Il Comitato di InterVento Popolare del Ponente Ligure interviene nel dibattito sul futuro energetico della regione dopo l’approvazione in Consiglio regionale del nuovo Piano energetico ambientale regionale (Pear).
Nel mirino dell’associazione, soprattutto, la prossima e delicata fase normativa che dovrà definire le aree idonee e non idonee ad ospitare impianti da fonti energetiche rinnovabili
Il Piano Energetico Regionale è stato appena approvato e ora la politica ligure dovrà varare l’altrettanto importante, e forse ancor più delicata, normativa che definirà le aree idonee e non ad ospitare eventuali impianti di produzione da fonti energetiche rinnovabili (FER).
Sembrerebbe, almeno da quanto abbiamo avuto modo di apprendere, che le due normative regionali (quella già approvata e quella in fase di elaborazione) siano orientate verso la maggior limitazione possibile di consumo di suolo e la preferenza per siti già in uso, degradati o cementificati.
Un’impostazione che, se confermata, offrirebbe una prospettiva auspicabile, soprattutto dopo l’approvazione del Governo del Decreto Aree Idonee e la narrazione delle ultime settimane per l’eolico in Liguria.
Ci sembra di cogliere l’indirizzo di tutelare la preziosità (a volte, fragilità) e unicità ambientale, paesaggistica e culturale di una regione come la Liguria, limitando l’impatto paesaggistico e scoraggiando iniziative speculative, insostenibili, inutili al bene comune o di scarsa efficienza produttiva.
Si sarebbe potuto osare di più e affermare in modo più incisivo che non tutti i territori sono uguali e ugualmente disponibili alle diverse tipologie di impianti di produzione da FER.
Si poteva sgombrare il campo da ogni possibile libertà interpretativa e chiarire, nero su bianco, che un numero elevato di vincoli e tutele non sono “ostacolo al progresso” o “fastidioso lacciuolo” alla libertà d’impresa, ma la testimonianza concreta di abbondante ricchezza da preservare.
Si rileva invece, finalmente, al pari di quanto sta avvenendo in altre regioni italiane, che si stia prendendo in considerazione la producibilità reale degli impianti proposti e non unicamente la loro potenza nominale. È facilmente comprensibile, infatti, che si possono anche installare mega-impianti da 200 MW di potenza nominale, ma se poi, nel loro esercizio reale, essi produrranno molti meno MW/h, risultano poco utili alla transizione ecologica e non giustificano il loro enorme impatto sul territorio.
Dal canto nostro, in questa fase cruciale di regolamentazione della transizione energetica ligure, rimandiamo il giudizio finale sulla legge in esame a quando il testo sarà definitivo, continuando a lottare per una transizione realmente ecologica e che metta al primo posto la tutela dell’equilibrio con ambiente e territorio.
La volontà degli amministratori regionali sarà determinante ad evitare aberranti aggressioni ai territori e scempi paesaggistici e ambientali, oggi, così che nessuno, domani, possa imputare loro miopia o servilismo.
Le ferite di un passato non troppo remoto di cementificazione selvaggia delle coste, ecomostri, opere inutili o dannose, sono lì come un monito: la bellezza è la ricchezza più utile. E la Liguria ne è uno scrigno che non merita di essere ulteriormente impoverito.






