Prosegue la giornata in Tribunale a Imperia per il caso della piccola Beatrice, la bimba di 2 anni morta a Bordighera. Dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP, e dopo le dichiarazioni dell’avvocato Mario Ventimiglia, legale del padre della bambina, Maurizio Rao, a prendere la parola davanti ai giornalisti sono stati anche i difensori di Emmanuel Iannuzzi, il compagno della madre accusato di aver maltrattato la piccola: gli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini.
Parlano gli avvocati di Iannuzzi, Maria Gioffrè e Cristian Urbini
Maria Gioffrè spiega:“Iannuzzi Emanuel si è avvalso della facoltà di non rispondere, dietro consiglio dei difensori, perché nonostante le carte siano state richieste sabato durante l’esecuzione delle operazioni della misura cautelare, ad oggi noi non abbiamo ancora gli atti, non ci sono stati messi a disposizione da parte dell’ufficio GIP. Di conseguenza, la scelta processuale più logica e più tutelante per il cliente è appunto farlo avvalere, riservandoci eventualmente interrogatorio dopo la visura degli atti.
Prosegue l’avvocato Urbini: “Iannuzzi è sconvolto, è sotto shock. La sua volontà di non rispondere non è derivata da una sua scelta personale, ma è semplicemente una scelta processuale nostra e quindi indipendente dalla sua volontà di voler chiarire i fatti. Al momento è stata una scelta difensiva, in quanto non abbiamo ancora gli atti processuali.
Lui continua a dichiararsi innocente? “Assolutamente sì. Ha sempre voluto rendere le proprie dichiarazioni”.
Ha mai colpito la bambina? “Come le dico, dobbiamo attendere gli atti e poi, all’esito della valutazione degli atti, faremo le nostre decisioni su come procedere”.
I video dei cellulari sembrano essere inequivocabili, come risponderanno? “Video che noi ad oggi ancora non abbiamo. Tutti ne parlano di questi video, ma la difesa ad oggi non li ha visti, non li ha, non è materialmente in possesso – ribatte l’avvocato Gioffrè – Di conseguenza non possiamo tenere nessuna linea difensiva o avere un’opinione su dei video che sono stati sbandierati come prove schiaccianti e testuali parole della Procura, ma che ad oggi questi elementi di prova, perché di questo si tratta, noi non li abbiamo. Quindi non possiamo rispondere sul punto”.
“Nel pomeriggio dovrebbero arrivare gli atti, quantomeno gli atti documentali e i video prossimamente” – prosegue Urbini.
Il padre di Iannuzzi ha risposto, ha dato le sue spiegazioni che al momento su quello non rendiamo dichiarazioni, perché saranno oggetto del vaglio del futuro procedimento, però ha dato le sue giustificazioni e ha risposto”.
Il tritolo a chi apparteneva? “Ha riconosciuto il possesso del tritolo il padre”.
“È stata confermata la misura cautelare in carcere esclusivamente per un problema logistico di cui ci siamo già attivati per occuparcene”.
Le accuse al momento sembrano difficili da smontare? “Quella è la mossa della Procura, quelle sono le accuse sostenute dalla Procura su elementi di prova. La prova fondamentalmente ancora non c’è perché si forma nel contraddittorio e ribadisco: elementi di prova che noi ad oggi non abbiamo ancora, perché non abbiamo niente. Abbiamo l’ordinanza e basta. È sconvolto, lui è assolutamente sconvolto.“
Non si aspettava di poter essere coinvolto a sua volta? No – Ribatte Urbini: “sicuramente è stata inaspettata la misura cautelare che è stata applicata, tra l’altro con l’aggravamento del capo di imputazione, quindi assolutamente inaspettata. Tenuto conto che sono ancora in corso le indagini preliminari, sono in corso gli accertamenti medico-legali, sono in corso gli accertamenti RIS, quindi è totalmente inaspettata”.
A noi invece risulta che, e questo era già negli atti che avete tutti pubblicato, che il venerdì antecedente il lunedì del decesso la bambina fosse dai nonni. Quindi fondamentalmente contrasta con quanto appena dichiarato dal nonno.
E l’impronta della scarpa ritrovata a febbraio sul corpo della bambina? “Non abbiamo nulla in merito, perché anche quella verifica preliminare fatta dal medico legale noi non l’abbiamo. Le abbiamo richieste, ribadisco, non ci sono ancora state consegnate”.
Quando ci sarà un nuovo incontro con il PM? Lo stiamo valutando, ma ovviamente senza gli atti in mano non possiamo dare una data.
Per entrambi i punti dei vostri assistiti è stata confermata la posizione cautelare in carcere? “Per ora sì”
Il tritolo da quanto ce l’aveva? Da tempo, anni. Ha reso dichiarazioni e sarà oggetto del vaglio degli inquirenti nel futuro procedimento. Ribadisco che in entrambi i casi non si è ancora affrontato il procedimento: siamo ancora in fase di indagini preliminari e non vorremmo, dando troppe informazioni, violare un segreto istruttorio in essere ad oggi”.
Ma qual è il reato contestato a Franco? L’articolo 2 della normativa sulle armi, detenzione illegale.”









