In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, prosegue l’approfondimento dedicato alle posizioni favorevoli e contrarie alla modifica della Costituzione approvata dal Parlamento e sottoposta al voto degli elettori.
Tra i temi principali della riforma, lo ricordiamo, figurano la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, la riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura con la creazione di due organi distinti e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare chiamata a valutare eventuali illeciti o negligenze dei magistrati.
Per comprendere le motivazioni di chi sostiene il “Sì” abbiamo intervistato Marco Bosio, avvocato e presidente della Camera Penale di Sanremo–Imperia. Nel corso dell’intervista risponde alle domande sui punti centrali della riforma e sulle ragioni che, secondo i sostenitori del referendum, renderebbero necessario questo intervento sull’ordinamento giudiziario.
L’intervista
1. Partiamo dall’inizio. Si tratta di un referendum confermativo, ossia che chiede a noi cittadini e cittadine di modificare alcuni articoli della Costituzione Italiana. Quindi che cosa prevede questo referendum sulla giustizia, spiegato in modo semplice a chi non ha competenze giuridiche?
Si tratta di un referendum confermativo su un quesito specifico che riguarda una riforma dell’ordinamento giudiziario. I punti principali della riforma sono quattro. Il primo è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. In questo modo si completerebbe il percorso avviato con la riforma del 1989, il cosiddetto codice Vassalli, con il definitivo superamento del legame tra chi giudica e chi accusa.
Il secondo elemento è la creazione di due Consigli superiori della magistratura. Il CSM è un organo di garanzia e non di rappresentanza dei magistrati: con la riforma verrebbe diviso in due, uno per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti, cioè i pubblici ministeri. Se si separano le carriere, di conseguenza si separa anche l’organo di autogoverno.
Un’altra novità riguarda il sistema di selezione dei componenti del CSM. I membri togati e laici non verrebbero più eletti ma sorteggiati, con l’obiettivo di evitare il condizionamento delle correnti interne alla magistratura, che oggi incidono sulle dinamiche del Consiglio.
Infine è prevista l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, un organo che oggi non esiste. La competenza disciplinare verrebbe quindi separata dal CSM e affidata a questo nuovo organismo composto da 15 membri, con una prevalenza di magistrati togati rispetto ai membri laici, anche in questo caso individuati attraverso un sistema di sorteggio.
2. Lei è favorevole. Qual è la ragione principale della sua posizione?
Sì, sono favorevole. Noi delle Camere penali, io rappresento quelle territoriali e il Comitato per il sì delle Camere penali, sosteniamo questa battaglia da molti anni, ben prima che intervenisse la politica. Proprio per questo siamo anche contrari e a disagio rispetto alla strumentalizzazione politica del referendum: il nostro approccio resta legato a valutazioni tecniche.
Riteniamo che si tratti di una riforma importante per i cittadini e per la tutela dei diritti. Siamo favorevoli perché, come ho anticipato, questa riforma completa il percorso avviato nel 1989 con il codice Vassalli, che segnò il passaggio da un sistema di tipo inquisitorio, eredità del periodo fascista, a un modello accusatorio. All’epoca, però, non fu modificato l’ordinamento giudiziario, che continuava a prevedere l’unicità delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. La separazione delle carriere rappresenterebbe quindi il completamento di quel percorso.
Siamo favorevoli anche perché, con la doppia composizione del CSM, uno per i magistrati requirenti e uno per quelli giudicanti, si rafforzerebbe un sistema di garanzia per tutti. Inoltre verrebbe valorizzata anche la figura del pubblico ministero, che avrebbe un riconoscimento costituzionale più chiaro. Non esiste, a nostro avviso, il rischio di sottoporre il pubblico ministero al potere esecutivo. Restano infatti pienamente in vigore i principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura, così come il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Infine, il sistema del sorteggio servirebbe a ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. In questo modo si potrebbe limitare anche il condizionamento politico che oggi si manifesta proprio attraverso l’uso delle correnti, che in alcuni casi hanno inciso sulle nomine all’interno del CSM.
3. Se vincesse il sì, cosa cambierebbe nella vita concreta dei cittadini? E se vincesse il no?
Se vincesse il sì avremmo un sistema più garantista, in linea con un ordinamento giudiziario moderno. Il cittadino avrebbe maggiori garanzie all’interno del processo, perché verrebbe definitivamente sancita la separazione tra il pubblico ministero e chi giudica. Questo rafforzerebbe il principio di terzietà del giudice e renderebbe più chiara la distinzione tra la funzione dell’accusa e quella del giudicante.
