Il consigliere comunale di minoranza Ivan Bracco (PD) ha inviato una formale segnalazione alla Provincia di Imperia e per conoscenza anche al consigliere Gabriele Cascino, sollevando un tema che potrebbe avere conseguenze importanti sulla gestione di alcuni immobili pubblici nel territorio.
Al centro della questione c’è la struttura che ospita l’Istituto Alberghiero di Taggia, sul lungomare della cittadina
Secondo le ricerche condotte da Bracco all’Archivio di Stato di Imperia e alla Conservatoria di Sanremo, quell’edificio sarebbe ancora oggi soggetto a un vincolo risalente al 1930. Dalla documentazione storica emerge che il terreno fu ceduto alla Provincia con una clausola precisa: sarebbe rimasto “annesso della colonia marina” e “destinato luogo di cura“. Bracco sottolinea di non aver trovato atti successivi che abbiano cancellato quel vincolo.
“La struttura è passata alla Provincia con la clausola che i beni dovessero essere destinati a luoghi di cura della persona”, spiega il consigliere. “Quella clausola non è mai stata tolta“.
Bracco estende il ragionamento anche ad un altro immobile: la struttura in località Nava, a Pornassio, che secondo lui potrebbe provenire dallo stesso ex Consorzio Provinciale Antitubercolare e avere un vincolo analogo. Un tema tutt’altro che secondario, visto che proprio quella struttura è stata affidata alla Riviera Trasporti nell’ambito di un’operazione che ne ha scongiurato la chiusura.
“Chiedo di verificare che analoga situazione sia stata fatta per le colonie di Nava“, scrive Bracco. “Se anche lì ci dovesse essere il vincolo, la valutazione non è più la stessa”.
La posizione di Bracco si scontra però con quanto dichiarato lo scorso luglio dal presidente della Provincia Claudio Scajola. Rispondendo a un’interpellanza dell’allora consigliera provinciale Daniela Bozzano, Scajola aveva affermato che “l’esame della documentazione d’ufficio non ha evidenziato, negli atti e negli accordi intercorsi tra l’Agenzia del Demanio e la Provincia di Imperia, vincoli che limitino l’utilizzo dell’immobile alle sole finalità sociali, di istruzione o di cura”.
Una risposta che ora, alla luce dei documenti portati dal consigliere comunale, appare quantomeno da riesaminare.






