30 Luglio 2026 16:46

Imperia: Bracco denunciato dal sindaco Scajola, Montanaro difende la scelta e attacca la Modaffari. “Tre anni di accuse, tutelarsi è legittimo”

Dopo la nota della capogruppo PD Loredana Modaffari sulla denuncia sporta dal sindaco Claudio Scajola nei confronti del consigliere Ivan Bracco, arriva la replica del consigliere comunale di maggioranza Giovanni Montanaro, che interviene con una nota a nome della maggioranza consiliare.

La vicenda, lo ricordiamo, nasce dopo che Scajola, nel pomeriggio di ieri, aveva annunciato in Consiglio Comunale di aver denunciato per diffamazione aggravata un consigliere di minoranza, poi identificato in Ivan Bracco.

Apprendo con stupore le dichiarazioni della consigliera Loredana Modaffari. Più che il merito della vicenda, colpisce il tentativo di costruire un racconto che descrive un Sindaco incapace di confrontarsi e chiuso al dialogo. Un’immagine che, francamente, non appartiene alla realtà dei fatti.

I toni utilizzati confermano l’indisponibilità a riportare il dibattito sui binari del confronto democratico, scegliendo ancora una volta la via della delegittimazione caratteriale e dell’attacco alla persona.

L’uso di espressioni come “atteggiamento maniacale”, i ripetuti accostamenti del Sindaco Scajola alla figura di “un sovrano in declino”, o la similitudine con l’imperatore Tiberio, spostano l’asse del merito delle delibere a una mera congettura psicologica e morale, confermando che l’obiettivo è quello esclusivo di denigrare e dipingere l’avversario politico come un autocrate isolato.

Come se l’investitura popolare non contasse nulla, come se il risultato storico decretato dalle urne fosse subordinato rispetto alle valutazioni, mi si conceda, “fuori dal mondo” di alcuni consiglieri.

Liquidare la reazione del Sindaco come un atto di debolezza politica e umana, come fatto dal consigliere Bracco, dimostra ancora il totale ribaltamento della realtà.

Stupisce sentir dichiarare da Bracco, che ha inondato di esposti, denunce e trasmissioni di atti a tutti i possibili enti, che “il Sindaco ha spostato il dibattito politico sul piano giudiziario”.

In questi anni il Sindaco Claudio Scajola non ha mai cercato altri palcoscenici se non l’aula del Consiglio Comunale per fare politica. È lì che ha sempre affrontato il confronto con la minoranza, anche quando i toni si sono fatti accesi e le discussioni particolarmente dure. Non si è mai sottratto al dibattito, ha sempre risposto alle interrogazioni, alle critiche e alle osservazioni, nel rispetto del ruolo istituzionale che ricopre.

La difesa d’ufficio del consigliere Ivan Bracco, poi, lascia aperta una riflessione. In questi tre anni i cittadini hanno assistito a una triade di oppositori, peraltro di schieramenti diversi, che, più che costruire un’alternativa amministrativa, hanno scelto di esercitare prevalentemente un ruolo di controllo attraverso una mole impressionante di accessi agli atti, segnalazioni ed esposti indirizzati ai più diversi organismi istituzionali. Strumenti assolutamente legittimi, ma che, se diventano l’unico tratto distintivo dell’azione politica, finiscono per sostituire ciò che dovrebbe essere il compito principale di un consigliere comunale: avanzare idee, proposte e soluzioni per la città.

Gli imperiesi faticano infatti a ricordare una proposta politica significativa avanzata dal consigliere Bracco come alternativa concreta all’azione dell’Amministrazione. Ricordano invece un’opposizione caratterizzata soprattutto da continue contestazioni, insinuazioni e dalla costante attribuzione all’Amministrazione e al Sindaco delle accuse più gravi, in un clima che, a giudizio di molti, ha ormai assunto contorni ben più personali che politici.

Proprio per questo motivo il Sindaco Claudio Scajola si è visto costretto, dopo tre anni di continui attacchi, a tutelare la propria persona, la propria reputazione e l’istituzione che rappresenta ricorrendo agli strumenti previsti dall’ordinamento. Non è un gesto contro il confronto politico, che ha sempre accettato e praticato nelle sedi istituzionali, ma la legittima scelta di chiedere che sia l’autorità giudiziaria a valutare se, in questa lunga sequenza di accuse, sia stato oltrepassato il confine che separa il diritto di critica dalla lesione della reputazione. Chi ricopre incarichi pubblici deve certamente accettare anche critiche severe, ma non è tenuto a rinunciare alla tutela dei propri diritti quando ritiene che quel limite sia stato oltrepassato.

Alla consigliera Modaffari, che tutti riconoscono come una professionista stimata e un avvocato preparato, mi permetto infine una considerazione con un sorriso. Proprio perché conosce il diritto e il valore delle prove, forse dovrebbe suggerire al suo compagno di viaggio che la politica si vince con le idee e con le proposte, non trasformando ogni seduta del Consiglio Comunale in un’aula d’accusa. E, da avvocato, sa anche che, prima di intraprendere una causa, è sempre opportuno valutarne attentamente le probabilità di successo. Forse, questa volta, il consiglio più utile potrebbe essere proprio quello di evitare di insistere nel patrocinare una battaglia personale che appare sempre più isolata e sempre meno convincente, ma soprattutto di concentrarsi sulla tenuta del gruppo consiliare del PD, che in più occasioni si è spaccato in Consiglio, come si evince dalle votazioni difformi delle pratiche”.

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