Tre piani invasi da rifiuti, materassi, bottiglie vuote, indumenti abbandonati, escrementi lungo le scale e giacigli di fortuna. È il volto nascosto dell’ex complesso Isnardi di via XXV Aprile, nel cuore di Imperia, documentato dal team di ImperiaPost durante un sopralluogo all’interno della struttura.
Quello che si incontra varcando l’ingresso va oltre il semplice degrado urbano. L’edificio, ormai abbandonato da anni, è diventato un rifugio di fortuna per persone che non hanno un’altra sistemazione, in un contesto dove convivono povertà, emarginazione e condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie. Ogni piano racconta una quotidianità fatta di ripari improvvisati, rifiuti accumulati nel tempo e segni evidenti di una presenza costante.
Le immagini restituiscono una realtà che molti residenti conoscono da tempo e che negli anni è stata al centro di numerose segnalazioni. Chi vive nella zona racconta di schiamazzi, episodi di degrado e di una situazione che alimenta paura e senso di insicurezza, soprattutto nelle ore serali. Timori comprensibili, così come è evidente che dietro quelle mura vivono persone che spesso si trovano in condizioni di forte fragilità sociale.
Tra i rifiuti si trovano numerose bottiglie di alcolici, ma fermarsi a questo particolare significherebbe offrire una lettura incompleta della situazione. Per alcune delle persone che trovano riparo nell’ex Isnardi, l’alcol può rappresentare una dipendenza, una forma di sostentamento quotidiano o un tentativo di evasione da condizioni di estrema marginalità. Una realtà complessa che difficilmente può essere affrontata soltanto sul piano dell’ordine pubblico.
La sensazione è che il tempo degli interventi si sarebbe dovuto aprire molto prima. Da un lato serve restituire decoro e sicurezza a un’area centrale della città; dall’altro è difficile immaginare una soluzione duratura senza percorsi di assistenza e inclusione per chi oggi vive all’interno dell’edificio.
Perché il degrado che emerge tra quelle stanze non riguarda soltanto una struttura abbandonata, ma racconta anche una fragilità sociale che da anni continua a rimanere senza una risposta definitiva.
A cura di Selena Marvaldi, Gabriele Piccardo, Alessandro Moschi, Matteo Cantagallo






