Le ragioni del no al Referendum sulla Giustizia sono state al centro di un incontro dal titolo “La Costituzione in discussione“, che si è tenuto nella serata di ieri presso la sala convegni della Biblioteca Civica “Leonardo Lagorio” di Imperia.
Biblioteca gremita per l’incontro sulle ragioni del “No”. Tra i relatori l’ex Ministro della Giustizia Andrea Orlando
L’incontro, voluto dal “Comitato avvocati per il no” insieme al comitato “Giusto dire no“, pur non avendo un’origine partitica ha visto l’organizzazione del consigliere comunale del Partito Democratico Edoardo Verda e la partecipazione dell’ex Ministro della Giustizia e attuale consigliere regionale PD Andrea Orlando.
Si rivolge innanzitutto ai suoi coetanei il consigliere Verda, sottolineando che “dovrebbero andare a votare per il no per difendere una costituzione che è stata toccata male da una riforma che è stata pensata da una destra che ha un’idea autoreferenziale e autoritaria del potere e della democrazia“. Una destra che “vuole limitare il potere giudiziario e credo che la mia generazione, anche stando ai sondaggi, abbia compreso questo pericolo e si mobiliterà per votare no“.
Una speranza, quella del voto compatto, minata però dallo spettro dell’assenteismo sempre crescente. “La responsabilità di questo credo che sia in parte la disaffezione che la società civile vive nei confronti della politica – ha aggiunto Verda -, il fatto è che si tratta di una materia molto complessa. Oggi è un’occasione anche per cercare di approfondirla con la parte tecnica, con i professori e gli avvocati che oggi spiegheranno meglio la riforma. Certamente la compagna che è stata condotta per il sì è banalizzante e non aiuta a mio avviso la partecipazione“.
Il primo intervento a mettere sotto la lente la riforma è stato quello del prof. emerito dell’Università di Genova Vittorio Coletti, secondo il quale “l’indipendenza della magistratura dipende soprattutto dalla tenuta della democrazia e non dall’organizzazione del comparto. Questo c’è oggi da temere in tutto il mondo occidentale: democrature e populismi, minaccia seria all’indipendenza di qualsiasi magistratura“.
A seguire l’avvocata Maria Spinosi, esponente del Movimento 5 Stelle di Ventimiglia, ha analizzato gli aspetti della riforma legati alla separazione delle carriere e all’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare. “Spesso il dibattito pubblico si muove tra slogan e semplificazioni – ha esordito Spinosi -, ma la costituzione non la si cambia con gli slogan: la si cambia modificando gli equilibri tra i poteri dello stato”. La separazione delle carriere è stata l’intitolazione di questa riforma, ma poi ci siamo accorti che è un po’ uno specchietto per le allodole. Oggi se ne parla molto meno e viene relegata nelle fasi finali dei dibattiti. Ed è giusto che sia così, perché in realtà la separazione delle carriere, come viene intesa nella vulgata, ce l’abbiamo già“.
L’ultimo intervento “tecnico” è giunto dalla voce del prof. Riccardo Ferrante, docente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. “Il nucleo vero di questa revisione costituzionale sta nel CSM – ha sottolineato -: cioè nella volontà di questo referendum costituzionale di dividere in due un organo che, la costituente aveva previsto dopo un lungo dibattito a cui parteciparono personalità di grandissimo rilievo“.
L’intervento di Andrea Orlando
A chiudere l’incontro, invece, è stato un intervento politico, da parte di Andrea Orlando. “La magistratura associata ha dato prova di incapacità riformista e indisponibilità al confronto. Non si è messa in campo una risposta politica, si è messa in campo una rappresaglia e la vittima di questa rappresaglia è la Costituzione Repubblicana. Quelli che rischiano di essere le vittime di questo scontro sono i cittadini.
Voi avete assistito a una campagna che è iniziata con un target da parte della maggioranza di governo che era la magistratura politicizzata. Poi si è detto che il problema era i pubblici ministeri che abusavano della loro funzione. Oggi voi state ascoltando un processo indiscriminato della magistratura. Tutta”.
I danni di questa campagna saranno molto profondi perché delegittimare la magistratura, delegittimare la sua funzione, far pensare a tutti i cittadini che ogni volta che ci si trova di fronte a uno con la toga ci si trova di fronte a un imbroglione – perché questo è il messaggio che si sta mandando – significa far valere il diritto di trovare un’infrastruttura per realizzare questo diritto. Questo è quello che succede quando, in qualche modo, si delegittima non come
è legittimo una singola persona o un pezzo di potere, ma complessivamente il potere così come è stato istituito dalla nostra Costituzione. Un’eventuale vittoria del sì santificherebbe questa impostazione e provocherebbe un danno irreparabile al rapporto tra i cittadini e la giustizia.
