7 Maggio 2026 23:57

Imperia: 11 mesi per una visita di chirurgia plastica, una mattinata di ordinaria gestione da parte di Asl 1 imperiese

In breve: Un sistema sanitario nazionale che favorisce indirettamente il privato e non dà risposte alla popolazione

Un sistema sanitario nazionale che favorisce indirettamente il privato e non dà risposte alla popolazione. Un nostro lettore ci scrive per raccontare una mattina di ordinaria gestione della sanità pubblica imperiese.

Imperia: 11 mesi per una visita di chirurgia plastica, la denuncia di un lettore

Da 60 giorni a 11 mesi è un attimo, o forse no. Dopo aver ritirato l’impegnativa dal mio medico di base e vedermi fissata la visita presso l’ambulatorio di chirurgica generale al quinto piano dell’ospedale di Imperia nella stessa mattinata ero pronto a rimangiarmi le mie convinzioni sulla scarsa qualità del servizio sanitario del ponente ligure. Il mio ottimismo, però, inizia a scemare quando, dopo aver fatto 5 piani di scale, l’ascensore non sembrava in gran forma stamattina, mi ritrovo in una sala d’attesa gremita con persone con varie problematiche in attesa di venir chiamate.

Appuntamento alle 11.20, io in anticipo di qualche minuto, resto in piedi per un’oretta prima di trovare posto a sedere. Davanti a me sfilano pian piano gli appuntamenti delle 9, delle 10 e delle 11. Ad un certo punto (alle 12.08) giunge un giovanotto, appuntamento alle 12.20, ma la zia infermiera intercede e lo fa passare davanti a tutti. Siamo in Italia d’altronde, tutto normale.

Attorno alle 13 interpello per l’ennesima volta l’infermiera di passaggio e le faccio presente che probabilmente il mio nominativo non è in lista visto che è passato davanti a tutti il nipote della collega. Prende l’impegnativa in mano e mi accompagna all’interno dell’ambulatorio.

Il medico mi da un’occhiata e mi dice:“Si volendo lo possiamo fare anche noi però le resterà un segno, potrebbe andare da un chirurgo plastico magari il segno non le resta. Comunque andiamo almeno a novembre”. Scelta davvero ardua ma mi sono sono affidato al buon Dio che mi ha aiutato e gli dico che tento la fortuna con il chirurgo plastico.

“Bene, – risponde il medico – le faccio impegnativa per la visita presso chirurgia plastica, può andare a Sanremo o al Santa Corona. A Sanremo ce ne sono due bravi. Ora vada giù e si faccia rimborsare il ticket perché la prestazione non è stata eseguita e si faccia passare il ticket su questa impegnativa”.

Fiducioso ma un po’ provato mi presento al CUP al piano terra, stranamente ero tallonato da un agente di polizia, magari ho una faccia sospetta. Comunque mi rivolgo all’operatrice, gentile e disponibile, che dopo essersi consultata con alcuni colleghi, mi dice che non può rimborsarmi il ticket, devo prima compilare due fogli A4 per poi vedermi, non si sa quando, rimborsato il quantum sul conto corrente. E se non ne avessi uno? Ma andiamo avanti.

L’operatrice mi comunica sconsolata che non può nemmeno prenotarmi la visita dal chirurgo plastico perché il medico di chirurgia generale nell’impegnativa ha scritto 2ª visita e siccome non c’è mai stata una prima visita, mi ha dato un numero del reparto da provare a chiamare.

Chiamo. L’infermiera, dell’ospedale di Sanremo, mi dice che non mi può dare un appuntamento se non ho una prescrizione da parte di un dermatologo (cosa di cui l’ASL sembra carente e i tempi, nel caso ve ne sia uno, sono molto lunghi) che sia pubblico o privato, è indifferente. Torno dalla signora del CUP e riferisco. Allarga le braccia, le mie erano già cadute da un pezzo. Dunque torno al 5° piano, sempre a piedi per restare in forma, e mi intrufolo nell’ambulatorio chiedendo al medico di scrivere sull’impegnativa 1ª visita o visita più in generale, vista la stazza, non fa molte obiezioni e lo fa.

Torno dalla signora del CUP, un po’ accaldato e sempre con il poliziotto che non mi perde di vista con la coda dell’occhio. Consegno l’impegnativa e finalmente riesce ad entrare nel potente sistema di prenotazione di ALISA e riesce a trovare un posto. Un ghigno quasi isterico inizia a prendere forma sul suo volto, quasi imbarazzata ma si vedeva che aveva esperienza in materia, mi comunica sconfortata la data del primo appuntamento disponibile:

GIOVEDÌ 30 LUGLIO 2026.

Ben 11 mesi di attesa anche se la mia impegnativa parla di 60 giorni di calendario massimo. Incredulo e un pochino polemico mi vedo consegnare un tagliandino con un numero verde da utilizzare “in caso di problematiche relative alla tempistica delle prenotazioni. Tento di chiamare ma il servizio ovviamente è disponibile fino alle 13. Giustamente, che fai più di 4 ore?

Mi domando, se il tempo di attesa è di 11 mesi solo per la visita, quanto ci vorrà per il piccolo intervento? Ai posteri l’ardua sentenza”.

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