23 Luglio 2026 08:29

Imperia: omicidio Sargonia, in appello la pena per Aldobrandi scende da ergastolo a 14 anni /Le motivazioni

In breve: la Corte d'Assise d'Appello di Genova riconosce le attenuanti generiche a Salvatore Aldobrandi e riduce la condanna per l'omicidio di Sargonia Dankha.

Cambia la pena, non il verdetto. La Corte d’Assise d’Appello di Genova ha ridotto da ergastolo a 14 anni di reclusione la condanna per Salvatore Aldobrandi, il 76enne di origini calabresi ma residente a Sanremo, riconosciuto colpevole in primo grado a Imperia dell’omicidio della fidanzata Sargonia Dankha, scomparsa a Linköping, in Svezia, il 13 novembre 1995.

La sentenza, arrivata lo scorso 22 aprile e depositata in questi giorni con le motivazioni, non mette in discussione la responsabilità dell’imputato né la ricostruzione dei fatti

I giudici genovesi confermano che il quadro indiziario resta solido: tracce di sangue della vittima sulla giacca indossata da Aldobrandi il giorno della scomparsa e sull’auto usata per spostarsi, una relazione segnata da controllo e possesso, una telefonata di pochi secondi partita da casa sua verso l’ufficio della madre di Sargonia proprio la mattina della scomparsa. Elementi che, scrivono i giudici, danno la prova della responsabilità dell’imputato” al di là di ogni ragionevole dubbio.

A cambiare è la valutazione sulla pena. La Corte ha riconosciuto le attenuanti generiche, negate invece in primo grado, ritenendole prevalenti sull’aggravante dei motivi abietti. Il punto centrale riguarda il tempo trascorso: trent’anni durante i quali, sottolineano i giudici, Aldobrandi non si è mai sottratto alle indagini ed è rimasto reperibile in Italia, costruendo nel frattempo una vita fatta di lavoro e famiglia. Un percorso che la Corte definisce di “stabilità lavorativa e familiare”, accompagnato dall‘assenza di altri reati simili nei decenni successivi. Pesano anche le sue condizioni di salute, diverse patologie documentate agli atti.

Resta invece confermata l’aggravante dei motivi abietti: per i giudici, Aldobrandi “considerava Sargonia alla stregua di una proprietà”, e fu proprio la perdita di quel controllo a scatenare l’omicidio.

Lo scorso dicembre, lo ricordiamo, la Corte d’Assise di Imperia aveva condannato Aldobrandi all’ergastolo, accogliendo la richiesta della pm Paola Marrali e del sostituto procuratore Matteo Gobbi, disponendo anche un risarcimento di 300mila euro alla madre di Sargonia e 100mila euro al fratello.

Il caso, riaperto nel 2022 dopo che le autorità svedesi negli anni ’90 non avevano proceduto per mancanza del corpo della vittima, si era chiuso in primo grado con la piena soddisfazione della procura e della parte civile, rappresentata dagli avvocati Francesco Rubino e Marta Vignati.

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