Tra gli ospiti che hanno animato quest’ultima giornata della Fiera del Libro di Imperia c’è anche Enrico Beruschi, comico con oltre 50 anni di carriera nello spettacolo, tra il Derby Club di Milano, il programma “Non Stop“, trasmissione Rai che gli ha dato la popolarità nel 1977 e la definitiva consacrazione come uno dei protagonisti di “Drive In“, trasmissione di culto ideata da Antonio Ricci che ha segnato la storia di Mediaset e della televisione commerciale.
Beruschi, che ha all’attivo anche una partecipazione al Festival di Sanremo del 1979 (quinto posto con il brano “Sarà un fiore“), ha presentato negli spazi dell‘Isola Bianca, allestita di fronte al Mercato Coperto, la sua autobiografia intitolata “Una vita Meravigliao” (ed. Sagoma), un titolo che, dice, fa venire in mente “il caffè, ma il caffè ha preso dal Beruscao Orologiaoaoao“.
Una vita fatta di ironia sottile e di gag la sua, senza mai cadere nella tentazione del turpiloquio, cosa che oggi, sostiene, sarebbe ben più complicato: “io contesto infatti l’esagerazione di parolacce, adesso si pensa soprattutto al Drive In, non abbiamo mai detto una parolaccia. Poi però è difficile molte cose perché c’è quel politicamente corretto, non corretto, io riesco a superarlo in genere buttandola sul ridere e ricordando i tempi 10, 30, 50 anni fa, tutto qui.
Forse il Drive In oggi proprio politically correct non lo sarebbe con le regole di oggi, soprattutto nei confronti del gentil sesso.
“Sì, no, beh, il gentil sesso è vero, esagerano certe volte quelli che stanno lì a guardare, su un po’, ridiamoci su ‘ste cose, no? Ieri sera proprio c’era uno che ha fatto un richiamo di una cosa in milanese su l’alegher, che era una cosa, ma gli ho fatto notare che l’originale era in piena Scapigliatura, che era ‘L’è el dì di Mort, alegher!’. Adesso, ma cosa dici, perché? Ma su, su, un po’ allegri. È pieno di gente che si prende sul serio, guardando la televisione c’è da spaventarsi. Tutti che credono di essere depositari della verità, ma dicono di quelle stupidate, di quelle sciocchezze“.






