9 Maggio 2026 01:22

Referendum Giustizia: l’appello al voto di Luciano Zarbano. “Il SÌ è una scelta di equilibrio e di chiarezza istituzionale”

Domenica e lunedì prossimi gli italiani saranno chiamati a esprimersi sul referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia.

“È giusto affrontare questo passaggio con imparzialità, senza trasformarlo nell’ennesimo scontro politico – Lo dice il consigliere di minoranza di Imperia Senza Padroni, Luciano Zarbano, generale dei Carabinieri in congedo, intervenuto con una nota stampa per fare il punto sul Referendum Giustizia.

“Qui non si vota per una bandiera di partito, ma per una riforma che interviene sull’organizzazione della Magistratura: separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri, due distinti Consigli Superiori della Magistratura e un’Alta Corte Disciplinare. Resta inoltre fermo in Costituzione il principio secondo cui la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Chi sostiene il parte da un’idea semplice: in uno Stato moderno, chi accusa e chi giudica deve avere percorsi e organi di autogoverno distinti. Questo non indebolisce la magistratura, ma rende più chiaro il ruolo di ciascuno e rafforza, soprattutto agli occhi dei cittadini, il principio di terzietà del giudice. La riforma prevede infatti carriere distinte, due CSM separati, uno per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti, ed un’Alta Corte Disciplinare per entrambi.

Un punto decisivo riguarda il sorteggio dei componenti dei nuovi organi. Per chi vota , il sorteggio è preferibile all’elezione perché elimina alla radice il peso delle correnti interne. Chi viene eletto, inevitabilmente, deve creare consenso, appartenenze e sostegni. Chi viene sorteggiato, invece, non deve il proprio ruolo ad alcuno, non ha debiti di riconoscenza e può esercitare le proprie funzioni con maggiore libertà ed imparzialità. Il senso della riforma è proprio questo: togliere spazio alle logiche di schieramento e restituire centralità all’indipendenza concreta, non solo proclamata. La legge costituzionale prevede infatti che i componenti dei due CSM siano estratti a sorte: per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento e per i restanti due terzi tra i magistrati delle rispettive categorie. Si ricorda che il sorteggio viene già utilizzato: per la nomina dei membri di commissione dei concorsi, nei procedimenti di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Italiana. Inoltre se un magistrato qualsiasi è adeguato a giudicare la vita un cittadino, lo è altrettanto quello sorteggiato per giudicare un collega per ciò che attiene assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni, valutazioni di professionalità, e anche per ciò che riguarda procedimenti disciplinari.

Nella stessa direzione va anche l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, alla quale viene affidata la giurisdizione disciplinare nei confronti dei Magistrati Giudicanti e Requirenti. Separare la funzione disciplinare dagli organi di autogoverno significa dare maggiore equilibrio ad una materia delicatissima, evitando sovrapposizioni e rafforzando la credibilità dell’intero sistema.

Per quanto riguarda invece l’integrità del testo della Costituzione, si rammenta che nei 78 anni di vita sono state apportate ben 46 modifiche.

Per queste ragioni il è una scelta di equilibrio e di chiarezza istituzionale. Significa sostenere una giustizia più trasparente nei ruoli, più libera dalle correnti, più credibile e rassicurante per i cittadini. Non è una resa della magistratura alla politica, come qualcuno sostiene, perché l’autonomia e l’indipendenza restano scolpite nel testo costituzionale. È, al contrario, un tentativo di rafforzare e rendere maggiormente evidente l’imparzialità della giustizia attraverso regole più chiare e meccanismi meno condizionabili.

C.S.

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