«A distanza di qualche giorno dall’ultimo Consiglio comunale si impone di fare chiarezza sulla profonda differenza intercorrente tra l’essere “uomo delle Istituzioni” e “uomo dello Stato”». A parlare è il consigliere di minoranza Ivan Bracco (PD), che torna su uno dei più caldi tra quelli emersi nel corso dell’ultima seduta consiliare: la denuncia a suo carico, per diffamazione aggravata, presentata dal sindaco Claudio Scajola.
«Il primo onora, quando si è fortunati, l’attività formale derivante dal proprio ruolo di rappresentanza pubblica – prosegue Bracco -. Il secondo personifica i profondi valori collettivi, anteponendo l’interesse pubblico alla propria convenienza.
Sbaglia, pertanto, chi riduce la denuncia da me ricevuta ad una questione personale. L’accusante non detesta me ma un modello valoriale che ha dimostrato, nei fatti e nel tempo, di voler calpestare.
La Democrazia è fragile, va difesa, migliorata e rispettata anche nei suoi limiti.
Come dimenticare, a titolo esemplificativo, Totò Cuffaro dare pubbliche lezioni di moralità al cospetto di Giovanni Falcone.
Il ruolo della minoranza, deriso da chi non ne capisce l’importanza, vale una denuncia e mostra la debolezza dell’uomo solo al comando.
Uomo che ha sempre restituito alla città, anche a chi lo circonda, molto meno di quanto abbia ricevuto.
“Mai avrei immaginato nella mia vita di essere costretto con amarezza dopo tre anni di allusioni, insinuazioni, delazioni e illazioni a denunciare un consigliere di questo consesso” ha dichiarato il ministro ai tempi del G8.
Peccato che stesso trattamento avesse riservato, nei primi anni 2000, ad altri oppositori politici ed il tutto si risolse in un nulla di fatto.
Ricordare le intimidazioni di allora, oggi obliterate nella sua narrazione, rappresenta il modo migliore per smentire una politica radicata nella menzogna.
Ci siamo! Chi ostenta onnipotenza, vorrebbe dare ai Suoi fedelissimi una dimostrazione di forza lontanissima dalla realtà. Collaboratori ai quali consegna, peraltro, sfacciate dimostrazioni di sfiducia a seconda della convenienza personale.
Vedremo alle prossime elezioni se gli imperiesi vorranno affidare la città ad una democrazia compiuta o mantenere questa gestione personalistica che l’ha soffocata e resa serva.
Nel frattempo con qualcuno, per sua scelta, ci vedremo in tribunale.
Del resto non sarà la prima volta».






