18 Aprile 2026 01:00

Imperia: parcheggi a pagamento, il comitato attacca l’Amministrazione: “Ammettono la responsabilità politica di una manovra per fare cassa”

Il Comitato Promotore del Referendum per l’abrogazione del piano della sosta interviene con una nota rispondendo alle parole del gruppo consiliare di maggioranza Avanti con Scajola.

Il comunicato del Comitato Promotore del Referendum per l’abrogazione del piano della sosta

Rende noto il comitato: “Come Comitato Promotore, avevamo deciso di attendere il Consiglio Comunale di lunedì 28 aprile per commentare l’iter referendario. Tuttavia, alcune delle reazioni odierne, ci obbligano a intervenire nel merito, al fine di ristabilire da un lato un po’ di ordine e di rammentare, dall’altro, come si sia giunti alla situazione attuale, visto che essa è in realtà diretta conseguenza degli avvenimenti di tutto quest’ultimo anno.

Cominciamo quindi con il mettere un punto fermo, di carattere economico: i comunicati stampa odierni riconducibili alla maggioranza dicono, testualmente, che “per erogare dei servizi pubblici serve il denaro della collettività”, e che quindi le risorse raccolte (anche) grazie al piano della sosta servono a tale scopo. Dicono anche, sempre testualmente, che il piano della sosta è uno “strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita urbana, la sicurezza stradale e la sostenibilità ambientale“.

Dunque con la prima affermazione calano la maschera, assumendosi finalmente la responsabilità (politica), di un’azione che ora, per loro stessa ammissione, ha assunto la sua vera connotazione, cioè quella di una manovra per fare cassa.

Quanto alla seconda affermazione la qualità della vita urbana, la sicurezza e la sostenibilità ambientale migliorano, ad esempio, obbligando i residenti (e i lavoratori) a pagare ben 715 euro all’anno (nessun’altra città in tutta Italia richiede una cifra simile), per stare in casa (o sul luogo di lavoro)? Ma di cosa stiamo parlando???!!!

Proviamo però a chiederci quali sarebbero i “meravigliosi” servizi offerti da questa Amministrazione grazie al contributo economico derivante dal nuovo piano della sosta. Forse il fantastico trasporto pubblico di cui disponiamo (RT)? Ah, è vero: il trasporto non è comunale, quindi bisognerebbe, forse, parlarne con il Presidente della Provincia, più che con il Sindaco di Imperia…

O forse la magnifica acqua che sgorga dai nostri rubinetti, pagata già a peso d’oro e con una rivalutazione retroattiva, sulla legittimità della quale grava ancora qualche dubbio, che ha portato nelle case degli imperiesi bollette da capogiro? Ah, avete ragione: forse bisognerebbe parlarne più con il Presidente dell’ATO idrico che con con il Sindaco della città.

Cosa dire poi della sanatoria, approvata in uno degli ultimi Consigli Comunali del 2024, sulla pista ciclabile? Forse alla maggior parte dei cittadini è sfuggito ma, una gestione poco attenta del cantiere, ha portato alla corresponsione alla ditta vincitrice dell’appalto di una riserva (cioè di maggiori denari) pari a ben 5 milioni di euro.

Questo nonostante le numerosissime consulenze esterne alle quali questa Amministrazione ricorre abbastanza sistematicamente, con ulteriori costi a carico del bilancio comunale e quindi dell’intera collettività. Sono questi i “meravigliosi” servizi che otteniamo in cambio del nostro contributo (sempre più esoso), al bilancio comunale?

D’altro canto è abbastanza logico che, solo per recuperare una penale di 5 milioni di euro, un Comune delle dimensioni di Imperia debba poi tartassare i propri cittadini in tutti i modi possibili: piano della sosta, autovelox, sistema di rilevamento automatico della infrazioni stradali in movimento (come quello denominato “cerbero” ed orgogliosamente definito “il mitra delle multe”) e via dicendo.

A proposito poi di quel rispetto delle norme e dei regolamenti richiesto a gran voce in questa circostanza, saremmo curiosi di sapere cosa ha da dire l’Amministrazione a proposito proprio degli autovelox, mantenuti ostinatamente accesi nonostante non siano omologati e quindi non conformi alla legge.

Non si può richiedere che il rispetto di norme, leggi e regolamenti sia unilaterale, pretendendo cioè che proprio l’Amministrazione (che dovrebbe essere la prima a “dare il buon esempio”), ne sia invece esentata. Passiamo alla questione della tempistica di svolgimento del referendum: se non è manifestamente infondata la motivazione che i tempi tecnici stretti siano un ostacolo all’accorpamento, di questa consultazione, a quelle nazionali già previste a giugno, è corretto rammentare come si sia arrivati a questa situazione.

Se, dalla costituzione del Comitato e dal deposito del quesito referendario, c’è voluto un intero anno solo per avviare la procedura, è perché la montagna (la Politica), ha impiegato 9 mesi per partorire il topolino (variazioni minime del regolamento che consentissero di adattarlo anche alle consultazioni abrogative).

Mesi nei quali la maggioranza ha prima buttato il pallone in tribuna (bocciando la pratica per la presunta mancanza di una norma sul quorum in realtà già presente attraverso il quadro normativo nazionale) e poi provato addirittura a bucarlo (cercando di introdurre una norma di esclusione talmente restrittiva che non avrebbe mai più permesso lo svolgimento di alcuna consultazione abrogativa).

E’ quindi giusto dire, senza mezzi termini, che i problemi legati ai tempi tecnici di oggi sono una conseguenza del comportamento tenuto in tutto quest’ultimo anno dall’Amministrazione, che ne ha di conseguenza la piena responsabilità politica.

Peraltro noi del Comitato abbiamo fatto tutto bene e in tempi ridotti: sia il ritardo accumulato, che tutto quanto avvenuto nelle sedi istituzionali, sono infatti fuori dalle nostre competenze e quindi anche dalle nostre responsabilità che sono invece da ascrivere interamente alla Politica“.

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