Il consigliere comunale di minoranza del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra Imperia, Lucio Sardi, interviene con una nuova nota sul progetto di completamento del porto turistico di Imperia e sulla procedura delle manifestazioni di interesse avviata da Marina di Imperia.
Secondo Sardi, dalla lettura dei documenti emergano criticità sulla sostenibilità economica del progetto, in particolare per quanto riguarda le opere edilizie residenziali e turistiche previste a terra
l consigliere critica inoltre la scelta dell’amministrazione Scajola e della maggioranza consiliare, chiedendo una revisione del progetto e una riflessione sul futuro dello scalo: “La lettura dei documenti sulla procedura delle manifestazioni di interesse per il completamento del porto turistico – ottenuti solo grazie all’intervento del difensore civico regionale – fornisce molti spunti sui problemi che derivano dal tipo di progetto voluto dall’amministrazione Scajola. Attenendomi alle rigorose prescrizioni sulla riservatezza degli atti – che l’amministrazione ha ritenuto di ribadire nella lettera di accompagnamento alla documentazione “top secret” che ha dovuto consegnarmi (unico documento non riservato e che allego per trasparenza e monito al comunicato) – eviterò di fornire, anche in forma mediata, informazioni dirette sul loro contenuto, ma solo un giudizio emergente dalla loro lettura. Una lettura che bisognerebbe “imporre” in primo luogo ai consiglieri comunali di maggioranza i quali, inseguendo in stile gregge Scajola nel voler realizzare a tutti i costi un progetto del porto che era già insensato ai tempi dell’arrivo di Caltagirone, continuano a votare ogni pratica acriticamente, perfino quando emergono evidenti problemi che necessiterebbero anche solo di un ripensamento, di una riflessione e di qualche aggiustamento.
Una premessa è necessaria in merito al contenuto delle sei manifestazioni di interesse presentate alla partecipata Marina di Imperia, da altrettanti soggetti imprenditoriali interessati all’ottenimento in subconcessione di tutte o parte delle aree portuali affidate alla società partecipata del Comune. In ragione della determinazione dell’amministrazione comunale nel tentare di mantenere la segretezza su quanto contenuto nelle comunicazioni effettuate dalle società partecipanti alla manifestazione di interesse – che, come indicato nel bando con cui Marina di Imperia ha avviato la consultazione, dovrebbe limitarsi a tutelare testualmente “informazioni coperte da riservatezza o segreti industriali/commerciali” – si rimane sorpresi nel verificare come queste contengano ben poche informazioni considerabili riservate e certamente nessun segreto industriale o commerciale.
Altrettanta delusione delle aspettative si coglie in merito al puntuale riscontro alle undici richieste di riscontro su diversi aspetti del progetto (dalla sostenibilità economica dell’operazione, alle sue possibili modifiche, alle azioni per migliorare i servizi portuali, ai canoni offerti per la subconcessione) contenute nel bando predisposto da Marina di Imperia, a cui in molti casi non è stata fornita una valutazione più ampia di un breve accenno. Più che a un caso di documentazione “top secret”, la lettura critica della documentazione ci mette di fronte a una situazione da “flop secret” per quanto di seguito si andrà a rappresentare.
Di fronte alla scarsità di elementi concreti contenuti nei documenti, forse la resistenza dell’amministrazione Scajola a consegnarli a consiglieri comunali di opposizione (scelta che li ha portati addirittura a farsi richiamare dal difensore civico regionale) – oltre che dall’insopprimibile istinto a cercare di bloccare ogni “intromissione” critica sul suo operato – ha origine proprio dal deludente esito che la procedura ha dato sulla fattibilità del progetto nella parte riferita alle previste opere edilizie residenziali/turistiche.
Mantenendo la dovuta riservatezza, si possono considerare le principali valutazioni sul progetto che emergono dalle manifestazioni di interesse presentate dai cinque soggetti imprenditoriali che l’amministrazione Scajola (dimenticandosi curiosamente di inserire nel conto il sesto soggetto partecipante, probabilmente l’unica impresa locale, forse ritenuta non degna di tale riconoscimento) ha, con enfasi, definiti “significativi gruppi italiani e internazionali operanti nel comparto”.
Il primo elemento è che hanno di fatto dichiarato irrealistico il piano finanziario che prevedeva le modalità di copertura degli investimenti necessari per il progetto di completamento del porto votato in Consiglio Comunale e su cui si è basato il rilascio della concessione sessantacinquennale. Un elemento che svela l’approssimazione con cui, nei passaggi decisionali del Comune, si sia valutata la sensatezza e fattibilità di opere a terra di rilevante importo e impegno finanziario, che si era favoleggiato potessero essere sostenute con la concessione di solo una parte dei posti barca più redditizi e senza ricorso al credito.
