9 Luglio 2026 16:03

Rifiuti, il PD attacca il biodigestore di Taggia: “13 anni di ritardi e costi che finiranno inevitabilmente sulla TARI dei cittadini”

Si è svolto ieri sera a Bussana, nell’ambito della Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico, l’incontro pubblico “Gestione rifiuti: l’alternativa esiste”.

“Un’occasione per fare il punto su un tema che riguarda direttamente la vita e le tasche dei cittadini della provincia di Imperia, e per indicare con chiarezza la direzione che chiediamo alla Provincia e alla Regione – spiegano Davide Natale (Segretario e Consigliere regionale PD), Gabriele Cascino (Consigliere Provinciale PD) e Deborah Bellotti (Delega Politiche Ambientali Segreteria Regionale PD).

“Lo stallo del biodigestore di Taggia ha un impatto molto pesante su questa provincia. Un impianto in ritardo di 13 anni che, negli ultimi mesi, ha subito ulteriori aggravamenti e criticità serie: la società affidataria del project financing per la realizzazione dell’impianto ha dichiarato di non avere le capacità economiche per completare l’opera nei tempi previsti dalla concessione; a questo si aggiunge la vicenda del finanziamento PNRR da 6,4 milioni di euro, revocato dal Ministero dell’Ambiente per il mancato rispetto dei criteri europei sulla tutela ambientale, e oggi al centro di un’indagine della Procura Europea. Due vicende diverse, ma che raccontano la stessa cosa: un progetto arrivato allo stallo non per fatalità, ma per come è stato gestito. Nel frattempo, la provincia continua a pagare cifre esorbitanti per portare i rifiuti nelle discariche altrove, costi che finiranno inevitabilmente sulla TARI dei cittadini, senza che il problema del trattamento dell’umido in provincia venga risolto.

A questo quadro di inadeguatezza abbiamo voluto affiancare un esempio concreto di ciò che si può ottenere quando la volontà politica è chiara: il metodo di gestione integrata dei rifiuti applicato dal Consiglio di Bacino Priula, in provincia di Treviso, in vigore da oltre vent’anni. Raccolta differenziata al 90%, produzione di rifiuto secco residuo tra le più basse d’Italia (appena 41 kg pro capite l’anno, contro una media nazionale di 172 kg), grazie alla raccolta porta a porta e alla tariffa puntuale, il principio europeo del “paga quanto produci”. Ma il dato più importante non è tecnico: è politico. Un territorio, 49 sindaci e un’azienda pubblica in house hanno scelto, insieme, di risolvere un problema per il bene collettivo.

Serve una strategia di pianificazione nazionale, capace di garantire uniformità nella gestione dei rifiuti. E servono, soprattutto, le priorità giuste. I dati dimostrano che un termovalorizzatore in Liguria sarebbe una scelta inutile prima ancora che discutibile: una riduzione e una differenziazione più efficaci del rifiuto abbattono drasticamente la quota di materiale da bruciare, mentre mancano, come dimostra proprio il caso di Taggia, gli impianti di trattamento intermedio necessari, a partire dai biodigestori. La nostra contrarietà al termovalorizzatore non è una posizione ideologica: discende, con evidenza, dai limiti di una pianificazione regionale dei rifiuti fatta male e mai davvero realizzata.

C’è, infine, un tema che lega tutto il resto: l’economia circolare. In un Paese come l’Italia, privo di materie prime proprie, i materiali contenuti nei nostri rifiuti sono una risorsa strategica, le stesse materie per cui, in altre parti del mondo, si combattono guerre. Rimetterle in circolo attraverso una differenziazione seria e un riciclo effettivo non è solo una scelta ambientale: è una scelta di sicurezza e autonomia economica.

Il quadro è chiaro: un biodigestore fermo per ritardi e responsabilità che vanno accertate, un termovalorizzatore inutile prima ancora che dannoso e un modello, quello di Contarina, che dimostra da vent’anni come si gestiscono i rifiuti in maniera virtuosa, riducendo, differenziando e riciclando. Non manca un modello, manca la volontà politica“.

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