26 Agosto 2026 13:49

Imperia: “Presidio Amico”, Difensore Civico da ragione al PD. Bracco-Bozzano-Modaffari: “Non c’è alcuna intesa con il Prefetto, regolamento illegittimo”/Video

In breve: Per i tre consiglieri PD la conclusione è netta: senza un'intesa preventiva con la Prefettura, il regolamento sarebbe illegittimo
Ivan Bracco Daniela Bozzano e Loredana Modaffari

Si è svolta questa mattina, mercoledì 26 agosto, presso la sede del Pd di Imperia, la conferenza stampa dei consiglieri di minoranza Ivan Bracco, Daniela Bozzano e Loredana Modaffari sul caso del “Presidio Amico”, il servizio di volontari per la sicurezza urbana voluto dal sindaco Claudio Scajola e affidato all’assessore Antonio Gagliano.

Il servizio, lo ricordiamo, non ancora in funzione (al momento sono aperte le selezioni per 25 collaboratori) è stato oggetto di vibranti polemiche nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale.

I tre consiglieri hanno spiegato di essersi rivolti al Difensore Civico della Regione Liguria, Francesco Cozzi, per chiedere un parere sulla legittimità del regolamento: secondo il Difensore Civico, dalla lettura del regolamento comunale “non si rinviene alcuna forma di intesa con il Prefetto” per l’istituzione del servizio.

Per i tre consiglieri PD la conclusione è netta: senza un’intesa preventiva con la Prefettura, il regolamento sarebbe illegittimo

A questo si aggiunge il nodo del compenso da 400 euro mensili ai volontari, già contestato in Consiglio comunale come incompatibile con la natura di servizio volontario. Per Bracco, Bozzano e Modaffari, il progetto così com’è non può partire, e chiedono al Comune di intervenire per sanare la situazione.

Spiega il consigliere Ivan Bracco:Avevamo evidenziato che emergevano dei problemi dal punto di vista giuridico, così come è stata impostata l’organizzazione regolamentare del Presidio Amico, per cui abbiamo scritto al Difensore civico di Genova, evidenziando le modalità con cui Presidio Amico è stato creato dall’amministrazione comunale.

Noi siamo a favore dell’istituzione di questa figura, perché riteniamo possa aiutare e agevolare la sicurezza urbana.

Però devono essere rispettate le regole previste dalla legge per due motivi, a mio parere: uno, perché queste persone non possono essere mandate sulla strada senza l’applicazione della norma; e due, i rischi per queste persone stanno crescendo. Ad esempio a Ventimiglia, un uomo di 69 anni è uscito sgridando dei ragazzini perché facevano rumore, lo hanno spinto ed è grave in ospedale.

Questo vuol dire che queste figure saranno inserite nell’ambito di attività che possono incontrare queste situazioni di pericolo. Dunque devono essere tutelate, anche dal punto di vista normativo.

Il Decreto Maroni prevede che si possano fare queste tipologie di attività, però i sindaci devono chiedere alla Prefettura di attingere a un elenco prefettizio. Lo dice chiaramente il Difensore Civico: la legge 94 del 2009, il comma 40 dell’articolo 3, prevede che il sindaco, previo intesa con il Prefetto, può avvalersi della collaborazione delle associazioni di volontari. Tale previsione si attanaglia con le attribuzioni al sindaco richiamate dall‘articolo 53.

È quello che noi abbiamo sempre detto: non può il sindaco autonomamente organizzare un bando, selezionare delle persone e metterle su strada.

E poi non è previsto il pagamento. È un servizio a titolo volontario. Dunque ci sono due tipologie di problemi.

Con questa modalità, una cosa che nasce positiva per la città si sta ingarbugliando e sta diventando un problema amministrativo e un problema anche, tra virgolette, di ordine pubblico. Così come è stato approvato il regolamento e così come noi abbiamo detto in tutte le sedi, c’è uno scavalcamento di potere, cioè il sindaco va a sostituirsi agli organi di ordine e sicurezza pubblica.

La sicurezza è appannaggio esclusivo dello Stato. Non possono i sindaci sostituirsi a quelle che sono le procedure previste dalla legge.

Dunque questo è il problema che noi avevamo evidenziato. Nessuno ci ha ascoltato, come sempre, e oggi siamo qua che il progetto, ovviamente, si bloccherà.

Aggiunge la consigliera Danilea Bozzano: “Vorrei spiegare l’aspetto del pagamento: chi fa volontariato lo sa, chi fa volontariato non deve essere pagato. Al limite ci può essere il rimborso delle spese, ma ad opera dell’associazione a cui appartiene.

Quindi chi fa volontariato deve fare questa cosa volontariamente. Sono rimasta molto spiazzata quando ho letto il regolamento in cui si prevedeva addirittura un compenso di 400 euro al mese, che, diciamo, non è poco.

Viene organizzato proprio come una specie di lavoro, però non è lavoro se è volontariato. Se è volontariato deve essere gratuito, se è lavoro deve essere retribuito, ma non può essere retribuito con le forme che sono previste.

Per cui il Difensore civico anche su questa parte ci ha dato ragione e ha scritto alla Prefettura, noi abbiamo ulteriormente scritto e chiesto di fare un ulteriore incontro.