Inoltre ci sarebbero maggiori garanzie anche sul piano disciplinare. I procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati non sarebbero più gestiti dal CSM, ma da un organo esterno, l’Alta Corte disciplinare, che offrirebbe maggiori garanzie di imparzialità ed efficienza.
4. Questo referendum può incidere davvero sui tempi della giustizia, che per molti cittadini sono il problema principale?
In realtà i tempi della giustizia si affrontano soprattutto con altri interventi. Tuttavia ritengo che questa riforma potrebbe avere comunque un effetto positivo, contribuendo indirettamente a rendere la giustizia più veloce. Uno degli aspetti, infatti, riguarda le nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari. Oggi spesso per arrivare alla nomina di un dirigente si attendono tempi molto lunghi, anche perché all’interno del CSM le correnti devono trovare accordi tra loro. Con il sistema del sorteggio, invece, i membri del CSM non avrebbero legami con le correnti e sarebbero quindi più liberi nelle decisioni. Questo potrebbe rendere più rapide alcune procedure, come appunto quelle relative alle nomine negli uffici giudiziari.
5. Uno dei punti più discussi è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Perché è un tema così divisivo?
Alcuni temono che con questa riforma si possa arrivare a un pubblico ministero dipendente dal potere esecutivo, cioè dal governo. Noi non condividiamo questa impostazione.
Il modello a cui ci ispiriamo è piuttosto quello portoghese, che è considerato più garantista e prevede una chiara separazione dei poteri, mantenendo però l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero. Il PM deve restare autonomo e indipendente, e questa parte della Costituzione non viene modificata dalla riforma.
Con il nuovo assetto il pubblico ministero avrebbe un proprio Consiglio superiore della magistratura, così come i giudici avrebbero il loro. In questo modo entrambe le funzioni resterebbero tutelate nei rispettivi ambiti di autonomia.
6. Per quanto riguarda il tema dell’indipendenza della magistratura. Chi sostiene il sì parla di maggiore equilibrio. Chi sostiene il no teme un indebolimento della magistratura. Qual è il rischio reale secondo lei?
Non vedo un rischio reale. Con la vittoria del sì, a mio avviso, la magistratura verrebbe anzi rafforzata: si avrebbero due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi autonomi. È possibile che nel dibattito pubblico ci siano strumentalizzazioni politiche, ma questo è un altro tema. Io mi limito a valutare i dati tecnici della riforma. Questa modifica non stravolge la Costituzione. Al contrario, la renderebbe più coerente con il modello del processo accusatorio introdotto dal codice di procedura penale.
7. Secondo lei questo referendum rafforza o indebolisce la fiducia dei cittadini nella giustizia?
Secondo me la rafforza. Il referendum è uno strumento molto importante perché consente ai cittadini di incidere direttamente su una questione specifica. Da una parte abbiamo il sistema rappresentativo, cioè le elezioni; dall’altra, attraverso il referendum, i cittadini possono esprimersi direttamente su un singolo quesito.
Questo contribuisce a far crescere la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini. L’importante è che si vada a votare sul merito del quesito, senza trasformarlo in un giudizio pro o contro il governo, perché su questo tema c’è stata molta strumentalizzazione.
Come avvocati delle Camere penali siamo sempre stati a difesa del magistrato e delle decisioni della magistratura: se una sentenza non la si condivide, si impugna. Ma restiamo fermamente sostenitori dell’autonomia della giurisdizione.
8. Se dovesse spiegare in una frase perché votare sì/no, cosa direbbe?
Che è una riforma giusta che riporta finalmente il nostro ordinamento nell’ambito delle democrazie europee. Si tratta di una riforma a favore dei cittadini e della tutela dei loro diritti, perché riguarda direttamente le persone e le garanzie nel processo. Non c’è alcun pericolo di deriva autoritaria né di attentato alla Costituzione.
Si tratta piuttosto di completare il percorso iniziato con il codice accusatorio voluto dal senatore Vassalli e con il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 della Costituzione. In questo senso è una riforma che rafforza i diritti.