Proprio verso le opere a terra previste dal progetto per la parte residenziale e ricettiva, quei “significativi gruppi del settore” manifestano infatti dubbi, critiche anche di natura urbanistica e, in forme diverse, un certo disinteresse a occuparsene, in quanto interventi evidentemente estranei alle necessità e esigenze di un porto turistico.
L’elemento politico e amministrativo che la lettura delle manifestazioni di interesse fa emergere – e che proviene da soggetti estranei al dibattito politico locale i quali guardano al progetto di completamento del porto voluto dall’amministrazione Scajola esclusivamente con l’ottica imprenditoriale volta alla sua massima funzionalità e sostenibilità – è la sostanziale conferma dell’irragionevolezza dei volumi edilizi che essa prevede.
Un elemento che trova conferma anche nelle precedenti attività di sondaggio del mercato, come si evince leggendo il bando per l’ultima manifestazione di interesse del 01/04/2026 in cui – nella parte dove ripercorre l’esito della precedente analoga procedura attivata il 27/10/2025 – è precisato che “nel contesto della procedura, inoltre, nessuno degli operatori economici intervenuti aveva manifestato interesse per l’acquisizione dei singoli sedimi, in regime di art. 45 bis cod. nav., destinati ad alberghi e residenze”.
L’altra evidenza che emerge dalla lettura delle carte – che si può liberamente esprimere senza timore di rivelare alcuna informazione “riservata”, in quanto riportata sempre nell’avviso pubblico dell’ultima manifestazione di interesse e già “spifferata” in interviste dall’amministratore unico di Marina di Imperia – è che i “significativi gruppi del settore” che si propongono di prendere in subconcessione le aree portuali, non si limitano a richiedere solo una parte dei posti barca, elemento che smonta l’ottimistico schema di realizzazione delle opere fatto votare in consiglio comunale e predisposto dalla Marina di Imperia per attivare la procedura di affidamento delle sub concessioni, poi revocata a marzo scorso.
Una richiesta che se accolta – privandola di praticamente tutti i posti barca salvo quelli della nautica sociale – renderebbe totalmente marginale il ruolo della società partecipata Marina di Imperia e di fatto velleitario l’impegno assunto – e già oggetto di rinvio – di garantire al Comune il versamento di canone annuo di due milioni di euro; una condizione che manterrebbe la gestione pubblica del porto turistico di fatto solo sulla carta.
Ripercorrendo nel tempo tutta la fase di “confronto” e analisi del mercato messa in atto da ottobre 2025 dalla società partecipata Marina di Imperia, è ormai evidente come sia in atto una sorta di disperata rincorsa nel trovare un privato disposto a farsi carico di un progetto privo di sostenibilità al prezzo della totale svendita dell’interesse pubblico.
Una condizione di subalternità che riporta alla mente uno schema simile a quello vissuto ai tempi dell’arrivo del gruppo Acqua Marcia di Caltagirone che, prima di far precipitare l’opera nel buco finanziario delle sue società – in assenza di capacità di controllo da parte del soggetto pubblico – ha consentito la realizzazione di molte delle opere con una pessima qualità, come testimonia ancora oggi l’inagibilità dei parcheggi sotterranei del porto.
Siccome il Diavolo, il Demonio, ma anche il Demanio fa le pentole ma non i coperchi, nonostante la flessibilità degli strumenti che la nuova legge sugli appalti partorita dal governo delle destre offre per assegnare opere anche di grande dimensione, questa situazione prefigura un cortocircuito su cui rischia di prendere una ulteriore sberla il fautore del progetto del “porto più grande del Mediterraneo”.
Ci si chiede infatti come sia possibile concedere a un soggetto privato una sub-concessione sessantacinquennale derivante da una concessione originaria rilasciata per una durata così lunga in ragione delle opere che andrebbero realizzate, se tali opere, per ragioni comprensibili, non è chiaro se o chi possa assumersi l’onere e il rischio di realizzarle.
Che di fronte a tale scenario l’amministrazione comunale possa fare una riflessione seria e prendere atto di essersi cacciata in una strada stretta e forse senza uscita è difficile prevederlo in assenza di un minimo di autonomia e capacità rispetto ai voleri di Scajola da parte dei consiglieri di maggioranza e dalla incapacità del sindaco di fermarsi di fronte al rischio di una scommessa al buio.
Avendo avuto la possibilità di giocare questa partita a carte scoperte con l’amministrazione, come opposizioni lavoreremo per svolgere il nostro ruolo di critica e – probabilmente vana – opera di persuasione per la revisione del progetto, al fine di evitare che la città di Imperia riceva in eredità un bis del fallimento sul completamento del porto turistico da chi, bluffando, prova a far credere di avere in mano il tris del mandato.
Lucio Sardi – Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra Imperia






