“Claudio Scajola si congratula con se stesso e presenta la provincia di Imperia come un “esempio virtuoso” perché il 60% degli istituti è classificato in fascia A, terzo dato nazionale. Ora, prima di trasformare una statistica amministrativa in un titolo di merito politico, bisognerebbe avere il rigore di spiegare che cosa quella statistica misura davvero“. A parlare è la consigliera comunale di minoranza del Comune di Ventimiglia ed esponente del M5S provinciale Maria Spinosi.
L’intervento dell’esponente M5S: “Quando si passa dalla propaganda ai numeri che riguardano davvero istruzione, competenze e diritto allo studio, il quadro cambia completamente”
“Quel 60% non misura la qualità della scuola – prosegue –, non misura la dispersione, non misura le competenze degli studenti, non misura quanti ragazzi arrivano al diploma, non misura l’accessibilità degli edifici o la possibilità concreta di raggiungere ogni giorno una scuola. Misura la presenza di istituti grandi e complessi, anche per effetto di accorpamenti, riorganizzazioni e riduzione delle dirigenze.
Presentare questo dato come una certificazione di eccellenza scolastica significa attribuirgli un significato che non ha. Quando si passa dalla propaganda ai numeri che riguardano davvero istruzione, competenze e diritto allo studio, il quadro cambia completamente.
Secondo Istat – BesT 2025, i dati collocano Imperia ben lontano da qualunque rappresentazione trionfalistica:
- con il 62,5% dei 25-64enni con almeno il diploma, Imperia si colloca 72ª su 107 province italiane; il dato è inferiore sia alla media nazionale sia a quella del Nord-Ovest.
- per laureati e altri titoli terziari tra i 25 e i 39 anni, appena il 20,1%, Imperia precipita al 101° posto su 107 province: è quindi tra le ultimissime d’Italia.
- il passaggio all’università dei neodiplomati è fermo al 45,6%: ultimo dato tra le quattro province liguri, contro il 51,7% nazionale e il 58,6% di Genova. L’indicatore si riferisce al 2022, ultimo dato disponibile nel BesT 2025.
- i NEET sono il 15,2%: Imperia è peggiore del Nord-Ovest, fermo al 10,2%, mentre in Liguria soltanto Genova presenta un dato nettamente migliore, al 9,2%.
- il 45,4% degli studenti di terza media non raggiunge competenze alfabetiche adeguate, contro il 39,9% nazionale e il 35,9% del Nord-Ovest; Istat colloca esplicitamente Imperia in situazione di svantaggio.
- nelle competenze numeriche inadeguate siamo al 46,1%, contro il 44% nazionale e il 37,3% del Nord-Ovest.
- appena il 31,4% degli edifici scolastici è totalmente privo di barriere fisico-strutturali, contro il 40,5% italiano e il 45% del Nord-Ovest. Istat colloca Imperia «ampiamente al di sotto» del livello nazionale.
- infine, nella classifica 2026 del Sole 24 Ore, elaborata su dati Istat, Imperia è 88ª su 107 province per basso livello di istruzione: il 30,06% dei 25-49enni ha al massimo la licenza media o nessun titolo.
Non si tratta di singoli dati isolati. Istat rileva che, nel complesso, a Imperia prevalgono gli indicatori di benessere inferiori alla media italiana: sono 31. A Genova, al contrario, prevalgono quelli in vantaggio. Un quadro che rende ancora più azzardato parlare di “modello virtuoso”.
Sull’abbandono scolastico, l’ultimo dato provinciale puntuale utilizzato dalla CGIL di Imperia indicava il 22%, circa il doppio della media ligure.
La stessa CGIL ha indicato tra le cause strutturali della dispersione distanze, collegamenti, trasporto pubblico e ubicazione delle scuole.
Anche qui i fatti parlano. Nel 2026 è stato necessario istituire una nuova linea Imperia–Nava per gli studenti dell’Alta Valle Arroscia, portando l’abbonamento Pieve di Teco–Imperia da 79,50 a 42 euro al mese. Sul regionale mattutino Ventimiglia–Savona, dopo le segnalazioni di studenti e pendolari, sono stati aggiunti circa 290 posti.
Questa è la scuola reale. Quella dei ragazzi che devono raggiungerla, quella di chi rischia di abbandonarla, di chi esce dalla terza media senza competenze adeguate.
Quella degli edifici che ancora presentano barriere, quella delle famiglie che ogni giorno devono fare i conti con distanze, trasporti e costi.
Terzi in Italia per istituti di fascia A, ma 101esimi su 107 per quota di giovani laureati e 88esimi per basso livello di istruzione.
Sono classifiche diverse, certo ed è proprio questo il punto: prima di proclamare Imperia “modello virtuoso”, bisognerebbe avere l’onestà istituzionale di guardarle tutte.
La priorità non dovrebbe essere festeggiare gli accorpamenti, ma lavorare giorno e notte affinché nessun ragazzo abbandoni la scuola, resti indietro o non possa accedervi. È questo il podio che dovrebbe interessarci”.






