9 Luglio 2026 14:17

Alessandro Orsini a Riva Ligure: “L’Italia è un Paese sottomesso agli Stati Uniti. Basi americane sono la principale fonte della corruzione” /L’intervista

In breve: Alessandro Orsini a Riva Ligure: dall'Italia "Stato satellite" agli Stati Uniti, fino a Meloni, Gaza, Iran e basi americane.

Piazza Matteotti gremita, ieri sera, per l’appuntamento con Alessandro Orsini, sociologo e docente universitario, trai più noti esperti italiani di terrorismo e relazioni internazionali. L’occasione era la rassegna culturale “Sale in Zucca“, promossa dal Comune di Riva Ligure attraverso l’Assessorato alle Manifestazioni.

Condotto dal direttore artistico Claudio Porchia, l’incontro ha visto Orsini presentare il suo ultimo saggio, “Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali“, un libro che analizza come l’informazione possa diventare uno strumento di influenza nelle democrazie occidentali, tra media, politica e opinione pubblica.

Al termine della presentazione, Orsini ha rilasciato un’intervista alla nostra redazione, toccando diversi temi di attualità internazionale

Sono felicissimo di essere a Riva Ligure. Davvero, ho trovato un’accoglienza meravigliosa, una grande ospitalità, quindi davvero una grande gioia.

L’Italia è uno Stato satellite. Io definisco lo Stato satellite come uno Stato la cui politica estera e di sicurezza è controllata da una potenza straniera e, nel caso dell’Italia, la nostra politica estera e la nostra politica di sicurezza sono fondamentalmente controllate dagli Stati Uniti.

Io dico sempre che uno Stato satellite non può essere nemico di un nemico della potenza dominante, che è esattamente quello che accade all’Italia. Quando gli Stati Uniti entrano in guerra con un Paese, quel Paese diventa automaticamente nemico dell’Italia.

Non dovrebbe essere così. In alcuni casi ci sono dei veri e propri paradossi. L’Italia ha sempre avuto ottimi rapporti con l’Iran, tant’è vero che, nel 2016, quando Obama ritirò le sanzioni contro l’Iran, il primo Paese che il presidente dell’Iran volle visitare fu proprio l’Italia, perché l’Italia ha sempre avuto rapporti profondi, rapporti ottimi con l’Iran.

E adesso, invece, noi italiani siamo costretti a riversare parole di odio contro l’Iran, semplicemente perché in questo momento i rapporti tra l’Iran e gli Stati Uniti non sono buoni. Accade perché siamo uno Stato satellite. Uno Stato satellite ragiona con le categorie mentali, gli schemi interpretativi della potenza dominante.

Se domani i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Iran dovessero migliorare, anche il discorso pubblico in Italia sull’Iran cambierebbe, diventerebbe molto migliore.

Nei miei libri cerco di spiegare che noi italiani non pensiamo con la nostra testa. Noi interpretiamo la politica internazionale attraverso gli occhi e gli schemi della potenza dominante, nel nostro caso della Casa Bianca, e dovremmo fare uno sforzo, in primo luogo, per capire che siamo un popolo sottomesso e quindi, come tutti i popoli sottomessi, ragioniamo con le categorie mentali di coloro che ci sottomettono, che ci hanno sottomesso.

In secondo luogo, dovremmo cercare di ragionare in maniera più libera sulla politica internazionale, per cercare di comprendere anche quali siano le soluzioni migliori per il nostro Paese.

Come può il popolo italiano difendersi dall’informazione distorta e qual è la sua posizione sulla proposta di abolire il finanziamento pubblico ai giornali?

Io credo che, in linea di principio, il finanziamento pubblico ai giornali sia una buona idea. Credo che sia applicato male in Italia, anche perché purtroppo viene utilizzato molto per finanziare quotidiani che, anziché promuovere un’informazione sana, promuovono campagne di demonizzazione e, comunque, non offrono quel servizio pubblico, a mio giudizio, che dovrebbero offrire ai cittadini.

