20 Maggio 2026 19:34

Porto di Imperia: Sardi attacca Scajola dopo il Consiglio. “Sindaco-faraone che dispensa insulti come un Cafonkamen del terzo millennio”

Il consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, Lucio Sardi, non le manda a dire dopo il consiglio comunale di lunedì scorso sul canone della Marina di Imperia. E lo fa con una nota stampa dai toni decisamente coloriti, prendendo di petto il sindaco Claudio Scajola per il suo stile nei dibattiti consiliari e, soprattutto, per come l’amministrazione ha gestito, secondo l’esponente di minoranza, i conti legati al porto turistico.

Nell’intervento di replica sulla pratica con cui si prevedeva il rinvio, per gli anni 2025 e 2026, dell’incasso del canone dovuto al Comune dalla partecipata Marina di Imperia sulla base del contratto di servizio di gestione del porto, il sindaco si è ironicamente augurato di essere omaggiato, dopo la sua dipartita umana, con un monumento a forma di piramide.

Che Scajola prediliga il soprannome di “faraone” a quello di “sciaboletta” è comprensibile; meno lo è il suo stile di discussione in cui, entrando troppo nella parte di divinità regnante, si sente in diritto di dispensare insulti gratuiti ai consiglieri di minoranza, come un “Cafonkamen” del terzo millennio.

Il sindaco — attribuendosi anche il ruolo di Mosè nella sua naturale propensione alla megalomania — ha poi strumentalmente diviso in due, come il Mar Rosso, le intenzioni di chi votava a favore o contro quella pratica, con — da una parte — chi vuole completare il porto turistico e votava a favore e — dall’altra — chi lo vorrebbe far sprofondare e si opponeva.

Nella sua invettiva da divinità dispettosa — che ricordava i racconti delle bizzarrie degli Dei pagani nell’Ade — il sindaco-faraone ha prima di tutto accusato le opposizioni di raccontare palle nei propri interventi.

Ha poi spiegato, dall’alto della sua competenza, che — in assenza dell’assegnazione in subconcessione ai privati delle aree portuali — solo un ignorante poteva non capire che la società partecipata Marina di Imperia non fosse in grado di far fronte all’esborso dei due milioni annui previsti dalla convenzione sulla gestione del porto sottoscritta col Comune.

Peccato che delle palle le avessero messe nero su bianco il sindaco e la sua corte di assessori, inserendo, già da due anni, tra le entrate dei bilanci preventivi del Comune, proprio quel contributo che, nel 2025, hanno dovuto poi cancellare dal bilancio consuntivo.

Per il 2026, l’azzeramento anticipato di tale entrata, ammontante a ben due milioni di euro rivelatisi fasulli, è stato “coperto” applicando metà dell’avanzo di amministrazione che, solo tre settimane fa — in occasione dell’approvazione del bilancio consuntivo 2025 — era stato sbandierato come sintomo di solidità dei conti del Comune.

Applicando la logica del sindaco, si può dire che solo un’amministrazione di incompetenti e incapaci poteva continuare a mettere nel bilancio somme che la società partecipata Marina di Imperia non era nella condizione di poter pagare al Comune.

Passando poi alle altre palle che da tempo questa amministrazione racconta, c’è quella del mantenimento in mano “pubblica” della gestione del porto, che sarebbe garantita grazie al rilascio della concessione demaniale alla società Marina di Imperia, partecipata dal Comune.

Dalla lettura della comunicazione con cui l’amministratore della Marina di Imperia chiede al Comune di rinviare il pagamento del contributo dovuto per il 2025 e 2026, emerge che le proposte raccolte dai privati con la procedura della manifestazione di interesse per la realizzazione del progetto di completamento del porto prevedono che praticamente tutti i posti barca (con la sola eccezione della nautica sociale e della Calata Anselmi) debbano essere concessi ai privati.

In pratica, è ormai certo che l’insensata ostinazione di Scajola a mantenere nel progetto la realizzazione di alloggi residenziali e altre strutture non necessarie per una infrastruttura portuale farà sì che, per oltre sessant’anni, il Comune non potrà ottenere alcun beneficio da questa infrastruttura, ad eccezione della promessa del versamento del contributo di due milioni annui da parte della sua società partecipata.

Seguendo sempre lo schema utilizzato dal sindaco in versione da “Fanfaraone” — considerate le doti di “salvatore” del porto che si è autoattribuito — possiamo quindi affermare che soltanto un ignorante può credere che, avendo la disponibilità dei soli posti barca della nautica sociale e di Calata Anselmi, i bilanci della società Marina di Imperia possano sostenere l’esborso degli oltre due milioni annui previsti nella concessione.

Un dubbio, questo, fondato sul fatto che la società non riesce a sostenere tale esborso neanche ora che ha il pieno controllo e disponibilità del porto. Un pensiero che non può essere fugato dalle rassicurazioni dell’amministrazione, visto che, a oggi, per la realizzazione di un’opera di oltre 130 milioni di euro, non esiste un piano economico-finanziario che ne dimostri la fattibilità.

Se si vuole poi ragionare su come toccare le vette dell’ignoranza, sicuramente si raggiungerebbero credendo fideisticamente che, grazie alla competenza di un sindaco incapace di impedire la razzia del porto da parte del “barbaro” Caltagirone, si potrà garantire la difesa dell’interesse pubblico nel rapporto con i privati che si propongono ora di completarlo.

Lo strumento del project financing, adottato sulla base del nuovo Codice degli appalti, consente infatti un livello di flessibilità nella procedura di impostazione del progetto tale da trasformare l’assegnazione di un’opera e la relativa subconcessione demaniale — per cui in passato era necessaria una gara europea — in qualcosa di molto simile a una trattativa diretta, in cui il privato assume inevitabilmente un ruolo dominante rispetto al Comune.

Per cercare di evitare che si ripetano gli stessi errori e distorsioni verificatesi ai tempi di Caltagirone e della Porto di Imperia Spa, cercheremo quindi di mantenere alta l’attenzione su tali procedure.

Lo faremo anche prima che si arrivi al prossimo annunciato passaggio in Consiglio Comunale, necessario per approvare le nuove linee di indirizzo alla società partecipata per il completamento del porto. Delibera che — ove si ripeta quanto già avvenuto per analoga deliberazione a dicembre 2025 — sarà, infatti, sostanzialmente una presa d’atto e accettazione dello schema di realizzazione delle opere previsto nel progetto prescelto tra quelli proposti dai soggetti privati che hanno partecipato all’ultima consultazione per la raccolta delle manifestazioni di interesse, chiusasi pochi giorni fa.

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