Sono le 9.06 di un sabato di maggio, quello del ponte dei lavoratori. La servitù ha servito la colazione da un po’; manca però la routine della settimana, quella dell’appuntamento con l’autista, magari un passo in ufficio (quello schermato, secondo la leggenda), un breve briefing con i collaboratori più stretti e poi dritto in Comune per iniziare la giornata piena di impegni.
E allora, ancora in vestaglia, rigorosamente di seta vista la bella stagione alle porte, le babbucce di ermellino (così lo vogliamo immaginare, ndr), il “Marchese Scaiola da Frascati”, forse un po’ annoiato, scrolla sulla pagina Facebook di ImperiaPost e si imbatte nel comunicato di quel bolscevico di Lucio Sardi e non resiste.
Lui è un uomo del fare, si sa, e spesso gli è successo di fare o dire le cose e poi pensarci sopra per periodi più o meno lunghi, a volte anche in luoghi poco aristocratici.
A Sardi, che lo accusava di aver “utilizzato impropriamente l’aula consiliare del Comune di Imperia per difese personali”, Scajola si trasforma nella brutta copia dello straordinario Alberto Sordi, nelle vesti del “Marchese del Grillo“, e commenta: “Lei dimentica che io sono il sindaco di questa città, alla quale devo rispondere del mio operato, mentre lei è l’ultimo consigliere”.
Un commento, non il primo a dir la verità, che esprime plasticamente la considerazione del primo cittadino verso un esponente della minoranza democraticamente eletto. Sotto il commento, i soliti noti a dar manforte a Scajola, gli immancabili e immarcescibili: Paolo Petrucci, presidente della Seris, nominato ovviamente da Scajola (che questa volta ha dismesso il profilo di Sergio Gazzano e utilizzato il suo vero account), e Daniele Ciccione, fido consigliere di maggioranza.
Nel regno di Scajola è parso normale, almeno ai consiglieri e assessori di maggioranza, convocare gli organi di stampa (mamma Rai compresa) e, in pompa magna, annunciare querela verso uno dei più autorevoli giornali d’Italia, “La Stampa”, e verso il giornalista autore degli articoli “incriminati”.
A scanso di equivoci, lo diciamo subito: a noi non pare normale che l’aula del consiglio comunale sia utilizzata per le beghe giudiziarie e regolamenti di conti personali del primo cittadino. Inoltre, a parer di chi scrive, il giornalista sotto accusa, non ha fatto altro che svolgere il proprio mestiere/dovere.
Ma non solo: Scajola ha lamentato anche che, “salvo uno”, gli organi di stampa non hanno dato notizia della querela sporta dal procuratore capo di Imperia, Alberto Lari, verso il sopracitato quotidiano.
E allora che fare? Come dice il detto popolare… chi fa da sé fa per tre”. Da alcune settimane, infatti, i bene informati parlano di incontri, anche alla presenza del primo cittadino, che hanno come fine ultimo l’imminente nascita di un nuovo giornale più in linea con lo Scajola-pensiero. Non gli basta il corposo staff per veicolare i suoi messaggi istituzionali e non? Sarà solo un gossip o qualcosa bolle in pentola?
Da sindaco a presidente della Provincia, ad editore o, chissà, magari direttore editoriale, è un attimo. Giustamente alla veneranda età di 78 anni si dovrà pur inventare qualcosa nel caso non gli si conceda il terzo mandato. Se così fosse, ben venga: noi siamo da sempre sostenitori del pluralismo nell’informazione, purché sia indipendente e non ad personam.
In realtà, però, ci parrebbe strano che, con tutte le criticità che ha la amata nostra Imperia, il sindaco Scajola abbia il tempo di chiamare alcuni vecchi amici dell’entroterra e fare riunioni, magari a palazzo civico, oppure di cercare in giro sponsorizzazioni in favore di questo nuovo progetto editoriale.
Sicuramente non sarà così e siamo certi che, citando proprio Scajola, “si potrà separare la verità dalle ricostruzioni false indotte dalle solite manine”.
Su una cosa ha ragione il sindaco: la verità non ha fretta, ma arriva sempre.
A cura di Gabriele Piccardo