E chiaramente mi limito soltanto al mio campo, che è quello della sicurezza internazionale e delle guerre. Però non sono contrario al finanziamento pubblico alla cultura e credo che i quotidiani rientrino anche in questa categoria.

Credo che la legge dovrebbe essere ripensata, però sono molto pessimista perché l’Italia è uno Stato satellite, quindi, fondamentalmente, uno Stato satellite non può avere un sistema dell’informazione sulla politica internazionale libero.

Il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale è concepito per favorire il moto rotatorio dell’Italia intorno alla Casa Bianca. Quindi ben vengano le riforme, ben vengano certi referendum, ma non sono molto ottimista sugli sviluppi futuri.

Alla luce delle recenti tensioni nel rapporto tra il Presidente Trump e il Premier Meloni, quali conseguenze dobbiamo aspettarci per il nostro Paese?

No, non credo che ci saranno conseguenze. Credo che sia uno scontro molto superficiale che non incide sul rapporto di subordinazione dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti.

Il punto fondamentale è questo: gli Stati Uniti non faranno del male all’Italia fino a quando l’Italia sarà un Paese sottomesso dagli Stati Uniti.

Credo che Meloni potrebbe avere dei problemi nel caso in cui l’Italia affrontasse una crisi che richiede un intervento degli Stati Uniti. Sarebbe un grosso problema per lei perché, essendo uno Stato satellite, Meloni, generalmente, quando deve usare i propri poteri in politica internazionale, deve prima chiedere un’autorizzazione alla Casa Bianca. Niente più di questo.

Le basi americane sono da chiudere?

Le basi americane in Italia dovrebbero essere chiuse perché sono la fonte principale della corruzione della Repubblica Italiana. Anche perché le basi americane sono il principale strumento attraverso il quale gli Stati Uniti ci ricordano che possono uccidere i nostri politici in qualunque momento, che possono bombardare il nostro Paese in qualunque momento. Sono il principale mezzo attraverso cui gli Stati Uniti ci ricordano che siamo un popolo sottomesso.

E questo l’abbiamo visto anche con Maduro. La facilità con cui gli Stati Uniti sono riusciti a rapire Maduro, in un Paese in cui non avevano basi della CIA, induce a una riflessione, perché la CIA è presente sul nostro territorio. Gli Stati Uniti hanno un controllo capillare del territorio italiano perché hanno moltissime basi, perché la CIA ha addirittura un ufficio in Italia, il direttore della CIA in Italia.

Direi di sì, che questo dovrebbe essere il primo passo per la rinascita del nostro Paese, una rinascita che io penso soprattutto culturale e poi anche politica. Senza altro, chiudere le basi americane in Italia dovrebbe essere il primo passo per riacquisire quote di sovranità nazionale che abbiamo perso e che le basi americane sottraggono al nostro Paese.

Ritiene che si possa intravedere una svolta diplomatica o reale per la Palestina, o la situazione rimane senza prospettive di speranza?

Purtroppo non ci sono molte speranze per il popolo palestinese perché Israele, nel genocidio del popolo palestinese, è sorretto dall’Unione Europea, non da tutti i Paesi ma sicuramente da quelli principali, tra cui anche il governo Meloni, e dagli Stati Uniti. Quindi purtroppo sono molto pessimista riguardo al futuro del popolo palestinese perché questo è uno sterminio che adesso è diventato un genocidio, che va avanti da decenni con il sostegno, la complicità delle principali democrazie occidentali.

Quello che sta accadendo a Gaza mostra anche l’ipocrisia dell’Unione Europea, che ha colpito la Russia con 20 pacchetti di sanzioni e nessuna sanzione contro Israele. Penso che tutti quanti noi dovremmo riflettere su questo.

Ovviamente io esprimo la mia solidarietà al popolo palestinese, sono molto vicino al popolo palestinese e non smetterò mai di denunciare i crimini di Israele e dell’Unione Europea contro il popolo palestinese.

Però, se mi chiede un commento, purtroppo sono molto pessimista riguardo agli sviluppi futuri”.

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