9 Settembre 2026 16:05

Imperia, porto turistico: Sardi bacchetta il sindaco Scajola. “Bilancio Marina di Imperia in difficoltà, canoni e crediti non riscossi”

Non si placa lo scontro sul porto turistico di Imperia. Il consigliere comunale di minoranza Lucio Sardi (Alleanza Verdi e Sinistra) torna sull’argomento con una lunga nota stampa, questa volta rispondendo direttamente al sindaco Claudio Scajola. Sardi rilancia le sue critiche al progetto di completamento del porto e allarga l’analisi ai bilanci della società partecipata Marina di Imperia, evidenziando quella che definisce una “preoccupante carenza di liquidità”.

Per valutare la vicenda del completamento del porto turistico di Imperia è necessario un notevole impegno di analisi dei documenti e di ricostruzione dei fatti. Un lavoro estremamente complesso, quindi, sia perché si tratta di fatti che si sono sviluppati in ben venti anni, sia per la difficile lettura della sua contrastata vicenda giudiziaria – che ha visto Caltagirone assolto penalmente nonostante le accertate responsabilità nel mancato completamento delle opere – sia per la necessità di interpretare gli aspetti giuridici legati al settore demaniale e alle norme sulle opere pubbliche.

Come avviene per ogni argomento ostico e su cui bisogna assumersi la responsabilità di affrontarne la complessità e quando le cose non vanno come si era promesso, certa politica si rifugia dietro il paravento della semplificazione, dell’annuncio o della giustificazione facile. Nello “scambio di opinioni” che ho avuto con il sindaco sulla lettura degli esiti dell’ultima procedura di manifestazione di interessi avviata ad aprile scorso dalla società partecipata dal Comune, lo schema sopra descritto si è riproposto in modo plastico.

Di fronte alla mia lettura critica e articolata sulle dinamiche che la terza procedura di indagine di mercato – attivata in soli sei mesi da Marina di Imperia srl per sondare l’interesse, la disponibilità e le condizioni poste da imprese private per realizzare il progetto di completamento del porto voluto dall’amministrazione Scajola – al sindaco è bastato attribuirmi del bugiardo dispensatore di falsità, animato solo da intenti distruttivi e incapace di fare una proposta concreta.

Scajola, che è il primo responsabile del fallimento dell’operazione dell’inizio degli anni 2000 architettata con Caltagirone e che quindi, in termini di capacità distruttive, è maestro, pensa di cavarsela accollandomi il desiderio di ottenere quello che a lui è riuscito perfettamente.

Una strategia comunicativa distraente per evitare di confrontarsi sul tema centrale che ho posto in consiglio e nell’ultimo comunicato, ovvero che esiste un evidente problema e rischio derivante dalla scelta di aver voluto prevedere – nel progetto del completamento del porto – una rilevantissima e insensata quantità di opere edilizie a destinazione residenziale o turistica.

Da questa scelta nasce l’esigenza di trovare un soggetto privato disposto a farsi carico di investimenti per realizzare opere che non hanno alcuna giustificazione in termini di sostenibilità economica e utilità rispetto a una infrastruttura portuale turistica e il rischio che, pur di trovarlo, si debba consegnargli per decenni la redditività e il controllo del porto, in una condizione di subalternità del Comune e della sua partecipata molto rischiosa, in particolare nella fase di realizzazione delle opere.

Alla luce di quello che si è visto ai tempi di Caltagirone, è legittimo domandarsi se, affidandosi e stendendo il tappeto rosso a una impresa privata – magari un gruppo internazionale con sede in paesi a fiscalità agevolata o con scarsa trasparenza dei propri assetti societari – per realizzare opere di cui non ha particolare interesse e che sa di dover riconsegnare dopo 65 anni, si sia in grado di evitare che queste vengano realizzate in modo tale da non ritrovarcele poi in stato pessimo dopo la fine della concessione.

E’ una domanda che rivolgo al sindaco ingegnere-architetto-geologo-geometra della domenica che, nel lontano 2019, annunciava la riapertura dei garage sotterranei del porto, e lo faceva circondato da tecnici di provata competenza nel settore chiamati a raccolta e che – come i partecipanti alla manifestazione di interesse – qualche perplessità sulla credibilità di quanto lui annunciava probabilmente la avevano.

Ipotizzando per assurdo che il sindaco voglia una volta concederci la cortesia di provare a confrontarsi nel merito invece di accusarmi falsamente di non aver “offerto alcuna proposta migliorativa” sul progetto, gli sottopongo una proposta di buon senso, magari di quelle che – chi vive nella sua corte con una postura troppo deferente – non osa suggerirgli.

