La battaglia legale sugli autovelox non omologati si fa sempre più pericolosa per i Comuni. E Imperia ne è un esempio concreto.
A metà ottobre, durante un’udienza al Tribunale, è emerso un rischio nuovo e preoccupante per le amministrazioni locali che continuano a difendere le multe contestate: la condanna per lite temeraria.
Il caso riguarda un Comune che aveva perso in primo grado davanti al giudice di pace e aveva fatto ricorso
Ma il giudice dell’appello ha formulato una proposta di conciliazione molto chiara: meglio rinunciare subito, altrimenti scatta l’articolo 96 del Codice di procedura civile, quello che prevede sanzioni aggravate per chi persiste in cause manifestamente infondate.
L’articolo, infatti, prevede che chi perde una causa considerata temeraria possa essere condannato a: risarcire i danni alla controparte, versare le spese legali e tra le altre cose anche pagare tra 500 e 5.000 euro alla Cassa delle ammende
Il punto è che la Cassazione ormai si è espressa in modo “sostanzialmente univoco” sulla questione dell’omologazione. Il giudice di Imperia lo ha detto chiaramente: “l’esito della lite appare scontato“.
Continuare a sostenere che l’autorizzazione equivalga all’omologazione, significa rischiare di essere accusati di mala fede o colpa grave.
Ma non finisce qui. Chi decide di resistere in giudizio potrebbe trovarsi nei guai anche con la Corte dei conti, che potrebbe chiedere il risarcimento del danno erariale.
E poi c’è il problema dei bilanci: gli introiti da multe per eccesso di velocità, spesso rilevanti per i Comuni, non possono più essere considerati certi.






