Dopo il consiglio comunale, il consigliere Lucio Sardi (AVS) torna sulla discussione legata al voto sul porto turistico.
Dopo il consiglio Lucio Sardi torna ad attaccare il progetto: “Si rischia di svendere l’interesse pubblico”
«Nell’ambito del dibattito sulla seconda delibera di indirizzo alla società Marina di Imperia – con cui l’amministrazione Scajola ha autorizzato la sua partecipata ad avviare le procedure di gara per assegnare in subconcessione a un unico soggetto tutto il bacino portuale turistico, ad eccezione dei soli ormeggi della nautica sociale e della banchina Anselmi – il sindaco, col suo consueto stile elegante, ha affermato che “chi non si adegua ai cambiamenti è un cretino”.
Una affermazione, ovviamente rivolta contro le opposizioni consiliari che osano criticare quella procedura e quel progetto di completamento del porto, quanto mai inopportuna non soltanto per una questione di stile – Scajola ormai è un insultatore seriale durante le sedute di consiglio – ma perché si adatta molto bene proprio alla sua insensata indisponibilità a prendere atto di quanto emerso dalle tre diverse consultazioni di mercato attivate da Marina di Imperia Srl per raccogliere le proposte di partecipazione dei privati al progetto.
La prima consultazione aveva clamorosamente smentito tutte le previsioni del Piano Economico Finanziario sulla cui base era stato sostenuto il progetto di completamento del porto e basato il rilascio della concessione demaniale per 65 anni. Un progetto che prevede una grande quantità di opere a terra – la gran parte immobili residenziali, in parte destinate a corpi dello Stato e un albergo a 5 stelle – per il quale il PEF allegato prevedeva di poter coprire gli oneri di costruzione cedendo anticipatamente per 65 anni i diritti di utilizzo di gran parte dei posti barca più remunerativi senza neanche dover ricorrere a un euro di prestito bancario.
Una volta verificato, con la prima procedura di analisi di mercato, che quelle previsioni erano fasulle e incredibili e si poneva, quindi, il problema di trovare la copertura finanziaria per un’operazione così imponente chiedendo aiuto a qualche soggetto privato, è iniziata la rincorsa a trovarne qualcuno disposto a farsene carico, dato che le casse della partecipata comunale sono desolatamente vuote.
Si è quindi arrivati alla prima proposta predisposta da Marina di Imperia per l’assegnazione ai privati in subconcessione delle aree portuali in 5 distinti lotti, sulla quale il Consiglio Comunale è stato chiamato a votare una delibera di indirizzo a dicembre 2025, che prevedeva, per il lotto più consistente, la realizzazione di tutte le opere a terra da parte del soggetto assegnatario, concedendogli in cambio solo una parte dei posti barca più redditizi. Una proposta in base alla quale restavano quindi nella disponibilità della partecipata Marina di Imperia un discreto numero di posti barca per riuscire a far fronte all’impegno, previsto nel contratto di gestione, di versare al Comune una cifra annua di 2 milioni di euro, impegno già non rispettato per il 2025 e 2026 e per il quale si è dovuto votare in Consiglio un rinvio, spalmando gli arretrati in circa 60 anni.
Quella delibera del dicembre 2025 era stata portata in Consiglio senza accompagnarla con un Piano Economico Finanziario che ne attestasse la fattibilità economica e finanziaria, ma con l’impegno della partecipata a predisporlo successivamente, impegno totalmente disatteso.
L’esito della procedura di gara per definire lo schema di accordo di partenariato con soggetti privati per il completamento del porto nello schema a 5 lotti è stato evidentemente fallimentare, dato che nessuno dei privati che ha partecipato a quella procedura era disposto a sposarlo, e Marina di Imperia ha deciso di annullare la gara con la scusa che una delle clausole previste nel bando era nel frattempo stata cassata dalla Corte di Giustizia Europea.
Di fronte a tale secondo “buco nell’acqua” – da cui risultava evidente che le difficoltà a trovare uno schema realizzativo sostenibile e accettabile da un partner privato derivavano dalla dimensione e natura delle opere a terra previste – come direbbe il sindaco, solo un cretino non avrebbe capito che i cambiamenti del mercato della nautica e dell’edilizia imponevano la necessità di rivedere il progetto, riducendone le opere a terra che nulla hanno a che vedere con la funzionalità di un porto turistico. Una presa d’atto che sarebbe stata necessaria per non rincorrere un progetto molto rischioso e dalle grandi incognite e per non essere costretti a svendere l’interesse pubblico (sotto forma di posti barca persi dalla partecipata) alle richieste dei privati.
Si trattava evidentemente di un atto di responsabilità incompatibile con la narrazione da salvatore della patria che il sindaco si è cucito addosso sulla vicenda del completamento del porto turistico e sulla quale ha l’urgenza politica di dichiarare di aver trovato una soluzione a 8 anni abbondanti dal suo insediamento e da oltre un anno dal rilascio della concessione sessantacinquennale a Marina di Imperia.
La fretta e la testarda determinazione a non ammettere che le cose sono decisamente cambiate hanno così portato il sindaco ad accettare tutte le condizioni molto pesanti per l’interesse pubblico imposte da uno dei due soggetti privati che ha presentato qualche proposta concreta nell’ultima manifestazione di interesse attivata ad aprile 2026 da Marina di Imperia.
Una proposta – come evidenziato anche nella delibera del Consiglio – che non contiene però alcun supporto a giustificarne le ragioni, in quanto non sostenuta da un Piano Economico Finanziario che dovrebbe attestarne la fattibilità e i presupposti, e porta con sé, come primo effetto, un avviso di sfratto per quelle imprese della cantieristica attualmente presenti nel porto e che operano da anni portando lavoro in città.
Seguendo lo stile poco urbano del sindaco, ci viene da dire che solo uno stolto o un ipocrita non riuscirebbe ad ammettere che – tra uno schema realizzativo in cui si è costretti a concedere a un privato solo una parte dei posti barca più redditizi per realizzare le opere a terra con una certa destinazione d’uso e quello in cui glieli si cede tutti, concedendo anche varianti peggiorative alle destinazioni delle opere a terra e mettendo anche a rischio la maggior parte degli attuali posti di lavoro del porto esistenti nell’area cantieristica – non vi sia un pesante passo indietro.
Siamo di fronte a uno scenario non ineluttabile ma frutto proprio dell’incapacità di prendere atto della differenza delle condizioni economiche e di mercato che rendono anacronistico un progetto pensato oltre venti anni fa e sostanzialmente mantenuto invariato. Un progetto incapace di dare una spinta all’economia della città e sul quale in Consiglio abbiamo voluto esperire un estremo tentativo per ridurne le criticità più gravi con i nostri emendamenti, ovviamente respinti.
Dopo tante critiche chiudiamo assecondando il metodo di ragionamento di Scajola e, sulla base del percorso che ha portato allo schema di realizzazione delle opere di completamento del porto votate dalla maggioranza nell’ultimo Consiglio, possiamo dire che, se probabilmente non diventerà il più bello, di sicuro sarà il porto più cretino del Mediterraneo».






