Non soltanto istituti penitenziari e traduzioni su strada. C’è una parte della Polizia Penitenziaria che svolge il proprio servizio sul mare, a bordo di motovedette chiamate a garantire collegamenti, trasporto di detenuti, personale e materiali. È il Servizio Navale della Polizia Penitenziaria, presente in questi giorni a Imperia con uno stand in occasione delle Vele d’Epoca.
Un’occasione per conoscere da vicino una specialità del Corpo poco nota al grande pubblico e scoprire, attraverso i modellini delle imbarcazioni esposti allo stand, cosa significa lavorare quotidianamente tra mare e istituti penitenziari.
A raccontare il servizio sono il commissario Flavio Godano, comandante della Casa circondariale, l’assistente capo coordinatore Pasquale Modesti di Imperia, l’assistente capo David Ringucci, in forza al Nucleo centrale del Servizio Navale di Roma, e l’assistente capo Michele Mottola, della base navale di Livorno.
Gorgona, 18 miglia di mare e un collegamento fondamentale
Uno degli esempi più particolari è quello dell’isola di Gorgona, nell’Arcipelago Toscano. Qui è presente una colonia penale agricola e il mare rappresenta necessariamente il collegamento con la terraferma.
La base navale di Livorno garantisce il servizio verso l’isola, distante circa 18 miglia, assicurando quel collegamento che gli stessi agenti descrivono come una sorta di “cordone ombelicale” con la terraferma.
Le imbarcazioni della Polizia Penitenziaria non servono infatti soltanto per le traduzioni dei detenuti. Svolgono anche tutte quelle attività di supporto operativo e logistico indispensabili per il funzionamento di un istituto situato su un’isola.
Una funzione analoga viene svolta da Marina di Campo verso Pianosa, altra realtà legata alla presenza dell’Amministrazione penitenziaria.
Le motovedette con una cella a bordo
Tra i modellini mostrati alle Vele d’Epoca ci sono quelli delle motovedette utilizzate proprio per questi servizi.
Gli agenti hanno raccontato in particolare la storia delle unità della classe V, costruite a Gaeta e arrivate a circa quarant’anni di attività. Imbarcazioni che progressivamente stanno lasciando spazio a mezzi di nuova generazione.
Una caratteristica racconta immediatamente la particolarità del loro impiego: a bordo è presente una cella detentiva, necessaria per effettuare in sicurezza le traduzioni via mare.
I nuovi mezzi sono dotati, secondo quanto spiegato allo stand, di due motori MAN da 800 cavalli ciascuno. Una scelta dettata dalla necessità di disporre di imbarcazioni veloci e affidabili per servizi che possono svolgersi in condizioni molto diverse.
«Sono motori ottimi per quello che serve a noi, veloci e affidabili», spiega il personale del Servizio Navale, sottolineando la soddisfazione per le nuove unità messe a disposizione dall’Amministrazione.
Il servizio anche nella laguna di Venezia
Il mare è parte integrante dell’attività della Polizia Penitenziaria anche a Venezia, dove la conformazione della città rende inevitabile il ricorso alle imbarcazioni per numerosi spostamenti e per le traduzioni via acqua legate agli istituti penitenziari.
Una realtà diversa da quella delle isole toscane, ma che mostra quanto il Servizio Navale sia specializzato nell’adattare uomini e mezzi alle caratteristiche dei territori nei quali opera.
A Imperia, in mezzo alle imbarcazioni che animano le Vele d’Epoca, lo stand offre così l’opportunità di scoprire un volto meno conosciuto della Polizia Penitenziaria: quello degli agenti per i quali il mare non è soltanto una cornice, ma una parte quotidiana del servizio.






