Si è riunita oggi la commissione consiliare sul porto, nella sala Speranza Balestra del Comune di Imperia, per discutere la pratica relativa al completamento del porto turistico.
All’incontro erano presenti il sindaco Claudio Scajola, il vicesindaco Giuseppe Fossati e diversi consiglieri e assessori di maggioranza e minoranza, insieme agli avvocati del Comune e della Marina di Imperia Rossi, Piciocchi e Gaggero. In videoconferenza ha partecipato anche Antonio Bertelli, esperto delegato da Marina di Imperia per vigilare sulla gara.
Obiettivo della riunione era mettere a punto le linee guida da trasmettere a Marina di Imperia in vista del bando per individuare il partner privato che si occuperà del completamento e della gestione dell’infrastruttura
Le indicazioni emerse dovranno ora essere approvate dal consiglio comunale: prima dell’uscita del bando sono previsti due passaggi in aula, uno per la delibera di indirizzo e uno per il nuovo piano economico-finanziario.
Il vicesindaco Giuseppe Fossati ha illustrato i contenuti della commissione: “una commissione molto importante, hanno partecipato i professionisti che hanno affiancato l’amministrazione e la Marina di Imperia nella predisposizione di questa delibera. È stato molto importante che abbiamo partecipato perché hanno spiegato molto bene i passaggi tecnico-giuridici che portano a sottoporre all’attenzione del Consiglio Comunale questa delibera di indirizzo, il perché è strutturata in questo modo, come si è arrivati a questa scelta e quali sono i passaggi successivi. Sostanzialmente è stato chiarito che si chiederà al Consiglio Comunale di dare un indirizzo alla Marina di Imperia di fare una gara, una gara pubblica ovviamente, per identificare un soggetto privato interessato a realizzare buona parte del nostro porto turistico, con dei tempi molto stretti, entro sei anni dall’aggiudicazione, con tutti dei parametri molto stringenti sui controlli che rimarranno e sulla vigilanza che rimarranno competenze della Marina di Imperia, così come richiesto dalla Corte dei Conti. È stato chiarito molto bene che questa delibera è stata strutturata anche e soprattutto sulla base delle indicazioni di un parere richiesto dalla Corte dei Conti, che non solo ha certificato la legittimità di quanto stiamo facendo, ma ha anche indicato le condizioni e le caratteristiche che deve avere l’operazione così come strutturata. In un passaggio di chiusura della Commissione, ho detto ai consiglieri comunali che sono stati tutti rassicurati e garantiti dell’assoluta legittimità, come è ovvio che sia, dell’operazione che stiamo facendo, della piena sostenibilità economica di quello che stiamo facendo. È praticamente l’ultimo passaggio, o il penultimo, perché poi si prevede, dopo questa delibera, di tornare in Consiglio Comunale per approvare il nuovo piano economico-finanziario e poi finalmente si potrà fare la gara e speriamo partire con i lavori e vedere terminato nel giro di qualche anno il nostro porto turistico”.
L’assessore Monica Gatti ha confermato che il piano economico-finanziario non è ancora pronto: “durante la Commissione i professionisti che sono stati invitati anche per chiarire da un punto di vista tecnico la situazione che andremo ad affrontare, si è enunciato che tra poco tempo ci ripresenteremo in Consiglio Comunale, appunto per deliberare in merito al piano economico-finanziario. In questa fase è stato chiarito che non è possibile presentarlo perché è comunque una delibera di indirizzo che andremo a presentare, dopodiché la società in house, nostra partecipata al 100%, porrà quelle che saranno le risultanze poste a gara. Quindi, come ribadito, abbiamo un PEF che verrà revisionato, rivisitato e riproposto sulla base di quello che sarà la sostenibilità economica del progetto“.
A illustrare i dettagli tecnici della pratica è stato l’avvocato genovese Pietro Piciocchi, tra i professionisti incaricati da Marina di Imperia: “La delibera è giunta al termine di un percorso piuttosto articolato. Sono arrivate due tipologie di proposte: da un lato chi è disposto a finanziare e gestire le opere a terra, che hanno un costo importante, a condizione di gestire anche una parte più estesa della marina rispetto a quella ipotizzata dalla delibera; dall’altro chi è interessato solo alle opere della marina e non a quelle a terra, che dovrebbero restare in carico a Marina di Imperia”.
“Marina di Imperia ha optato per il primo scenario: un unico soggetto che gestirà una porzione del porto turistico, con il vincolo di completare anche la parte a terra, per evitare uno sdoppiamento della concessione”, ha spiegato Piciocchi. “Abbiamo formulato una richiesta di parere alla Corte dei Conti, che ha esaminato il nostro caso: per il modello in house è necessario che la società mantenga la governance e la responsabilità dell’operazione, procedendo con una gara pubblica per individuare il soggetto che si occuperà anche del completamento delle parti a terra”.
Il consigliere di minoranza Ivan Bracco ha sollevato due questioni principali: “Allora, dal punto di vista tecnico-giuridico c’è stato questo confronto che ritengo che sia stato utile per capire alcuni passaggi. Gli aspetti che mi preoccupano, che ci preoccupano, sono due. Uno, che il porto, così come è stato manifestato, previsto nel bando di gara, passerà al privato per 65 anni. Dunque Marina d’Imperia sarà un po’ come Rivieracqua, il pubblico dentro a Rivieracqua, cioè avrà un ruolo sicuramente marginale. Questo è quello che ci aspettiamo che avverrà e sicuramente avverrà così.
