2 Settembre 2026 11:39

Imperia: “Presidio Amico”, la minoranza incontra il Prefetto. “Figura ibrida, serve un inquadramento corretto” /Video

Si è svolto questa mattina l’incontro tra i consiglieri di minoranza del PD Loredana Modaffari, Ivan Bracco e Daniela Bozzano, insieme al collega del gruppo AVS Lucio Sardi, e il Prefetto di Imperia Antonio Giaccari, sul caso del “Presidio Amico”.

Dall’incontro di questa mattina è emersa una sostanziale convergenza: il Prefetto avrebbe confermato di aver approfondito la questione, consultando il Ministero e i regolamenti adottati in altri Comuni italiani, e riconosciuto che la figura individuata da Palazzo Civico è ibrida e da rivedere. Il Prefetto non può dichiarare l’illegittimità del regolamento, ma potrebbe inviare una segnalazione al Comune.

Al termine del colloquio ha spiegato la capogruppo Loredana Modaffari: “Siamo soddisfatti e grati al prefetto, si è dimostrato di grande disponibilità, abbiamo trascorso un’ora piacevole in cui, in realtà, abbiamo parlato di tanti argomenti. Chiaramente ci siamo concentrati su quello che era il motivo della riunione che abbiamo richiesto, che è questo presidio amico e devo dire che ci siamo confrontati proprio sulle carte, sulle norme.

Lui ha approfondito decisamente l’argomento, ci ha riferito di aver chiesto dei pareri al Ministero, di aver acquisito i vari regolamenti che ci sono in tutta Italia. Abbiamo trovato sicuramente convergenza sul fatto che tutti siamo d’accordo su una formazione di questo genere che possa quindi fornire un supporto, comunque, di un senso di maggior sicurezza alla popolazione, ma sul fatto che si debba trovare un inquadramento corretto.

La figura che è stata individuata in questo momento dal nostro Comune, purtroppo, è una figura ibrida che non rientra né nell’una categoria né nell’altra, per cui sicuramente questo regolamento andrà rivisto.

Chiaramente il prefetto, nell’ambito delle sue competenze, perché chiaramente non è che possa dichiarare lui l’illegittimità di un regolamento di questo genere, né è sua intenzione, perché nella sostanza lui ci ha ripetuto che lo trova assolutamente condivisibile, farà probabilmente una segnalazione al Comune su quelle che sono le criticità che sono state evidenziate.

In particolare, addirittura ci ha riferito di essersi anche confrontato con le altre forze di polizia per comprendere anche quello che possa essere un inquadramento corretto, perché, come voi sapete, è stata prevista una retribuzione per questa figura, non una spesa per l’associazione, ma una retribuzione e questo comporta tutta una serie di problematiche di tipo comunque fiscale e quant’altro, quindi sarebbe veramente una figura non correttamente individuata. Per noi va bene, il prefetto si è trovato d’accordo, ridurre però all’interno della cornice normativa questa figura.

Riteniamo che il [prefetto] si confronterà sicuramente con il Comune e auspichiamo che il Comune assuma un’attività in autotutela e quindi eventualmente ritenga di annullare o quantomeno di modificare quella che è la struttura che ha dato in questo momento, che non è assolutamente condivisibile”.

Sulla stessa linea il consigliere di AVS Lucio Sardi:Diciamo che il principio è che non siamo contrari a forme di volontariato, di sostegno anche della sicurezza, ma vanno fatte, diciamo, senza strumenti inappropriati, come quelli che ha adottato il Comune, che hanno delle problematicità evidenti: definire volontari che poi ricevono un compenso a tutti gli effetti, con quei problemi che comporta, e non inquadrarlo correttamente nella normativa che riguarda questo tipo di attività è un problema che noi abbiamo sollevato e su cui il prefetto ha dato dei riscontri, nel senso che ci ha spiegato che sta facendo gli adeguati approfondimenti e delle interlocuzioni con il Ministero.

Questo per noi è ovviamente importante, vedremo se alla fine l’amministrazione vorrà cogliere queste problematicità in senso positivo e interverrà per modificarle, perché diversamente quello che è stato portato in Consiglio Comunale ha problemi grossi, non solo per la distanza tra quello che è stato comunicato e quello che poi sarà il tipo di servizio, ma anche per i rischi che ci sono per l’amministrazione in termini anche reali e in termini di responsabilità per le persone che vengono coinvolte, che è un altro degli aspetti che a noi interessa, perché non vogliamo creare una condizione per cui ci sia poca chiarezza sui ruoli e anche sulle condizioni in cui queste persone vengono chiamate a svolgere questo ruolo.

Abbiamo fatto un’attività collaborativa con le istituzioni, non di ostruzionistica o contraria in assoluto, perché l’interesse a fare interventi di sicurezza per noi c’è. Poi bisognerebbe lavorare su tanti altri campi, perché la sicurezza in questa città, in particolare, dovrebbe combattere anche intervenendo sulle aree di degrado e sui problemi che si creano, quali sono le origini di questo degrado.

Povertà diffusa, le persone senza tetto, diciamo che ci sono, che quindi creano insicurezza nei cittadini, perché evidentemente vivono in condizioni difficili, non sono soggetti che si possano cancellare. Questo è un po’ l’approccio diverso da quello che abbiamo noi.

Qui bisognerebbe intervenire e investire risorse, non in finti rimborsi spese che sono invece retribuzioni, ma in azioni sociali per risolvere questo tipo di problemi. Allora così si interviene anche sull’aspetto della sicurezza e del degrado cittadino“.

I consiglieri di minoranza, lo ricordiamo, avevano già ottenuto un parere del Difensore Civico regionale, secondo cui il regolamento comunale non prevede alcuna intesa con il Prefetto, requisito necessario secondo la legge. Contestato anche il compenso di 400 euro al mese ai volontari, ritenuto incompatibile con la natura gratuita del servizio. Da qui la richiesta di un confronto diretto con la Prefettura.

Sul fronte opposto, il sindaco Scajola non sembra preoccupato: nei giorni scorsi, incalzato dai giornalisti sulla vicenda, aveva liquidato le polemiche come un “gioco” di chi vuole “amplificare delle sciocchezze”.

A cura di Alessandro Moschi

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