“La grave scritta comparsa sulla facciata del Liceo Artistico “Amoretti” di Imperia («Tranquille ragazze stupro solo le troie») non può essere derubricata a mero atto vandalico o a una goliardata giovanile. Si tratta di un’aperta manifestazione di violenza verbale, impregnata di cultura dello stupro e intrisa di una pericolosa misoginia che divide le donne tra “meritevoli di rispetto” e “punibili”, legittimando la preda e l’abuso – Così in una nota la Consigliera di parità Laura Amoretti.
“L’episodio è doppiamente allarmante – prosegue la consigliera Amoretti – perché colpisce un luogo di formazione ed educazione. Risulta quanto mai urgente un cambio di passo culturale all’interno del sistema scolastico. Non sono più sufficienti interventi episodici: occorre strutturare percorsi continui di educazione affettiva, alle relazioni e al rispetto della corporeità altrui, come raccomandato anche dalle più recenti direttive e linee guida europee sull’uguaglianza di genere.
Le nostre nuove generazioni devono apprendere fin dai banchi di scuola il valore fondamentale dell’autodeterminazione e della dignità della persona. A questo proposito, la riflessione sul consenso deve diventare un pilastro pedagogico e normativo imprescrittibile. Come evidenziato nell’analisi giuridica sul Disegno di Legge A.S. n. 1715/25, la tutela della persona non può basarsi sulla necessità di dimostrare un dissenso o una resistenza fisica, bensì sulla presenza di un consenso libero, consapevole e attuale.
Far gravare sulla vittima l’onere di aver manifestato espressamente il proprio “NO” o di aver opposto resistenza fisicamente rischia di alimentare pregiudizi patriarcali e vittimizzazione secondaria. Il principio cardine sancito dalla Convenzione di Istanbul (art. 36) e dalla giurisprudenza di legittimità è chiaro: il dissenso è sempre presunto e qualsiasi atto sessuale compiuto senza un consenso volontario e inequivocabile costituisce violenza. Far passare l’idea che la disponibilità del corpo femminile sia la norma, salvo esplicita opposizione, è la stessa matrice culturale malata che genera le scritte sui muri delle nostre scuole.
L’Ufficio della Consigliera di Parità esprime piena vicinanza alle studentesse e agli studenti del Liceo Amoretti e alla comunità scolastica, offrendo la massima disponibilità a collaborare con le istituzioni locali, la dirigenza e gli organi collegiali per promuovere laboratori specifici sul rispetto reciproco, la prevenzione della violenza di genere e la cultura del consenso.
La risposta della società civile e delle istituzioni deve essere ferma: la scuola deve rimanere un presidio di libertà, sicurezza e parità per tutte e per tutti”.






