Questa mattina, 8 maggio 2026 si è svolta una nuova udienza presso il Tribunale di Imperia per il processo a carico del sindaco Claudio Scajola, imputato con l’accusa di favoreggiamento personale nell’ambito del cosiddetto “caso Maiolino”.
Dopo aver ascoltato i membri della Polizia Municipale, le dichiarazioni spontanee rese dallo stesso primo cittadino, le testimonianze tecniche e leescussioni di testimoni chiamati a chiarire aspetti urbanistici, amministrativi e ambientali oggi è il turno di due testimoni e, successivamente dell’esame dell’imputato, ossia proprio del sindaco, che esprimerà nuovamente la sua opinione e posizione rispondendo alle domande legate alla vicenda, che ruota attorno ai presunti abusi edilizi riscontrati nell’area di via Airenti, a Caramagna.
Testimonianza di Agostino Magaglio
Primo testimone della giornata è stato Agostino Magaglio, all’epoca ufficiale di giornata della Polizia Locale di Imperia. “In quel periodo ero classificato come ufficiale di giornata nel corpo di Polizia Locale, quindi avevo la gestione del servizio e, come attività vicaria, anche la gestione del comando”.
L’avvocato della difesa chiede conto dell’episodio avvenuto a Costa d’Oneglia durante la festa della Bandiera Argentina.
Il Sindaco era intervenuto insieme ad altre autorità alla festa. Terminata l’inaugurazione si era allontanato per andare al Prino, dove c’era un’altra manifestazione. Durante il tragitto vengo a conoscenza, tramite telefonata, che il Sindaco era stato strattonato e aveva ricevuto una spallata”.
Magaglio spiega poi di aver raggiunto il primo cittadino subito dopo l’episodio. “Quando sono arrivato sul posto il Sindaco mi ha detto che un giovinastro gli aveva dato una spallata. Lì per lì non mi disse altro, poi, arrivati a Borgo Prino, mi spiegò che pretendeva le scuse del soggetto, ma che non voleva fare querela”.
La persona venne identificata e successivamente incontrò il Sindaco a Palazzo Civico: “L’incontro si concluse in modo pacifico, con una stretta di mano”.
L’avvocato Busuito approfondisce poi con il teste il successivo incontro in Comune legato alla trasmissione della relazione in Procura. “Stavo procedendo nell’ambito di un sequestro quando fui contattato dal comandante Aldo Bergaminelli, che mi disse che dovevamo andare dal Sindaco. Quando arrivai nello studio c’erano anche l’avvocato Manolo Crocetta, l’assessore Oneglio e, non ricordo se prima o dopo, anche Piercarlo Scajola”.
Secondo Magaglio, il Sindaco contestava il fatto di non essere stato informato della trasmissione della nota all’autorità giudiziaria: “Il Sindaco diceva che Bergaminelli aveva trasmesso una nota alla Procura inerente i fatti di Costa d’Oneglia senza averlo notiziato e ribadiva che lui non aveva presentato querela. Il comandante replicava che riteneva di doverlo fare. I toni erano un po’ sanguigni”.
Testimonianza di Roberto Saluzzo
Secondo testimone della giornata è stato l’architetto Roberto Saluzzo, all’epoca consigliere comunale di minoranza e capogruppo. Saluzzo spiega di aver conosciuto i coniugi Maiolino attraverso il geometra Ferrero, tecnico incaricato della pratica urbanistica relativa all’area di via Airenti. “Mi era stato chiesto di collaborare per istruire nuovamente la pratica SUAP, che in precedenza non aveva avuto esito positivo”.
Il teste ricostruisce poi quanto accaduto il 15 giugno 2022, giorno del sopralluogo contestato. “Quel giorno ero in Comune, nella sala commissioni sullo stesso piano dell’ufficio del Sindaco. Incontrai casualmente Scajola nei corridoi e gli dissi che mi sembrava ci fosse una singolare solerzia su quella pratica, vista la frequenza dei sopralluoghi e delle verifiche”.
L’architetto spiega poi che la situazione urbanistica dell’area avrebbe potuto trovare una soluzione temporanea attraverso l’articolo 23 quater del DPR 380, relativo agli usi temporanei. “Eravamo in attesa che il Comune adottasse il regolamento attuativo per poter richiedere un uso temporaneo dell’area anziché definitivo”.
Saluzzo riferisce inoltre delle difficoltà personali vissute dalla famiglia Maiolino: “La signora Maiolino scoppiò a piangere un giorno raccontandomi che una nipote aveva ricevuto una terribile diagnosi, che un figlio si era suicidato e che un altro aveva problemi di salute. Mi disse che stavano investendo tutti i loro risparmi per spostare l’attività dopo lo sgombero legato alla pista ciclabile. Una storia tristissima”.
Nel controesame del PM Fornace, Saluzzo precisa di non aver ricevuto un incarico formale diretto dai Maiolino, ma di aver collaborato con il geometra Ferrero sulla pratica urbanistica, confermando anche alcuni incontri avuti con l’allora dirigente del settore urbanistico Ilvo Calzia. Saluzzo ha inoltre spiegato che una delle principali criticità urbanistiche dell’area era legata al cosiddetto vincolo spondale, ovvero il limite di inedificabilità previsto nelle vicinanze del torrente. Secondo il teste, una porzione del terreno risultava interessata da questo vincolo, mentre altre parti dell’area avrebbero potuto, a suo dire, consentire interventi differenti previa valutazione tecnica e urbanistica.






