Prima la difesa a spada tratta del gestore, poi la diffida. Sul caso Rivieracqua interviene il consigliere comunale di minoranza di Imperia, Luciano Zarbano, che punta il dito contro quello che definisce un cambio di rotta del presidente della Provincia, Claudio Scajola.
Lo scorso 8 agosto, in piena crisi idrica, Scajola aveva difeso il lavoro svolto parlando di un territorio che “ha finalmente smesso di rimandare i problemi e ha iniziato a risolverli“ e di “una svolta gestionale mai vista prima”. Pochi giorni fa, però, la Provincia ha diffidato la società dopo le analisi di Arpal sugli scarichi dei depuratori di Imperia e Ventimiglia. A Imperia, in particolare, il parametro BOD5 ha superato di oltre il 100% il limite di legge. Rivieracqua ha ora 30 giorni per sistemare le anomalie.
Per Zarbano il contrasto tra i due momenti è evidente. Di seguito la sua nota
“È finita la luna di miele tra il Presidente della Provincia e Rivieracqua? La domanda nasce dalla differenza tra la comunicazione politica apparsa sulla stampa nelle scorse settimane e gli ultimi provvedimenti della Provincia di Imperia.
Il Presidente della Provincia non è stato un semplice osservatore della vicenda. Da Commissario ad Acta dell’ATO idrico ha seguito il complesso riassetto di Rivieracqua, sostenendo la necessità di salvare e rafforzare il gestore unico. Ancora nel mese di agosto ne rivendicava pubblicamente investimenti e risultati. Infatti, in un video distribuito “urbi et orbi” e intitolato “Fatti, non parole”, ricordava gli oltre 40 milioni di euro investiti negli acquedotti, i 18 milioni destinati a fognature e depurazione e più di mille chilometri di rete digitalizzati. E pochi giorni dopo, sulla stampa, celebrava “un risultato straordinario” della gestione idrica imperiese, sottolineando come il territorio avesse retto alla siccità che stava colpendo diverse aree europee.
Un racconto teatralmente positivo, contestato da alcuni cittadini alle prese con interruzioni del servizio e acqua torbida.
Oggi il quadro appare decisamente meno idilliaco. Dopo le analisi effettuate da ARPAL, la Provincia ha formalmente diffidato Rivieracqua per le irregolarità riscontrate negli scarichi del depuratore di Imperia.
Nel capoluogo sarebbero stati superati i limiti relativi, tra gli altri, alla domanda biologica e chimica di ossigeno, solidi sospesi, azoto ammoniacale e tensioattivi. Al gestore è stato ordinato di intervenire, ripetere le analisi e trasmettere entro trenta giorni una relazione tecnica sulle cause e sulle misure adottate.
C’è poi un elemento temporale significativo: il campionamento al depuratore di Imperia risale al 28 luglio, mentre i messaggi celebrativi del Presidente della Provincia sono stati pubblicati in agosto. Questo non dimostra che conoscesse già i risultati delle analisi, ma rende politicamente ancora più evidente il contrasto tra la narrazione trionfale e la situazione certificata dagli organismi di controllo.
Va anche precisato che garantire la continuità dell’acqua e rispettare i limiti negli impianti di depurazione sono due questioni tecnicamente differenti. Gli investimenti effettuati, inoltre, non escludono che singoli impianti possano presentare malfunzionamenti o irregolarità.
La contraddizione resta però sul piano politico e comunicativo. Dopo aver guidato il riassetto del gestore e averne difeso pubblicamente l’operato, ora da Presidente della Provincia deve contestare formalmente a Rivieracqua carenze tutt’altro che marginali.
Sembra quindi arrivata la fine della luna di miele: il sostegno politico al progetto del gestore unico rimane, ma la Provincia non può più limitarsi a celebrarne investimenti e risultati. Adesso deve vigilare, chiedere spiegazioni e diffidare la stessa società che fino a poche settimane fa veniva indicata come esempio di buona gestione”.






