Le piogge in arrivo creano sempre un po’ di preoccupazione, visto anche il periodo “meteorologico” che stiamo vivendo e la crescente possibilità di precipitazioni intense, eventi atmosferici estremi, bombe d’acqua che, lo sappiamo bene, possono trasformarsi in vere e proprie emergenze. La pulizia dell’alveo dei principali corsi d’acqua dunque, diventa fondamentale. Ma se pulire significa spingere dentro la terra vecchie gomme, plastica e materassi, allora forse non si parla veramente di ambiente.
Camminando infatti lungo le sponde del torrente Impero quel che si nota è una realtà a due facce. Se da un lato si vede che è stata fatta un’azione di sgombero per garantire il deflusso dell’acqua in caso di piena, dall’altro salta all’occhio come molti rifiuti siano stati semplicemente spinti, schiacciati, in parte sotterrati dalla ruspa, ma non rimossi.
Gomme d’auto, vecchi vestiti, pezzi di plastica, sacchetti, persino il famigerato materasso che avevamo immaginato come talamo nuziale dei cinghiali: tutto è ancora lì. Coperto da un velo di terra e fango, come se bastasse non vederli per cancellarne l’esistenza.
Ma non è così. Questi rifiuti, lo ricordiamo, si trovano a pochi metri dalla foce, dal mare. Ogni oggetto abbandonato nel greto è un potenziale rifiuto marino. Ogni pezzo di plastica ignorato oggi è una microplastica domani. Finisce in mare, finisce negli animali marini. E finisce, infine, nei nostri piatti.
È difficile parlare di “cura dell’ambiente” se poi sulle cose più semplici scivoliamo, come su delle bucce di banana (che, per altro, sono copiose nel greto del torrente) . Non basta “fare spazio” all’acqua, bisogna avere anche il coraggio e la volontà di fare pulizia vera. Per l’ambiente, per la città, per tutti noi.






