Il Comitato No Riarmo Imperia annuncia che sarà presente lunedì 18 maggio davanti a Palazzo Civico, in occasione del Consiglio Comunale convocato alle 17:30.
Al punto 8 dell’ordine del giorno c’è infatti la mozione “Contro la corsa al riarmo e al piano ReArm Europe/Readiness 2030“, presentata dal consigliere di minoranza Lucio Sardi: esattamente quello che il comitato chiedeva quando, il 27 aprile scorso, aveva consegnato al protocollo del Comune quasi 500 firme raccolte in mesi di presidi.
Adesso il comitato vuole che il Comune si schieri apertamente, e lo dice con una nota pubblica
“All’indomani della vittoria del No al referendum, il sindaco Scajola dichiarava: “Io credo che il risultato sia stato motivato per la stragrande maggioranza da una contestazione verso il sistema nel suo complesso, dovuta a talmente tanti fattori che non è escluso il discorso della guerra, della paura, dell’aumento dei costi […]”. Parole che riconoscono, almeno in parte, un clima diffuso di preoccupazione sociale e di rifiuto rispetto a scelte politiche che alimentano insicurezza, aumento dei costi e tensione internazionale. È in questo contesto che, come comitato No Rearm Imperia, abbiamo presentato al Consiglio comunale più di 400 sottoscrizioni contro il riarmo, chiedendo di discutere e votare una mozione per dichiarare Imperia “Comune disarmato”. La nostra è una richiesta chiara, pubblica e politica: il sindaco e le istituzioni locali non possono continuare a restare neutrali mentre crescono le spese militari e si restringono gli spazi dei diritti sociali.
Bisogna scegliere se investire in pace, sanità, scuola e servizi pubblici oppure accettare che nuove risorse vengano drenate verso la guerra.
La sicurezza reale non si costruisce con i bilanci militari, ma con il lavoro, la salute, l’istruzione, la tutela ambientale e la giustizia sociale. Per questo la raccolta firme ha dato voce a una richiesta netta e non negoziabile: non un euro in più per la guerra. Non vogliamo che il futuro delle nuove generazioni venga piegato alla logica dell’arruolamento, della disciplina militare e dell’economia di guerra.
La militarizzazione non è uno scenario lontano. È il ritorno nel dibattito pubblico dell’idea di leva o di forme di arruolamento mascherato. È la presenza crescente dei militari nelle scuole, nelle attività di orientamento e nelle celebrazioni pubbliche, dove il confine tra testimonianza e propaganda si fa ogni giorno più sottile. È lo spostamento costante di denaro pubblico verso la spesa bellica, mentre ai territori si chiede di fare i conti con tagli, rinvii e impoverimento dei servizi essenziali. Anche a Imperia questo nesso è evidente: mentre si trovano miliardi per gli armamenti, i cittadini fanno i conti con una sanità sotto pressione e con servizi sempre più fragili, come dimostrano vicende recenti che hanno colpito direttamente il territorio, ad esempio lo spostamento del centralino di emergenza del 118 su Genova. Oggi questo quadro si aggrava ulteriormente. Dopo anni di austerità, tagli e vincoli di bilancio, Governo e Unione Europea spingono per un nuovo salto nella spesa militare, richiamando il piano “ReArm Europe” e gli obiettivi NATO come se fossero inevitabili.
Per questo chi governa i territori non può voltarsi dall’altra parte. La pace non è una parola vuota né una dichiarazione simbolica: è una scelta di bilancio, di giustizia e di futuro.
Saremo presenti davanti al Comune al prossimo Consiglio Comunale, convocato per lunedì 18 maggio alle ore 17.30, per chiedere al sindaco, al Consiglio e a tutta la città di assumersi questa responsabilità e di dichiarare con chiarezza IMPERIA COMUNE DISARMATO“.