Speriamo che, insomma, riesca il Comune a modificare qualcosa nel regolamento, in maniera tale che questo progetto possa decollare, ma possa decollare nella maniera giusta e senza problemi“.

Conclude la capogruppo Loredana Modaffari: La sicurezza pubblica è sicuramente uno dei nostri obiettivi, tant’è che il consigliere Bracco e il nostro gruppo già l’estate scorsa avevano presentato una serie di proposte al Sindaco per poter, in qualche maniera, coadiuvare le forze dell’ordine, che sappiamo essere in sofferenza.

Quindi, diciamo che lo spirito del Presidio Amico, che abbiamo anche rappresentato in Consiglio Comunale, essendo già stato istituito in altri comuni d’Italia, è sicuramente uno spirito condivisibile.

Abbiamo però presentato immediatamente, come ha rappresentato il collega Bracco, che questa tipologia di regolamento e questa tipologia di scelta, quindi di individuazione di una figura ibrida tra il volontariato civico e l’incarico istituzionale, non possa essere assolutamente accolta, ma questo proprio dal punto di vista normativo.

E quello che dispiace è che purtroppo questa maggioranza, come sempre accade, non accoglie quelle che sono le nostre eccezioni e i nostri rilievi, che probabilmente derivano dalle nostre professionalità, non necessariamente derivano dalla volontà comunque di mettere in discussione solo e sempre l’operato dell’amministrazione. Quindi non sono distruttive, ma sicuramente costruttive.

Abbiamo infatti evidenziato quelli che erano i punti che, a nostro parere, non potevano sposare, non potevano essere inseriti in un quadro normativo, perché abbiamo una riserva di legge. L’articolo 118 della Costituzione prevede forme di coordinamento statale per queste materie di ordine pubblico, ma esclude che l’attività circoscritta dei volontari violi l‘autonomia regionale o le norme sulla polizia, le norme statali, quindi c’è una riserva di legge.

Lo Stato necessariamente deve intervenire, tant’è che, come ci ha detto il Difensore civico, era necessaria una previa concertazione con la Prefettura.

Il regolamento, per cui, ha seguito un iter assolutamente legittimo, ha un contenuto legittimo, perché, come diceva la collega, è previsto uno stipendio e a questo discorso, allo stipendio, necessariamente consegue un inquadramento.

Voi mi insegnate: nel momento in cui io vengo retribuita, al di là del fatto che i volontari, abbiamo l’altra norma che ci dice che i volontari non possono essere retribuiti assolutamente, se un volontario viene retribuito deve avere un inquadramento, deve avere un inquadramento infortunistico, cioè ci sono tutta una serie di norme, di problematiche che noi abbiamo rappresentato sommessamente in Commissione, abbiamo rappresentato poi in Consiglio Comunale.

Ovviamente abbiamo espresso un voto contrario, ma non perché siamo contrari in linea di principio, ma perché siamo contrari ad una formalizzazione assolutamente illegittima.

Mi scuserà il Sindaco che dice che lo accusiamo, speriamo non ci faccia un’altra denuncia perché diciamo che è illegittima, ma sicuramente esponiamo purtroppo il Comune a una serie di rischi, anche addirittura ad eventuali cause di lavoro che potrebbero fare in futuro le persone assunte, perché vengono poi assunte.

C’è inoltre un rischio dell’usurpazione di funzioni, perché i cittadini che dovessero esercitare attività di pattugliamento, di vigilanza, sulla base di un regolamento che, mi spiace dirlo, è nullo, è illegittimo, rischiano poi delle contestazioni penali, perché non sono neanche coperti.

Il danno erariale sicuramente, perché lo stanziamento di fondi comunali basati sul regolamento sicuramente è illegittimo, configura automaticamente un’ipotesi di danno erariale.

Ci sarebbe quindi piaciuto che quel giorno il Sindaco, di fronte ai nostri rilievi, ma ripeto non distruttivi ma costruttivi, avesse magari sospeso l’approvazione della pratica, eventualmente rinviandola, accogliendo le nostre prospettazioni e magari andando a esaminare e verificando che una figura ibrida di questo genere non è assolutamente accoglibile.

A questo punto necessariamente il Prefetto, perché lo prevede la normativa, non essendo stato interessato, perché la norma dice previa concertazione con la Prefettura, dovrà necessariamente intimare al Sindaco l’annullamento di questo termine.

Perché non significa che non sarà poi possibile riprendere questa strada, riprendere questa scorta, ripeto, anche gli altri comuni importanti italiani, come abbiamo rappresentato in Comune, e giungere alla costituzione di un’associazione comunque riconosciuta, comunque con denominativi validi e inserita nei regolari elenchi previsti dalla Prefettura, con lo spirito del volontariato e con spirito di supporto alla cittadinanza, che sicuramente ne potrebbe avere un vantaggio, nel senso comunque avere una persona che misura, che controlla e sentirsi comunque appoggiata, anche per un anziano, per un genitore.

Ma deve essere una figura legittima, non si può andare sempre allo sbaraglio e andare, diciamo, alla carlona, creando queste figure ibride, esponendo, ripeto, il Comune a sicuramente danni di diverso genere.

Quindi l’attività della minoranza non è un’attività distruttiva, è un’attività costruttiva. Bene l’idea, ma formalizziamola e agiamo all’interno della cornice normativa”.

A cura di Alessandro Moschi

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