C’è un pezzo di Imperia a 5.364 metri, ai piedi dell’Everest. È la maglia della 55ª Corsa al Monte Faudo, dedicata al memorial di Luciano Acquarone, che Adriano Arnaldi, imperiese classe 2001, ha indossato una volta arrivato al campo base. Adriano ha già conseguito la laurea triennale in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino e sta per concludere la magistrale.
La foto, scattata dalla sua guida, è stata poi condivisa sui social dalla mamma, Lara Servetti, imperiese e responsabile regionale del settore agroalimentare di Legacoop Liguria. “Mio figlio Adriano a 5.364 metri”, ha scritto, raccontando di come avesse “trafugato” la maglia del Faudo.
Il sogno del Nepal viene da lontano. “Quando avevo sei anni mio padre è andato a fare un trekking al campo base dell’Annapurna e, tornato, mi ha mostrato tutte le foto – racconta Adriano al nostro giornale – Mi sono innamorato dei paesaggi, delle valli, dei fiumi, delle montagne“. Allora non pensava all’Everest, “era più un desiderio di vedere con i miei occhi quei luoghi”. Ci sono voluti circa vent’anni, ma quest’anno il viaggio è diventato realtà, proprio insieme al padre. “Mi sembrava la persona giusta con cui imbarcarsi in un’impresa del genere – spiega – e non avevamo mai fatto un viaggio insieme“.
La maglia è entrata nella storia per caso. “Me l’ha data mia mamma poco prima che iniziassi ad allenarmi per il trekking”, ricorda. Era una maglia tecnica, comoda per le camminate, ma Adriano ha capito presto che per lei contava parecchio: anche la madre aveva corso al Faudo, qualche edizione prima. Per un paio di mesi, e anche qualcosa in più, si è allenato proprio sui sentieri di quella montagna.
Quando è arrivato il momento di preparare la valigia, non ha avuto dubbi. “Volevo portare un po’ di Imperia, un po’ di Monte Faudo con me”. Per lui quella montagna è sempre stata un riferimento: “È quella che vedo da casa, l’ho vissuta come se rappresentasse casa. Ci sono andato tante volte in moto, a piedi e in bicicletta”.
Così, al campo base, ha tirato fuori la maglia dallo zaino. “La guida mi ha fatto la foto e l’ho mandata a mia madre per farla sorridere”. Solo dopo, tornato al villaggio di partenza, ha riflettuto sul suo significato. “Ho pensato che fosse la chiusura di una sfida iniziata mesi prima, davanti alla chiesetta di Santa Brigida – dice – e anche un modo per portare con me qualcosa a cui mia mamma teneva molto”.
Quando ha saputo che lo scatto girava, Adriano ha sorriso. Per lui era un gesto “personale”: “L’ho fatto semplicemente perché volevo portare il Faudo con me”.
Un omaggio, forse senza volerlo, anche a Luciano Acquarone, scomparso a 93 anni nel giugno 2024. Storico maratoneta e mezzofondista imperiese, è stato 79 volte campione italiano master e ideatore della Corsa al Monte Faudo, la cui prima edizione risale al 1968.
Fino a quando ha potuto, saliva sul Faudo per fare il direttore di gara e consegnare di persona una medaglia al vincitore. “È stato un pioniere, un visionario e un grande sportivo”, lo aveva ricordato Gianvito Quaglia, ex presidente della Maurina.