Per difendere l’interesse della città a poter godere di qualche risorsa derivante dalla gestione del porto turistico, sarebbe forse il caso di cogliere i segnali che in sei mesi di indagini di mercato sono arrivati e che vi hanno portato a un continuo arretramento del ruolo pubblico nella gestione del porto.

Ricordiamo che si è passati dalla prima ipotesi della cessione anticipata per 65 anni dei diritti dei posti barca per finanziare i lavori in partnership con dei privati, per poi arrivare allo spacchettamento in cinque lotti delle opere con cessione ai privati di parte dei posti barca più redditizi e, infine, alla cessione di tutti i porti barca ai privati pur che realizzi le opere a terra.

Non le risulta ragionevole che l’unica strada possibile per non lasciare per decenni ipotecato l’intero porto ottenendo solo le briciole dai privati, basterebbe rivedere il progetto eliminando le anacronistiche palazzine residenziali e l’albergo a 5 stelle e poi, o ridurre la durata della concessione in ragione delle minori opere da realizzare, o puntare su altri interventi più utili e urgenti per la collettività?

Possibile che, pur di non accettare che la sua visione di città non trovi riscontro nella realtà, sia disposto a far correre ai cittadini il rischio di un nuovo pasticcio e a imporre una operazione che non corrisponde agli interessi di chi vive a Imperia?

Pochi mesi fa – tentando di non dare nell’occhio al punto che gliel’abbiamo dovuto tirare fuori a colpi di accessi agli atti – per evitare il naufragio totale (un rischio ancora non scongiurato) del progetto di riqualificazione della SAIRO, ha deciso di non realizzare più le due palazzine previste nel progetto che dovevano dare risposte al bisogno di alloggi per fini sociali, mentre oggi, nonostante vi siano analoghe ragioni di prudenza e responsabilità verso la città, non intende rinunciare a quel muro di cemento sul fronte mare dove vuole realizzare “residenze e un albergo di lusso”.

Mettendo le due scelte in parallelo, emerge chiaramente quali siano la sua visione di città e le priorità che muovono il suo agire e magari qualcuno può farsi un’idea più chiara su chi, in questa vicenda, dica falsità o sia mosso da un accecante desiderio di ottenere una vittoria politica perdendo di vista l’interesse dei cittadini di Imperia.

Lasciando il sindaco ai suoi dubbi e alle sue certezze, vorrei dedicare alcune considerazioni all’amministratore unico della società Marina di Imperia, il quale, per una personalissima sua interpretazione dello spirito di servizio, pochi mesi fa si è dimesso da quella carica per poter, pochi giorni dopo, farsi rinominare dal sindaco con un mandato più ampio e alla cui perizia e impegno dobbiamo affidarci per sperare che la società partecipata dal Comune operi con efficienza.

Avendo inopinatamente fatto richiesta per avere visione del bilancio 2025 e del budget previsionale 2026 della società, che sono stati approvati con grave ritardo – ma non sono coperti da “segreto” come i documenti delle manifestazioni di interessi – mi permetto alcune valutazioni sui dati contabili e su alcuni passaggi delle relazioni di accompagnamento agli stessi.

Premettendo che la società Marina di Imperia srl da diversi anni gestisce il bacino portuale senza dover più corrispondere il sostanzioso canone alla curatela fallimentare della Porto di Imperia spa e non ha effettuato nel porto consistenti investimenti infrastrutturali, l’analisi della sua situazione economica e patrimoniale solleva preoccupazioni e interrogativi.

Il bilancio 2025 chiude con un utile praticamente nullo (13 mila euro) – come peraltro negli ultimi anni, in cui la società ha anche usufruito di tutte le deroghe concesse dalla normativa del Covid sulla sospensione degli ammortamenti – ed è stato raggiunto solo grazie a poste economiche straordinarie positive per circa 134 mila euro, senza le quali sarebbe stato negativo.

La società nel 2025 ha acceso due mutui per complessivi 3 milioni di euro per fare fronte all’anticipazione del canone demaniale sessantacinquennale, il quale ammontava però a meno di due milioni di euro, segno evidente di una preoccupante carenza di liquidità.