Dal confronto è emerso inoltre che l’area cantieristica sarà probabilmente gestita da chi vincerà la gara, salvo valutare in seguito un bando separato: “la concessione, dunque l’affidamento di tutta l’area, comprende anche l’attuale area cantieristica dove ci lavorano imprese imperiesi con lavoratori imperiesi, più di 50 persone tra diretti e indotto, e nulla è stato previsto per la tutela di queste aziende. Dunque su questo noi ci batteremo perché sono aziende che meritano e devono avere una tutela che l’amministrazione non ha previsto. Lo ha previsto per i dipendenti, giustamente, della Marina di Imperia, ma per gli altri lavoratori che hanno portato avanti, hanno investito in questi anni, non hanno previsto niente. Dunque su questo ci saranno altre battaglie. E poi è emerso, voi eravate presenti, che la sicurezza che questa operazione vada in porto al 100% non c’è, perché l’investimento è talmente importante, il ritorno dal punto di vista economico. Bisognerà vedere se un privato ci mette tanti soldi così per neanche più 64 anni, perché tra quando iniziano i lavori e finiscono passeranno altri 6-7 anni, dunque abbiamo perso già 10 anni di concessione. Dunque sarà un’operazione, tra virgolette, a rischio di partecipazione sicuramente”.
Anche la consigliera di minoranza Deborah Bellotti ha chiesto chiarimenti, domandando quali strumenti resterebbero in mano alla società in house una volta ceduta l’intera superficie in concessione al privato, e se la responsabilità economica dell’operazione rimarrebbe in capo a Marina di Imperia. Ha risposto l’avvocato della società: “Abbiamo previsto di inserire nello schema di contratto clausole che consentono a Marina di Imperia il controllo dell’intera operazione. Alcuni servizi, come gli ormeggiatori, resteranno alla società anche dopo l’affidamento a terzi. Non stiamo consegnando le chiavi al privato: l’operazione è pensata per garantire un presidio importante di Marina di Imperia. La concessione resta quella, subentra un soggetto terzo come modalità di attuazione: l’operazione che stiamo facendo è strumentale al completamento del porto”.
Infine, il consigliere Lucio Sardi ha sollevato dubbi sull’opportunità di votare la delibera senza avere ancora il PEF a disposizione: “abbiamo avanzato dei dubbi in merito all’operazione, perché evidentemente l’operazione, come è stata proposta, evidenzia che c’è un’ipoteca che verrà messa su praticamente tutto il porto turistico di Imperia, che verrà dato ai privati per poter sostenere, si spera, la costruzione della troppa edilizia che è prevista nel progetto. Devo dire che è stata una commissione abbastanza particolare perché è stata convocata in pompa magna dal sindaco che ha fatto dieci minuti di non relazione, poi è andato via e ha lasciato una schiera di avvocati tutti intenti a spiegarci che l’operazione non sarebbe illegittima da un punto di vista delle norme vigenti. È una cosa abbastanza curiosa perché alla fine un’amministrazione dovrebbe difendere la bontà di un progetto, confrontarsi sulla qualità del progetto. Non abbiamo ricevuto praticamente risposta, il vice sindaco che è rimasto in commissione praticamente non ha detto nulla, ha ringraziato gli avvocati. Evidentemente si sono arroccati dietro ai professionisti che hanno incaricato di svolgere alcune funzioni tecniche pensando che questo fosse l’unico elemento di valutazione di una pratica che invece non è che sia un problema solo risolto se è regolare dal punto di vista legale, ci mancherebbe ancora, ma per gli effetti e per la situazione con cui si va a completare il porto. Noi daremo tutto il porto per 65 anni ai privati, dobbiamo solo sperare che in qualche modo la città di Imperia possa ottenere qualcosa di più dei 2 milioni che avrebbe dovuto ottenere già dalla società Marina d’Imperia, che è in grandi difficoltà e mi pare sia anche in grande difficoltà nel gestire questa questione. Oggi non era neanche presente l’amministratore unico della società, io mi domando in una situazione del genere come mai abbia mandato solo l’avvocato incaricato e non si sia venuto di persona, anche per rispetto al Consiglio Comunale, alla Commissione Consiliare e ai consiglieri comunali che devono votare su questa pratica”.
La vicenda del porto turistico va avanti da mesi. A inizio maggio si era conclusa la consultazione preliminare di mercato, con cinque manifestazioni di interesse arrivate a Marina di Imperia da parte di gruppi italiani e internazionali del settore. A fine giugno il Comune aveva poi azzerato per il 2025 e il 2026 il canone da oltre 2,2 milioni di euro dovuto dalla società, spalmandolo sulla durata residua della concessione. Nei giorni scorsi la questione era tornata al centro dello scontro politico, con le opposizioni che avevano sollevato dubbi sulla sostenibilità del piano finanziario.
A cura di Alessandro Moschi















