19 Aprile 2026 01:43

Sanremo 2026, il termometro dei co-conduttori della seconda serata: Lauro non ha bisogno di effetti speciali

La seconda serata del Festival di Sanremo, come già anticipato in sala stampa, è stata costruita su un’alternanza di co-conduttori accanto al direttore artistico Carlo Conti e alla co-conduttrice fissa delle cinque serate, Laura Pausini. Sul palco dell’Ariston si sono avvicendati Achille Lauro, Lillo Petrolo e Pilar Fogliati, tre presenze molto diverse per stile e approccio.

Su Achille Lauro c’erano pochi dubbi. Negli anni ha dimostrato di sapersi muovere con disinvoltura sia come performer sia come presenza televisiva. Anche in questa occasione la sua conduzione è stata precisa, misurata, mai eccessiva. Sicuro dei propri tempi, spigliato ma senza cercare forzatamente l’applauso, ha occupato il palco con naturalezza, senza bisogno di sovraesposizioni o effetti speciali. Una presenza solida, che ha dato continuità al ritmo della serata.

Lillo ha portato invece quella leggerezza necessaria in una seconda serata tradizionalmente e potenzialmente un po’ più fiacca e senza l’hype del debutto. Le battute, pur evidentemente preparate nella maggior parte, hanno funzionato. Hanno alleggerito i passaggi più tecnici, spezzato la tensione e reso lo scorrere della puntata più fluido. La sua comicità non ha cercato la gag a tutti i costi, ma ha accompagnato la conduzione con discrezione ed efficacia.

Per quanto riguarda Pilar Fogliati la sensazione è stata diversa rispetto alle attese. Ha mostrato le sue imitazioni con spontaneità risultando fresca e leggera. Per versatilità e intelligenza scenica ha ricordato, per certi tratti, una giovane Virginia Raffaele. L’emozione era visibile, ma non l’ha mai frenata. Anzi, l’ha trasformata in energia. E soprattutto ha dimostrato una qualità importante: la capacità di cambiare registro. Dalla leggerezza delle imitazioni alla precisione nelle presentazioni dei cantanti, il passaggio è stato netto e professionale. Una presenza che ha lasciato il segno all’Ariston.

Nel quadro dei co-conduttori merita un capitolo a parte anche Laura Pausini. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: rispetto alla prima serata è apparsa più sciolta, più simpatica e decisamente meno autoreferenziale. Più naturale nei tempi, più leggera negli scambi con Carlo Conti, più presente senza dover sottolineare il proprio ruolo. Quando si libera dal peso dell’“evento” e resta semplicemente Laura, funziona molto meglio.

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