L’imperiese Susanna Bernoldi racconta in prima persona il suo ritorno in Palestina, tra incontri, testimonianze dirette e una realtà segnata da tensioni, restrizioni e sofferenze quotidiane.
Dal passaggio del confine fino all’arrivo nel villaggio di Hussan, il suo diario restituisce uno spaccato intenso e umano della vita nei territori palestinesi
“Finalmente. Siamo, io e F., nella terra e con il popolo che amiamo. Soprattutto a fianco di un popolo che Gideon Levi, il grande giornalista israeliano, ha definito: “il popolo che ha insegnato al mondo l’amore per la sua terra”.
Come sempre, ma ogni volta di più, vi è l’incertezza di poter entrare. Si sa che Israele impedisce l’ingresso a chiunque possa essere scomodo testimone delle brutalità di esercito e coloni e, dal 7/10/23, dei coloni-soldati, estremisti religiosi spaventosamente violenti.
Da qui la grande gioia quando abbiamo superato il confine! (Foto).
- Prima tappa: Hussan, paese sulle colline sopra Betlemme dove incontriamo la famiglia di una nostra carissima amica che dal giugno 2025 è in una prigione israeliana dove sta soffrendo pesanti privazioni e maltrattamenti fisici e psicologici. Lo Shin Bet (servizi segreti interni di Israele) da decenni ha “aperto un file” segreto sulla famiglia e infierisce, come d’altronde i coloni sulle persone e i loro beni. Hanno perso 60 arnie (avvelenate), uliveti (bruciati o requisiti), pecore (avvelenate e altre attaccate dai cani), la casa demolita…
Siamo a portare la solidarietà di tante e tanti amici che negli ultimi 15 anni hanno conosciuto la nostra amica arrivando da tanti luoghi in Italia e dall’estero per la raccolta delle olive…
Per consentirle di uscire dal carcere non sarà sufficiente che abbia scontato la pena. No, altro modo di impoverire il popolo palestinese è quello, da parte del governo israeliano, di richiedere somme esorbitanti come multe.
Tante persone hanno voluto fare la loro parte. La raccolta continua, ma la mobilitazione italiana è già di per sé un grande dono.
Mentre condividevamo la gustosissima cena, sentendoci veramente parte della famiglia, ho chiesto qualche aggiornamento.
Hussan è un paese da dove passa l’odiosa barriera costruita illegalmente da Israele ed è da sempre sotto assedio: blocchi stradali con cancelli di acciaio o cumuli di terra (foto), incursioni nelle case con furti da parte dei soldati di denaro, ori, pc… distruzione del mobilio e naturalmente arresti… tanti arresti. Esattamente come fa l’esercito israeliano da decenni e decenni, solo – dal 7 ottobre 2023 – con più ferocia… non è parola esagerata. È sufficiente voler conoscere ciò che accade ma che non ha risonanza internazionale. Non dimentichiamoci che nelle prigioni israeliane vi sono circa 11.000 persone… non ladri e assassini, ma insegnanti, medici, chirurghi, infermieri, commercianti, donne e bambini anche sotto i 12 anni.
Vi porgo alcune news che non credo avrete letto sui nostri media.
- Due giovani di Hussan, Sakher Zaool, 26, e Abed Arrahman Sabateen, 21 anni, nel dicembre 2025 erano stati arrestati dallo Shin Bet perché aveva aperto su di loro due file segreti. Una detenzione amministrativa senza accusa e a tempo indeterminato… Recentemente picchiati dall’esercito con estrema violenza nel carcere, non hanno ricevuto alcuna cura e sono morti, no. Sono stati uccisi.
- Il 3 maggio a Nablus, il giovane Naief Samaru è stato ucciso a sangue freddo da un soldato nella via principale di questa città storica anch’essa frequentemente sotto assedio. Ferito gravemente, secondo il protocollo dell’esercito “più morale al mondo” (come Netanyahu vergognosamente afferma), è stato impedito l’accesso dell’ambulanza. Ucciso sadicamente, non genericamente morto.
- Ancora il 3 maggio: 400 alberi di ulivo sono stati distrutti dai coloni a Kusra, a nord di Ramallah, dove sono stata più volte e dove, dal gennaio 2026, sono stati sradicati dai bulldozer dell’esercito di occupazione 1600 ulivi!
- La sera, con un familiare della nostra amica, siamo salite sul tetto. Un panorama tanto bello se non fosse che la maggioranza delle luci attorno sono dei nuovi insediamenti illegali che vogliono togliere ossigeno ai legittimi villaggi palestinesi. E a me mancava il fiato.
- Deir Dubwan (Ramallah): pochi giorni fa i coloni bloccano un pick-up, costringono il proprietario a scendere. Gli rubano il telefono e l’auto carica del cibo per il suo gregge.
- Massafer Yatta. I coloni hanno messo la bandiera israeliana anche sul minareto della moschea. Bandiere ovunque: a migliaia lungo le strade, sui muri, reti e case in Area A, B e C. Ovunque. Israele non rispetta le leggi neanche quando le scrive… quando si tratta dei rapporti con il popolo palestinese.
- Abu Dees vicino a Gerusalemme. Blocchi e perquisizioni violente a chiunque (foto).
Nei prossimi giorni ci attendono Nablus dove opera Hakema, grandissima attivista palestinese che ha incantato tutti negli incontri tenuti a Ventimiglia e Imperia per la sua determinazione, capacità organizzative per sostenere le donne vittime di ogni forma di violenza, tante di queste provenienti da Gaza. Progetti per aiutarle a superare traumi e acquisire autonomia economica e guardare al futuro.
Saremo nei campi profughi di Tulkarem che l’esercito più morale al mondo ha raso al suolo con bombardamenti e bulldozer… costringendo più di 40.000 persone… (la popolazione di Imperia… immaginate?) ad abbandonare tutto…
Il sionismo sta realizzando il suo progetto di pulizia etnica già scritto a fine 1800. Il 7 ottobre 2023 ha solo permesso una spaventosa, brutale, inimmaginabile accelerazione.
Ma vi saluto con negli occhi il sorriso di Donne e Uomini che si ostinano a credere nel loro diritto di esistere nella loro terra, le risate dei bambini che sanno giocare anche tra le macerie e gustando quelle fantastiche specialità culinarie palestinesi che hanno il sapore del sole e di quella terra che è e deve rimanere Palestina!
C.S.