Una difficoltà finanziaria testimoniata dal fatto che, pur avendo ottenuto di farsi rimborsare nel corso del 2026 l’anticipazione del canone demaniale per un milione e mezzo, dalla lettura del prospetto dei flussi di cassa allegati al budget, è evidente che non è in grado di destinare quella somma per estinguere i mutui, con cui di fatto sta finanziando attività correnti e non investimenti.

La società, a fine 2025, risulta ancora debitrice verso il Comune di Imperia di oltre novecentomila euro di Imu non pagata, che sta versando a rate, configurandosi anche in questo caso una forma impropria di copertura della carenza di liquidità.

Dai dati di bilancio emerge che la Marina di Imperia, al 31/12/2025, ha un rapporto tra i debiti a breve e liquidità e crediti a breve (indice di liquidità a breve termine), molto al di sotto della soglia minima del settore di riferimento, problema che – caso mai qualcuno volesse accusarmi di mentire – emerge anche nella Relazione sul governo societario allegata al bilancio 2025.

Di questo dato preoccupa però maggiormente quanto rilevabile dall’analisi dei crediti della società, tra cui al 31/12/2025 ne risultano ancora presenti, tra l’altro, uno verso Amat spa, probabilmente inesigibile, ma soprattutto, oltre 340 mila euro di crediti per fatture ancora da emettere riferite a proventi antecedenti il 2025 e oltre 850 mila euro del solo 2025, con un dato in consistente crescita rispetto al 2024.

Ci dobbiamo augurare che questi crediti, riferibili con ogni probabilità a somme ancora da ricevere dai titolari di posti barca, non si rivelino particolarmente problematici da incassare, anche alla luce della burrascosa chiusura dei rapporti con i titolari dei posti barca della vecchia concessione demaniale decaduta.

Parliamo di quei titolari di posti barca che, dopo anni di promesse ricevute, sono rimasti scottati dalla notizia di non poter invece usufruire di sconti per riacquisire il titolo concessorio e, un po’ frettolosamente, chiamati a rapporto dalla società a fine 2025 per sottoscrivere un nuovo contratto, pena l’intimazione a liberare il posto barca e quindi magari indotti a lasciare qualche arretrato sulle spese ad “anticipazione” di eventuali futuri contenziosi.

L’ultima annotazione riguarda quanto riportato nella relazione al budget previsionale 2026, presentato con otto mesi di ritardo e che – sulla base di molte ipotesi ottimistiche sull’andamento delle entrate e pur godendo del rinvio del pagamento dei due milioni di euro che la società avrebbe dovuto versare al Comune sulla base del contratto di servizio – chiude con la previsione di un utile di soli 34.581 euro.

Nella relazione di accompagnamento, l’amministratore unico afferma che con la delibera del Consiglio Comunale del 18/05/2026 – nella quale è stato votato solo il rinvio del pagamento del canone da versare al Comune in base al contratto di servizio – sarebbero anche stati forniti alla Marina di Imperia i nuovi indirizzi di gestione per consentirle, testualmente, “di procedere con l’assegnazione in gestione, dell’intera infrastruttura portuale, fatta eccezione della nautica sociale e della calata Anselmi, a fronte dell’impegno degli operatori medesimi al completamento delle opere a terra”.

Considerato che la delibera di Consiglio Comunale citata, nel deliberato recita testualmente “di dare atto, per le motivazioni esposte in premessa, che dovranno essere stabiliti i nuovi indirizzi alla Società sulla base dei quali la medesima dovrà attuare l’affidamento a terzi ai sensi dell’art. 45 bis del cod. nav., mediante procedura ad evidenza pubblica nel rispetto di quanto previsto dal D.lgs 36/2023 e fermo restando le condizioni stabilite dal D.lgs.175/2016, in materia di società partecipate secondo il modello dell’in house providing;”, non volendo accusare – come fanno altri senza dimostrarlo o argomentare – l’amministratore unico della Marina di Imperia di aver scritto una falsità, mi permetto di ricordargli che quello che ha inteso (e che io ho denunciato) dalle manifestazioni di interesse dei privati, non ha ancora valore come decisione del Comune.

L’augurio è che la oggettivamente lunga e complessa disamina fatta dal sottoscritto sul tema, se non quella del sindaco, possa raccogliere la curiosità e l’interesse di chi non si è ancora assuefatto alla comunicazione per slogan e annunci, che sono il tratto sempre più distintivo dell’amministrazione Scajola mano a mano che aumentano le difficoltà e le critiche – anche tra chi lo ha votato – e ci si avvicina al tramonto di una consiliatura decisamente più complessa di quella che immaginava.

Lucio Sardi – Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra Imperia

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