Giornata importante in Tribunale a Imperia per fare luce sulla morta di Beatrice, la piccola bambina di 2 anni morta a Bordighera. A essere accusati la madre della piccola, Manuela Aiello e il compagno Emmanuel Iannuzzi, entrambi al momento sottoposti alla custodia cautelare.
Entrambi compariranno davanti al GIP questa mattina per l’interrogatorio di garanzia. Il primo sarà Iannuzzi, atteso per le 12, mentre per Aiello l’udienza è prevista per le 12,45. A essere interrogato sarà inoltre anche il padre di Iannuzzi, Franco, arrivato in Tribunale alle 10 in merito all’inchiesta che lo vede coinvolto per detenzione di esplosivi.
Le parole dell’avvocato Mario Ventimiglia, legale di Maurizio Rao
In attesa degli interrogatori, l’avvocato di Maurizio Rao, il padre di Beatrice, ha risposto alle domande dei giornlisti.
“La posizione di Maurizio Rao, quella di oggi, è che ovviamente si aspetta dall’Aiello che finalmente la madre dichiari la verità di quello che è successo e che è quello che ha comportato poi la morte della bambina, della piccola Beatrice“, dice l’avvocato Mario Ventimiglia.
Riguardo a Iannuzzi invece il legale dichiara: “Da lui non ci aspettiamo nulla. Era proprio l’atteggiamento tenuto sia nei confronti della bambina che successivamente alla morte, un atteggiamento cinico. Da lui non ci aspettavamo assolutamente nulla, se non un’ulteriore prova del fatto dell’estrema insensibilità di questa persona che, se non ricordo male, aveva detto che aveva dato da mangiare e da bere a queste bambine e non le aveva mai toccate“.
A proposito delle sorelline di Beatrice l’avvocato Ventimiglia aggiunge: “Sicuramente sono persone offese anche loro, sarebbero rappresentate ovviamente in circostanze diverse dai genitori. In questo caso verrà nominato qualcuno da parte del giudice per rappresentarle anche nell’ambito di questo procedimento“.
Secondo il legale di Rao il suo assistito non conosceva Iannuzzi: “Ha avuto a che fare solo una volta telefonicamente quando era in carcere, mentre stava parlando con le bambine, e questa persona si è sempre intromessa“.
Sui contatti di Rao con le proprie figlie Ventimiglia spiega: “Da quando lui è entrato in carcere, posso sbagliare, luglio-agosto 2025, fino a dicembre circa non ha mai potuto sentire le bambine, nel senso che l’Aiello non gli permetteva di sentirle. Abbiamo trovato poi estrema difficoltà per sentirle. Poi ha avuto occasione di sentirle e, in una di queste occasioni, Iannuzzi si è intromesso nella discussione“. L’avvocato non entra nei dettagli, aggiungendo solamente che “mentre lui parlava alle bambine, è stato preso il telefono alle bambine ed è stato fatto l’invito, in maniera diciamo abbastanza brutale, da parte di Iannuzzi, di non telefonare, non chiamare o di lasciarli in pace“.
“Da quello che è emerso, da quello che ha avuto modo di apprendere, lui non può fare altro che ritenere che picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se io ovviamente do con ferocia e brutalità delle botte a una bambina di due anni, non mi posso rappresentare di non determinarne la morte, cosa che poi è anche avvenuta. Non importa se non è venuta subito, ma è venuta sicuramente dopo. È ovvio che lui dice che la fragilità di una bambina di due anni è quella di un coccio di vetro e quindi una violenza come quella che è stata così ampiamente sviluppata da Iannuzzi nei confronti della bambina non poteva non rappresentare questo esito. Tant’è vero che, ed è triste ricordarlo, la bambina più grande ha visto le condizioni del capo, della mano e poi l’abbandono assoluto nel letto di questa bambina.
C’è stata una modifica anche del capo di imputazione. Noi siamo sereni e ci aspettiamo che eventualmente questo capo di imputazione sia solo provvisorio. Speriamo che la Procura dia ulteriori elementi, che devono ovviamente essere ancora depositati, e possa contestare quantomeno a Iannuzzi l’omicidio volontario di questa bambina.
Non si può non pensare che picchiare una bambina in quel modo selvaggio non possa determinare una morte. Lui magari pensava di avere un animale in mano e di trattarlo come un animale. Basta vedere il racconto della bambina più grande, che sentiva picchiare, battere, battere, battere, e il sangue che usciva dal naso: come trattare una persona come un animale.
Sul corpo della piccola, il legale infine commenta: “Il corpo ancora non è stato messo a disposizione perché la consulenza del medico legale deve essere ancora depositata. Nel momento in cui verrà depositata e il corpo non necessiterà più di ulteriori indagini, sarà la stessa Procura a metterlo a disposizione, senza eventuali richieste della difesa“.






