14 Aprile 2026 22:47

Imperia: cani vaccinati al di sotto dell’età consentita, 37enne a processo per falsificazione di documenti sanitari / I dettagli

In breve: Il tribunale di Imperia ha assolto una donna di origine russa accusata di aver falsificato i documenti di due cani, dichiarando un'età superiore al fine di importarli in Italia

Si è conclusa con un’assoluzione la vicenda di una donna di origine russa, ma attualmente residente a Bordighera, che era finita sotto processo davanti al tribunale di Imperia con l’accusa di aver introdotto illegalmente (al fine di venderli) due cani di razza Spitz dalla Russia all’Italia falsificandone i documenti sanitari.

L’accusa in particolare sosteneva che, contrariamente a quanto dichiarato dai documenti sanitari, gli animali avessero un’età inferiore alle 12 settimane, che costituisce il minimo legale per la loro esportazione o importazione.

La misura è prevista in particolare perché le vaccinazioni, se effettuate prima di quell’età, risultano meno efficaci, costituendo di fatto un rischio dal punto di vista sanitario.

Il tribunale di Imperia ha assolto una donna di origine russa accusata di aver falsificato i documenti di due cani, dichiarando un’età superiore al fine di importarli in Italia

Tutto è cominciato a partire dal confronto di questi documenti con altri di tipo genealogico, che attestavano al contrario un’età al di sotto di quanto dichiarato.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Manuel Paroletti del foro di Roma, ha però contestato numerosi punti tra quelli mossi dall’accusa: non esiste modo di stabilire una maggiore attendibilità dei documenti genealogici rispetto a quelli sanitari, ha sostenuto in aula l’avvocato, sottolineando inoltre come entrambi i documenti non siano stati prodotti dall’imputata, ma dalle autorità russe. Se anche i documenti sanitari fossero stati effettivamente sbagliati, ha concluso la difesa, la responsabilità non sarebbe comunque da attribuire all’imputata.

La difesa ha infine contestato anche la competenza territoriale del processo, considerato che i fatti in oggetto sono avvenuti all’aeroporto di Malpensa e che all’epoca l’imputata non era ancora residente in provincia di Imperia, ma nelle Marche.

La giudice Marta Maria Bossi ha quindi accolto le tesi della difesa assolvendo la donna perché il fatto non sussiste, anche se per conoscere le motivazioni bisognerà aspettare 90 giorni a partire dalla sentenza.  

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