11 Maggio 2026 20:48

Liguria, la riforma sanitaria infiamma il Consiglio Regionale: botta e risposta tra maggioranza e opposizione

In breve: Gli interventi dei consiglieri Frascatore (OL), Ioculano (PD), Casella (AVS) e Pastorino (AOP)

Nella seduta del Consiglio Regionale di questa mattina sono state presentate quattro delle cinque relazioni di maggioranza e minoranza sul Disegno di legge 85 (Disposizioni di riordino del servizio sanitario regionale e modifica all’articolo 29 della legge regionale 7 novembre 2013, n. 33 (Disciplina del sistema di trasporto pubblico regionale e locale e del Piano regionale integrato delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti (PRIIMT)), altresì nota come la “Riforma Bucci della Sanità“.

Marco Frascatore (Orgoglio Liguria-Bucci presidente), presidente della II Commissione-Salute e sicurezza sociale, ha dichiarato: «Il disegno di legge rappresenta l’apice di un articolato processo di riordino del sistema, già avviato a partire dalla legge regionale di riforma dell’Azienda ligure sanitaria (A.Li.Sa.) – ha esordito il presidente – e delinea un organico e coerente disegno di innovazione, prevedendo un rafforzamento della governance che si esplica, da un lato, attraverso il consolidamento delle funzioni regionali di indirizzo, programmazione, valutazione e di controllo e, dall’altro, nella concentrazione dei soggetti operativi, la riduzione del numero delle aziende sanitarie, con la finalità di promuovere lo sviluppo del Servizio sanitario regionale, rendendolo più efficace ed efficiente e superando le criticità dettate dall’attuale contesto». Frascatore, in particolare, ha sottolineato come la riforma introduca «un nuovo modello di governance unitaria, fondato sulla sinergia tra la Regione e due grandi poli pubblici di erogazione dei livelli assistenziali, cioè l’Azienda unica territoriale e l’Azienda unica ospedaliera sull’area metropolitana genovese, con la finalità di superare frammentazione e disomogeneità dell’offerta assistenziale su un territorio di estensioni ridotte come quello ligure, che hanno storicamente indebolito la risposta sanitaria e sociosanitaria, allineando l’offerta agli standard nazionali». Il presidente ha sottolineato che queste misure tengono conto, fra gli altri aspetti, dell’elevato processo di invecchiamento della popolazione ligure, «che richiede una domanda sanitaria continua», ed ha illustrato nel dettaglio la riforma, che si pone l’obbiettivo di rendere più efficiente e migliorare il livello dell’assistenza, e l’iter nella II Commissione dove sono stati consultati oltre 170 soggetti fra interlocutori istituzionali e le categorie interessate.

Enrico Ioculano (Pd), vice presidente della II Commissione-Salute e sicurezza sociale, ha definito la riforma «profondamente sbagliata sia nell’approccio che nei tempi di elaborazione e dedicati al confronto» e, pur sottolineando la necessità di una riforma per superare le attuali carenze dell’assistenza, ha criticato nel merito le misure che la Giunta intende adottare attraverso il disegno di legge, a partire dalla centralizzazione decisionale e sui criteri di scelta della dirigenza. «Non è possibile riformare la governance senza disporre di dati aggiornati sui bisogni della popolazione; per mantenere un equilibrio tra livello centrale e realtà locali – ha aggiunto – occorre un coordinamento su tre macro-aree sovra-aziendali (Ponente, Area metropolitana e Levante) per uniformare procedure e creare sinergie tra aziende contigue senza cancellare le specificità territoriali».

«Un altro pilastro della nostra contro proposta – ha precisato ancora Ioculano – è il superamento dei commissariamenti nell’edilizia sanitaria perché la costruzione di nuovi ospedali deve rientrare nella programmazione ordinaria dell’assessorato alla sanità. Anche la transizione digitale è decisiva perché oggi le aziende liguri utilizzano sistemi informatici diversi e spesso incompatibili». Secondo il consigliere PD, inoltre, la riforma deve prevedere un unico piano sociale-sanitario integrato. Il vicepresidente della Commissione Sanità ha poi illustrato nel dettaglio alcuni degli emendamenti presentati: individuazione di tre aree ottimali; doppia maggioranza per l’elezione dei presidenti della Conferenza dei sindaci; approvazione da parte della stessa Conferenza del bilancio di previsione dell’Azienda Tutela Salute; eliminare la subordinazione dell’erogazione dei Lea ai limiti di spesa imposti dall’ATS; ripristinare alcuni requisiti sulla competenza nel settore sanitario, sociosanitario o socioassistenziale dei professionisti che dirigeranno le nuove Asl e l’area “Liguria Salute”.

