8 Maggio 2026 04:25

Imperia: 1 maggio la festa dei lavoratori, le considerazioni della consigliera Rita Elena. “Grazie a tutti coloro che ogni giorno vigilano sui diritti dei lavoratori”

Rita Elena consigliera comunale Presidente della Commissione pari Opportunità del Comune di Imperia interviene in merito al primo maggio, la festa dei lavoratori.

A chi ancora si chiede perché il Primo maggio sia la Festa dei Lavoratori rispondo con una data e un anno. 1 maggio 1866. Quel giorno a Chicago fu indetto una sciopero generale in tutti gli Stati Uniti d’America per chiedere la giornata lavorativa di 8 ore. La protesta durò tre giorni e si concluse il 4 maggio col massacro di Haymarket dove persero la vita tra manifestanti ed agenti 11 persone. Alla fine la forza della protesta vinse, e fu legge l’orario di lavoro a 8 ore. Una conquista importantissima per tutti coloro che fino a quel momento erano stati sfruttati. Lavoratori senza diritti. Fino a 16 ore di lavoro al giorno, in pessime condizioni che spesso morivano sul luogo di lavoro.

Nel 1889 al Congresso di Parigi dei partiti socialisti e laburisti europei, in ricordo del massacro di Haymarket, il Primo maggio fu dichiarato ufficialmente Festa Internazionale dei Lavoratori e adottato da molti paesi del mondo. In Italia la festa internazionale arrivò due anni dopo la conferenza di Parigi. Soppressa durante il fascismo in favore della Festa del Lavoro Italiano, riprese forza e partecipazione il Primo maggio 1945, tre giorni dopo la morte per fucilazione di Mussolini, e nel 1946 divenne Festa Nazionale.

Ogni Primo maggio l’Italia è attraversata da manifestazioni e celebrazioni importanti che ci ricordano il valore del “diritto al lavoro” e come ogni anno, sempre più spesso, ci troviamo a discutere del divario retributivo tra i salari percepiti dagli uomini e dalle donne, le condizioni contrattuali, gli ambiti lavorativi, l’età e il loro titolo di studio. Sto parlando della disparità di genere.

Fortunatamente l’attenzione sulle disparità di genere sta crescendo, e questo grazie anche all’impegno di diverse organizzazioni che hanno iniziato a considerare la necessità di dotarsi di politiche di diversity inclusion & equity, cioè diversità, equità ed inclusione, cercando di promuovere un trattamento equo e piena partecipazione a tutte le persone ancora discriminate e sottorappresentate.

L’ampio divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro riguarda fondamentalmente lo stato occupazionale e l’accesso alle opportunità di carriera. Nonostante le donne italiane siano mediamente più istruite degli uomini incontrano maggiori difficoltà a trovare un impiego a causa di responsabilità famigliari, cura e maternità, dove avere figli incide fortemente sul loro inserimento lavorativo.

Nonostante una graduale emancipazione, nel nostro paese si registra ancora una differenza marcata tra il tasso di occupazione maschile e femminile anche se a ragion del vero, non esiste uno stato membro dell’unione europea che non riporti un divario di questo tipo.

A star dietro agli stereotipi di genere le donne dovrebbero lavorare meno degli uomini o non lavorare affatto. Senza un’indipendenza economica, o una rete sociale dove sviluppare abilità e competenze. Che assurdità!

Le disparità di genere nel mercato del lavoro richiedono politiche di welfare più inclusive.

Tra il 2022 e il 2024 l’Italia ha iniziato a contribuire concretamente al sostegno economico di molte donne con figli introducendo diverse politiche sociali volte a promuovere la parità di genere nel mondo del lavoro come l’assegno unico universale, il bonus mamme e l’esonero contributivo per le madri lavoratrici con almeno tre figli. Un sollievo finanziario, certamente, insufficiente però di fronte alle cause profonde delle disuguaglianze di genere nel lavoro e in famiglia, perché senza un cambiamento culturale che sfidi i tradizionali percorsi sociali il divario non verrà mai colmato.

Le donne hanno un carico extra-lavorativo faraonico e servono politiche di appianamento che eliminino le discriminazioni.

Penso che solo lo sviluppo di politiche di welfare innovative e mirate potrà affrontare queste disuguaglianze e raggiungere progressi significativi. Per fare ciò abbiamo bisogno di riforme strutturali e cambiamenti culturali che portino alle donne uguaglianza di partecipazione al mercato del lavoro e ridistribuzione delle responsabilità all’interno delle famiglie, cause principali di carriere interrotte, part-time involontari, guadagni inferiori e pensioni minori dalla precaria sicurezza finanziaria in età avanzata.

Il Primo maggio non è solo una giornata di festa. Il Primo maggio è ricordo. Abbiamo il dovere di non dimenticare e ringraziare tutte le persone che hanno lottato per ottenere condizioni di lavoro e di vita più umane difendendo il proprio diritto al lavoro.

Il Primo maggio è la Festa dei Lavoratori, di tutti i lavoratori, comprese le lavoratrici. Mamme, zie, sorelle, amiche, in una parola, donne. Tante donne multitasking con la capacità di portare avanti più compiti simultaneamente sempre sorridenti e con la gioia negli occhi.

Grazie a tutti coloro che ogni giorno vigilano sui diritti dei lavoratori. Buon Primo maggio“.

Rita Elena

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