In qualche modo ce l’ha detto Nordio. Devo dire che dopo una certa ora del giorno è assolutamente franco nelle finalità della sua azione. Nordio ha spiegato che sarebbe anche convenienza dell’opposizione avere questa riforma, perché così non avrebbero tutti i problemi che avevano avuto loro. Ma quali sono questi problemi? L’applicazione della legge. Questo è esattamente quello che c’è dietro. Ed è abbastanza difficile non riuscire a vedere, perché non soltanto ci hanno spiegato questo, ma ci hanno spiegato che dopo questo intervento, nell’eventualità di una vittoria, ci sarà un premierato. Poi, siccome forse c’era qualcuno ancora confuso, hanno depositato un disegno di legge di riforma elettorale che prevede un premio di maggioranza che è il più alto dal tempo della legge Acerbo, cioè della legge che fece sì che il listone fascista potesse avere la maggioranza alla Camera dei Deputati.
Per questo risulta abbastanza incredibile che ci siano esponenti anche della sinistra che sostengono, non so se in buona fede o in esclusività, il fatto che poi dopo con le leggi attuative eventualmente si costruiranno le garanzie che non sono state costruite in sede di passaggio parlamentare. Non si capisce perché dovrebbero costruire un confronto e condividere le leggi attuative quando la Costituzione è stata riscritta in modo unilaterale. Perché dobbiamo ricordare che la Costituzione è stata modificata con quattro passaggi che sono durati 93 ore e per la prima volta nella storia repubblicana non è mai stata modificata nemmeno una virgola.
Chi di noi sarebbe disponibile a farsi governare in un percorso, qualunque percorso,
da una persona che non ha né più consenso né più competenza, perché il Costituente dice come si misura il consenso e dice anche come si misura la competenza: tramite il concorso. Ma che è semplicemente più fortunato. Cioè il governo dei fortunati. Noi introduciamo per la prima volta in una Costituzione moderna un principio che era stato abbandonato nell’età classica, cioè il fatto che la fortuna in qualche modo sia quella che decide la selezione della classe dirigente.
Quel tipo di governo non governerà i processi. E Nordio ci ha regalato un’altra perla, e devo dire che è ancora forse più grave, perché Nordio ha spiegato che il Consiglio Superiore della Magistratura funziona con un metodo paramafioso. Qualunque cosa voglia dire non è esattamente un gesto di stile in un paese nel quale chi presiede il Consiglio Superiore della Magistratura [Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ndr] ha visto ucciso il proprio fratello dalla mafia.
Però è anche tecnicamente infondata questa traduzione, perché vedete, consentitemi la provocazione, contro la cupola di Totò Riina non mi risulta che si facessero ricorsi. Contro il Consiglio Superiore della Magistratura sono moltissimi i ricorsi che si fanno e spesso sono vinti questi ricorsi. Presso chi si fa questo ricorso? Presso la giustizia amministrativa. Ora noi dobbiamo pensare quale può essere l’autoritas di un organismo che è selezionato sulla base della fortuna? Quale sarà l’atteggiamento dei giudici amministrativi rispetto a un consesso che è stato individuato in questo modo? Dire ‘se uno sa fare le sentenze, saprà anche stare al CSM’, è un’affermazione priva di fondamento, perché è come dire ‘se uno sa fare un’appendicite sarà anche un bravo direttore di ASL’.
Noi ci troviamo di fronte a una scelta che è deliberatamente il presupposto della delegittimazione dell’organo stesso. Perché alla fine lo vedremo lo scappato di casa che sarà invitato in tutti i talk show e al quale si faranno dire delle corbellerie. A quel punto cosa si dirà? Ma mica possiamo lasciare le funzioni così delicate a gente che è così improvvisata. E allora il modo di riportare all’ordine le cose ci sarà e sarà quello, e non serve una legge costituzionale, di introdurre con legge ordinaria delle forme mediante le quali si possono dare degli indirizzi al pubblico ministero oppure in qualche modo condizionare il funzionamento della parte del CSM che si occupa del giudicare. Ecco, io vedo questo scenario, vedo questa prospettiva nella quale stiamo in parte“.
A cura di Matteo Cantagallo






