica di Imperia, Alberto Lari, aveva deciso di fare altrettanto. Al centro delle due querele la pubblicazione sul quotidiano cartaceo di un documento nel quale veniva descritto un presunto legame tra il sindaco di Imperia e il Procuratore in cambio di un altrettanto presunto favore non specificato da parte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
“Mi vedo costretto a parlare mio malgrado – ha esordito Scajola– a riprendere nuovamente la parola in questa Sala alla luce di quanto pubblicato nei giorni scorsi riguardo l’inchiesta sul Biodigestore.
Mi conoscete, i cittadini di Imperia mi conoscono. Preferirei di gran lunga parlare delle pratiche, delle scelte strategiche, del cambiamento che Imperia sta vivendo dopo anni di immobilismo e di mancate scelte. Ma questa sarebbe la normalità.
E invece da troppo tempo viviamo una città con un clima politico che nulla ha a che fare con la normalità. Un clima avvelenato dall’odio personale. E quindi non posso tacere. Il silenzio sarebbe una complicità. Vi parlo non per difendere me stesso. Non ne ho bisogno. L’ho già fatto nelle sedi opportune, lo farò quando e se sarà necessario, certo dall’assoluta correttezza del mio comportamento. Prendo la parola, invece, per difendere il diritto dei cittadini a essere governati nella VERITÀ, contro la cultura del sospetto, della delazione e della distorsione dei fatti e delle parole.
Due considerazioni, una sul metodo e una sul merito. Sul metodo. Ciò che è stato offerto all’opinione pubblica fino ad oggi è un’ombra della verità. Frammenti di atti giudiziari, scelti con cura, presentati senza il necessario contraddittorio, senza la voce della difesa, senza il contesto che solo può dare senso alle parole. Ora, io ho grande rispetto per la stampa libera e la ritengo presidio essenziale di una democrazia. Credo, in tutta la mia vita, di aver dimostrato di non fuggire mai, anche quando il confronto è rude e aspro. Ma la libertà di stampa non può diventare mai licenza di deformare la VERITÀ.
Alcuni consiglieri comunali non hanno perso occasione per chiedere le mie dimissioni. Lo fanno con la regolarità delle previsioni mattutine dell’oroscopo e, devo dire, con altrettanta utilità pratica. Ma evidentemente non hanno di meglio da proporre alla città. Sul merito. Si parla di un presunto sistema, c’è stata anche una locandina, che avrei costruito per condizionare le scelte dei dirigenti, i quali non potrebbero agire senza un mio via libera. Lo chiamano col nome pittoresco del “baffo”.
Ebbene, la realtà è molto più semplice, è molto più banale di come viene raccontata. Ciò che qualcuno chiama “ingerenza opaca”, io lo chiamo col suo vero nome: supervisione. necessaria, doverosa, legittima. Un sindaco, un presidente della Provincia, un qualsiasi amministratore pubblico che non vige e non vigila sul funzionamento dei propri uffici tradisce il mandato ricevuto dai propri cittadini e rivendico questa funzione di supervisione necessaria, doverosa e legittima con assoluto orgoglio. Chi guida una comunità deve rispondere, davanti alla propria comunità, di ciò che accade sotto la sua guida. Chiamare “ingerenza” questo senso del dovere è un rovesciamento della realtà che mi addolora, perché rivela quanto si sia perduto il senso autentico del servizio pubblico. Chi ha paura che il sindaco legga le determine dei dirigenti e perché deve averne paura o timore? Secondo questa logica, chi controlla sarebbe da guardare con sospetto. Chi lascia fare, chi se ne lava le mani, sarebbe un esempio di buona amministrazione. Questa – mi sia consentito – è la vera l’anticamera del disastro di chi parla non guarda e non fa.
Questa logica non mi appartiene e non appartiene a nessun membro della mia squadra con cui governiamo questa città. Un passo indietro voglio fare, perché questo punto merita chiarezza. Chi ha delineato questo fantomatico sistema di pressioni sui dirigenti è lo stesso soggetto che ha redatto un documento, apparso su alcuni organi di stampa, o meglio su un organo di stampa, secondo il quale il Procuratore Capo di Imperia sarebbe mio amico in virtù di un fantomatico favore che avrebbe coinvolto il Ministro della Giustizia Nordio. È un’accusa falsa. Totalmente falsa. Non a caso il Procuratore Lari, stando a quanto ho appreso, stavo per dire dai mezzi di comunicazione, no, da nessuno salvo da un mezzo di comunicazione che ne ha dato notizia, si vede che per gli altri informatori della mia comunità non era una notizia che il Procuratore della Repubblica querelasse un giornale o chissà perché.
Lui ha già sporto querela per diffamazione aggravata nei confronti del giornale e del giornalista che l’ha pubblicata. Ecco perché sono qua perché anch’io farò altrettanto. Lo annuncio in questa sede, il mio Comune con chiarezza. Perché – lo ripeto – il silenzio, a questo punto di fronte a certe false accuse, sarebbe complicità. Non sporgerò querela perché amo i tribunali. È una passione che ho sempre lasciato volentieri ad altri, fare esposti, fare denunce, ancora mezz’ora fa ho ricevuto un’ulteriore richiesta di atti da un’autorità nazionale perché un membro di questo consesso ha fatto un ulteriore esposto e denuncia ad altra autorità nazionale, non è la mia passione.
Lo faccio perché da sindaco sento il dovere di dare un segnale alla mia comunità, di alzare la voce contro chi costruisce castelli di fango sperando e illudendosi che almeno un po’ di fango rimanga attaccato alla vittima predestinata che mi pare di cogliere abbia sempre un unico destinatario: Claudio Scajola.
Tanti, troppi hanno sofferto e soffrono nella propria vita l’ingiusto peso di questo modo di fare. Ma la mia azione andrà oltre questo caso specifico. Ho chiesto ai legali, a questo punto, di riesaminare anche i tanti, troppi episodi precedenti che si sono verificati in passato in questa città, a danno di questa città e non solo del suo sindaco.
Siccome mi pare di cogliere, da tempo, uno schema ricorrente, voglio capire, meglio, se dietro tutto questo via sia qualcosa di più. Non lo so ancora ma lo scopriremo. La vita mi ha insegnato che la verità, prima o poi, viene sempre a galla. Ma più di tutto confido, spero che questa mia azione possa essere utile a tutti noi, a prescindere dal ruolo che oggi ricopriamo in questo Consiglio. Confido, spero lo ripeto, utile per poter tornare a dibattere dei temi che interessano ai cittadini di Imperia. E di farlo lontano, il più lontano possibile dalle logiche del fango. Di farlo con serenità, nella differenza delle idee, nella più profonda differenza delle idee. Confido che si possa tornare a confrontarci su come contribuire al bene comune di questo territorio che amiamo.
Questo è – dovrebbe essere per tutti – lo spirito che ci muove nell’impegno pubblico.
Quanto all’inchiesta sul Biodigestore non ho paura del giudizio. Anzi, a questo punto lo auspico. Sono convinto che davanti a un giudice terzo indipendente si potrà separare la verità dalle ricostruzioni false, indotto aimè dalle solite manine. A tempo debito porterò ulteriori elementi di questa vicenda all’attenzione vostra e della città, di questo consigli comunale. Elementi che, ne sono certo, cambieranno la prospettiva e faranno molto riflettere e preoccupare qualcuno di voi. Lo ripeto: la verità non ha fretta. Ma arriva sempre.