Jan Casella (Avs) nella sua relazione ha rilevato che «la discussione avrebbe richiesto tempo, ascolto e un metodo rispettoso della complessità del sistema sanitario regionale. Invece la riforma è stata introdotta con tempistiche che gli stessi Comuni hanno definito “inadeguate” ad un confronto effettivo e con un ruolo dei sindaci ridotto a una formalità consultiva». Secondo il consigliere «la riforma sanitaria regionale può reggersi solo se è il risultato di una conoscenza capillare dei territori e delle comunità, e di un ascolto strutturato di chi opera quotidianamente nei servizi mentre si delinea un riassetto radicale costruito dall’alto». Il consigliere ha rilevato che «l’accentramento della programmazione operativa, della gestione del personale, degli acquisti, dei contratti con i privati, dell’ emergenza-urgenza nelle mani di un’unica direzione generale e di un “board” strategico collocato presso l’assessorato riscrive l’equilibrio istituzionale del sistema mentre le Asl attuali vengono trasformate in articolazioni sub-aziendali con una autonomia estremamente limitata, mentre i distretti assumono un ruolo subordinato rispetto alla filiera di comando centrata su ATS». Secondo Casella, dunque, oltre ad essere indeboliti gli spazi democratici dei territori, aumenterà la mobilità sanitaria interna, verrà a mancare la distinzione tra la funzione pubblica di committenza e l’attività di erogazione. Il consigliere, infine, ha rilevato altre carenze nel provvedimento: l’assenza di una reale quantificazione dei costi per attuare il disegno di legge e di una strategia nel settore della prevenzione.

Gianni Pastorino (Andrea Orlando Presidente) ha espresso forti critiche sul disegno di legge. «La riforma sanitaria appare soltanto come una riforma della governance del sistema sanitario. In realtà, se si volesse parlare davvero di un processo di riforma del servizio sanitario, questo dovrebbe partire dai bisogni della comunità ligure. Bisogni – ha sottolineato –  certamente cambiati rispetto a trent’anni fa, ma ancor di più modificati dopo l’epidemia di Covid-9». Secondo il consigliere, «il punto di partenza sarebbe dovuto essere misurare i nuovi bisogni che si sono determinati, bisogni articolati e diversi fra le varie porzioni del territorio regionale. La Liguria non è grande, ma ha una caratteristica precisa: è un territorio di difficile accessibilità, segnato da uno spostamento costante della popolazione verso la costa, ma che conserva comunità solide nel proprio entroterra». Pastorino ha precisato: «Il nostro servizio sanitario va certamente riformato, ma non solo nella governance, ma anche nel modo stesso di erogare i servizi, alla luce dei profondi cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi vent’anni. Ed è quindi naturale – ha detto – che sorga il dubbio che le motivazioni di questa riforma non siano esclusivamente orientate al miglioramento del servizio. Appare evidente – ha precisato – che il presidente della Giunta abbia valutato con attenzione un’operazione più tattica che strategica: in una regione dove il disavanzo sanitario cresce a dismisura, presentare una riforma che entra in vigore il 1° gennaio 2026 sembra voler dire al Governo di aspettare a commissariare la Liguria perché la Giunta sta già intervenendo. Non vedo – ha concluso – altre ragioni plausibili per tempistiche così ristrette». Pastorino ha rilevato, inoltre, che dal punto di vista della necessaria uniformità dei contratti del personale sanitario e delle procedure informatiche la riforma richiederà tempi lunghi e che il provvedimento potrebbe incrementare la mobilità del personale da una parte all’altra della regione.

Nella seduta pomeridiana l’intervento del consigliere Stefano Giordano (M5S)

Alla ripresa della seduta nel pomeriggio è intervenuto, inoltre, il consigliere Stefano Giordano (Mov5Stelle), che ha presentato l’ultima delle 5 relazioni previste sulla riforma sanitaria. Il consigliere ha esordito: «ll disegno di legge sulla riforma del Servizio sanitario regionale ligure nasce con obiettivi condivisibili, ma il nodo politico è se questa riforma sia in grado di raggiungere gli obiettivi senza produrre effetti collaterali peggiori dei problemi che intende risolvere. La scelta centrale del ddl – ha aggiunto – è una forte centralizzazione, tuttavia accentramento non significa automaticamente efficienza o prossimità. Un’unica azienda territoriale può semplificare la programmazione, ma rischia di allontanare le decisioni dai bisogni reali dei territori, in una Liguria molto eterogenea per accessibilità, densità di servizi e fragilità sociali». Secondo il consigliere «la standardizzazione può ridurre la flessibilità e trasformare la “prossimità” in un principio enunciato più che praticato». Un altro punto debole sarebbe la tempistica di attuazione: «La transizione prevista è rapida e compressa, con ricognizioni e trasferimenti automatici di funzioni. Una fusione di questa portata richiede, invece, fasi solide e progressive». «Il tema più decisivo – ha aggiunto Giordano – resta la gestione del personale, che resta quasi fuori campo nel testo, ma anche la sostenibilità economica perché il provvedimento rivendica neutralità finanziaria contando su risparmi amministrativi, ma questi risparmi sono marginali rispetto ai fabbisogni reali del Servizio sanitario e la fusione genera inevitabili costi di transizione su informatica, logistica, formazione e riorganizzazioni». Sul versante ospedaliero, infine, secondo Giordano «la nuova azienda metropolitana genovese può migliorare il coordinamento dell’eccellenza, ma rischia di accentuare la polarizzazione tra Genova e le altre province, drenando risorse e attrattività mentre le reti cliniche, i percorsi del paziente e i rapporti con il territorio sono rinviati ad atti successivi».

Al termine della relazione di Stefano Giordano è iniziato il dibattito sul provvedimento con gli interventi di altri consiglieri regionali e la replica della Giunta, al momento ancora in corso.

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