È al centro della denuncia del Comitato Torrente San Francesco per la tutela della fauna selvatica e di El Raio Verde Galgo Rescue quanto sarebbe accaduto nella notte tra il 6 e il 7 settembre in una zona residenziale di Lingueglietta, nel territorio di Cipressa. Al centro della vicenda, secondo la ricostruzione fornita dal comitato, la cattura di un gruppo di cinghiali e il successivo abbattimento di cinque cuccioli.
Il comitato chiede alle istituzioni di rendere pubblici gli atti e verificare protocolli e responsabilità
Il comitato riferisce che una gabbia di cattura per cinghiali, posizionata dalla Vigilanza Regionale lungo la strada provinciale, «a pochi passi dalle abitazioni», avrebbe trattenuto durante la notte un nucleo di animali. Secondo quanto riportato nel comunicato, i residenti avrebbero udito per ore i rumori provocati dagli animali all’interno della struttura e avrebbero effettuato alcune chiamate alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco, «protrattesi fino alle 2:00 di notte».
La situazione, sempre secondo il comitato, sarebbe proseguita fino alle prime ore del mattino. «Intorno alle 6:45 – si legge nella nota – almeno cinque colpi di arma da fuoco hanno squarciato la quiete a ridosso delle case». Il comitato sostiene che un cacciatore selecontrollore, intervenuto su presunta richiesta della Vigilanza Regionale, avrebbe abbattuto cinque cuccioli lattanti presenti nella gabbia, mentre la femmina adulta sarebbe stata lasciata in vita.
Una ricostruzione che il comitato contesta duramente, definendo l’intervento «una pratica criminale che aumenta esponenzialmente il numero dei cinghiali» e sostenendo che l’abbattimento dei piccoli, lasciando in vita la madre, non sarebbe efficace dal punto di vista del contenimento della specie. Si tratta, tuttavia, di valutazioni e contestazioni espresse dagli autori del comunicato, che chiedono alle autorità competenti di verificare l’effettiva efficacia delle modalità adottate.
I dubbi sulla destinazione delle carcasse
Una parte significativa della denuncia riguarda inoltre la gestione delle carcasse. Il comitato riferisce che i cinque animali sarebbero stati «caricati su un’automobile privata» e che sul selciato sarebbero rimaste tracce di sangue. Anche su questo punto vengono chiesti chiarimenti alle istituzioni, in particolare sulle procedure sanitarie e di biosicurezza adottate.
Nel comunicato viene sollevato anche un sospetto di natura commerciale, che il comitato stesso presenta come un interrogativo e non come un fatto accertato: «C’è un interesse commerciale dietro questi abbattimenti?», si legge nella nota. Gli autori chiedono quindi di conoscere «dove sono state portate» le carcasse, «chi ne ha avuto la disponibilità» e «quale sia stata la loro destinazione».
Il comitato chiede inoltre di verificare «quali procedure siano state applicate», chi abbia effettuato eventuali campionamenti sanitari, come siano state movimentate le carcasse e quali misure di biosicurezza siano state adottate. L’obiettivo dichiarato è ottenere «verità, documenti, trasparenza e responsabilità».
Sicurezza e modalità dell’intervento
Un ulteriore elemento contestato riguarda la collocazione della gabbia e l’utilizzo di armi da fuoco nelle vicinanze delle abitazioni. «La gabbia sarebbe stata collocata a pochi passi dalle abitazioni», afferma il comitato, che domanda quali misure di sicurezza fossero state predisposte, chi avesse valutato i rischi e chi avesse autorizzato l’utilizzo dell’arma.
La nota si inserisce più in generale in una critica alle modalità di gestione della fauna selvatica. Il comitato sostiene che «gli abbattimenti vengono avallati dalle istituzioni» e parla di «complicità istituzionale», contestando la possibilità che ordinanze e protocolli possano essere utilizzati per sottrarre le amministrazioni alle proprie responsabilità.
Il Comitato Torrente San Francesco e El Raio Verde Galgo Rescue chiedono quindi alle istituzioni competenti di rendere pubblici gli atti relativi all’operazione e, in particolare, di chiarire chi abbia autorizzato la cattura, quale protocollo sia stato seguito, chi abbia richiesto l’intervento del selecontrollore, chi abbia autorizzato gli spari e quale sia stata la destinazione delle carcasse.
«Chiediamo che vengano accertati tutti i fatti – conclude il comunicato – che vengano verificati tutti i protocolli e che vengano individuate eventuali responsabilità». Il comitato chiede infine che, qualora le modalità adottate risultassero «sbagliate, inefficaci o incompatibili con i principi di etica e tutela della vita», ordinanze e protocolli vengano rivisti.
[Immagini dal profilo Facebook del Comitato]






