Erano le 15:30 di domenica 15 dicembre 2024 quando, dopo quasi 30 anni di processi, indagini e una strenua resistenza da parte dei familiari si è arrivati ad una sentenza di primo grado che non lascia molto margine alle parole: ergastolo. Questa la pena per Salvatore Aldobrandi, detto Samuel, che nel 1995 era stato accusato dell’uccisione di una giovane ragazza di 21 anni, Sargonia Dankha a Linköping in Svezia. Il corpo di lei, però, non venne mai ritrovato creando non poche problematiche sia nel reperire indizi, che nella prosecuzione delle indagini. Per questo sono passati 30 anni. Per questo, dalla Svezia, il caso ha viaggiato arrivando al Tribunale di Imperia, a Sanremo dove Aldobrandi vive oggi.
Omicidio Sargonia: le motivazioni dietro alla decisione dei giudici
In 128 pagine di motivazione i giudici Carlo Alberto Indellicati ed Eleonora Billeri hanno ricostruito l’accaduto e spiegato perché si sia arrivati a questa decisione. Ciò che si legge è che Sargonia è stata uccisa da Aldobrandi probabilmente con un’arma bianca o nel corso di una colluttazione e lo si desume in modo chiaro dalle tracce ematiche ritrovate nella casa dell’uomo. Ma non solo: il morso sulla mano di Salvatore, piuttosto che gli atteggiamenti di lui raccontati durante il lungo processo, sono tutti elementi che confermano anche la dinamica dell’accaduto.
Ciò che avrebbe spinto l’uomo ad uccidere Sargonia, secondo le motivazioni, sarebbe stato non solo un moto esplosivo e cruento di gelosia, ma anche un senso di dominio nei riguardi della giovane che ha portato ad un omicidio efferato, brutale e incomprensibile.






